martedì 29 dicembre 2015


Ho cominciato a vedere Sense 8
Sono solo alla 4 puntata in 22 ore.
E mando in loop questa scena perché credo sia qualche cosa di meraviglioso...

domenica 27 dicembre 2015

" Ogni tanto Mathilde
sogna un uomo al quale possa chiedere
Puoi amarmi?
Con tutta la fatica di vivere che si porta dietro, la fragilità.
Un uomo che conosca la vertigine, la paura e la gioia. 
Che non abbia paura delle lacrime dietro il suo sorriso
né del suo sorriso fra le lacrime.

Un uomo che sappia."

Delphine De Vigan

Un uomo che sappia...


Chiudere la gatta nel cassetto dei maglioni senza rendersene conto e lasciarla bloccata là per cinque ore buone: fatto!

# Natale Piemontese e due

venerdì 25 dicembre 2015


E, come direbbero in Piemonte, basta là!

#Natale Piemontese
# Prima o poi riuscirò anche ad imparare a godermi chi c'è invece di pensare a chi mi manca 
# intanto mi consolo con il panettone con il gelato


venerdì 18 dicembre 2015


Angel in the snow, David O'Neal

"Allen racconta un mondo che è in grado di tornare in equilibrio, ma con la leggerezza di chi deve rimettere le cose al suo posto"

Federico Gironi, recensione
coming soon

Questa sera sono andata a vedere Irrational Man di Woody Allen. E' un film fortemente Alleniano, molto filosofico, introspettivo, molto parlato. Una black comedy in cui il tema del destino, e degli equilibri tra moralità e sentimenti che spesso condizionano una vita, sono fortemente centrali e indagati  con la solita lucidità e scaltrezza propria del regista. Non è certamente un capolavoro, ma posso affermare che è uno dei migliori film di Allen degli ultimi anni.

Un po' sorrido se penso ai richiami che ha questo film nella mia vita. Labilissimi, beninteso.

Stanotte mi sono svegliata alle 3.45 del mattino per via di un sogno. Un sogno di cui, come sempre, non ricordo quasi nulla, tranne la fine. Che è poi il motivo per il quale mi sono svegliata un po' frastornata da quello che mi vedevo fare e mi son detta "ma quanti anni sono passati?" e, soprattutto, "quanti anni avrà lui adesso?".

Ho avuto una cotta assurda per il mio professore di sociologia dell'università. All'epoca ero poco più che ventenne e lui aveva la stessa età che ho io adesso. Era...E' un uomo brillante, un po' burbero, con una montagna di capelli ricci, non bello ma affascinante, con un accento veneto che all'epoca non riuscivo a far rientrare nella provincialità del posto. Soprattutto, sapeva il fatto suo ed era molto preparato sulla sua materia e nei filoni che inevitabilmente ad essa di collegavano. E' stato un professore che mi ha aperto la mente su molti aspetti della comunicazione e del comunicare, con il quale mi sarebbe molto piaciuto poter instaurare una sorta di amicizia perché credo sarebbe stato un ottimo interlocutore critico su diversi argomenti. Quest'uomo trasudava molta passione per la sua materia, molta capacità di analisi dei fatti e la capacità di mostrare le diverse sfumature di qualsiasi argomento avesse deciso di affrontare a lezione. Senza mai risultare noioso, fuori tema, parziale o autoreferenziale.
E a me piace questa tipologia di uomini dalla cultura sconfinata, che sono in grado di confrontarsi  e condividere la loro conoscenza e il loro punto di vista senza risultare pedantei, peggio ancora, arroganti e supponenti.

E niente, erano anni che non pensavo a questo professore e vedere il film di Allen mi ha fatto pensare che, in qualche modo e fatte le dovute proprozioni del caso, ho avuto anche io un irrational man nella mia vita. Ed è stato interessantissimo.

venerdì 11 dicembre 2015






Massimo Troisi in "Scusate il ritardo" (1983)

Niente, mi sono svegliata questa mattina alle 6.30 per andare a lavoro e la caldaia aveva smesso di funzionare: niente riscaldamento, niente acqua calda, niente gas. Ad un certo punto, avendoci messo mano, non c'era più nemmeno l'acqua fredda. 
Arrivo a lavoro con un'ora e mezza di ritardo, senza aver fatto una doccia e senza aver fatto colazione. 
Ho avuto 4 telefonate solo in mattinata che sono riuscite nell'ordine ad innervosirmi, imbestialirmi, deprimermi. 
La piccola è stata iperattiva per tutto il pomeriggio ed esigeva di essere tenuta in braccio costantemente, pena il pianto disperato.
Ho avuto un ultima telefonata e, per evitare di urlare in pulman, me la sono fatta a piedi per tornare a casa. 8 km. E non sto esagerando.
Ora è sera. Il mio coinquilino ha compiuto il miracolo di riuscire a far ripartire la caldaia, sto per andare a fare una doccia bollente, ma non posso fare a meno di pensare alla parola "chiavica".

E so che non è finita qui.

martedì 8 dicembre 2015


(da Facebook)

"Il bilico, la non soluzione, il fermo immagine, l'incertezza di ogni confine."
Appunto.
Anche se poi ho la sensazione che non sia solo malinconia.

domenica 6 dicembre 2015


" Well it's saturday night / you're all dressed up in blue / I been watching you awhile / maybe you watching me too / so somebody run out / left somebody's heart in a mess / well if you're looking for love / honey I'm tougher than the rest. / Some girls they want a handsome Dan / or some good-lookin' Joe on their arm / some girls like a sweet-talkin' Romeo / well 'round here baby / I learned you get what you can get / so if you're rough enough for love / honey I'm tougher than the rest / The road is dark / and it's a thin thin line / but I want you to know / I'll walk it for you any time / maybe your other boyfriends / couldn't pass the test / well if you're rough and ready for love / honey I'm tougher than the rest / Well it ain't no secret / I've been around a time or two / well I don't know baby / maybe you've been around too / well there's another dance / all you gotta do is say yes / and if you're rough and ready for love / honey I'm toughe than the rest / if you're rough enough for love / baby I'm tougher than the rest".

Bruce Sprrengesteen, Tunnel of love, 1987 

" Qual è la differenza tra una presa di coscienza e una rassegnazione? Istintivamente definirei la mia presa di coscienza di oggi come una maturità, che esprime però la mia convinzione di una crescita secondo i miei propri criteri rispetto all'obbiettivo finale di ciò che desidero diventare, il che mi è poco chiaro attualmente. Ebbene oggi ho rinunciato all'essere istintiva e fare ciò che sento senza badare ai giudizi altrui ma soprattutto ai miei, come i libri che amo mi hanno insegnato; oggi, questa notte, ho resistito e mi sono abbandonata a ciò che la mia ragione, la quale rappresenta il mio istinto, che difficilmente mi inganna, mi dicevano; mi sono addormentata con un telefono in mano, tastiera illuminata, pronta a digitare tutti i miei pensieri in un sogno, dove avrei potuto evitare delusioni e decidere io stessa il finale, ed è così che ho chiuso. Sono cresciuta posso dirlo, ma ho lasciato la speranza, ad esempio di ottenere un uomo che non mi desidera ma che nella situazione non rappresenta altro che la sfida di tutto ciò che voglio avere nella vita e che solitamente non ho mai rinunciato a cercare di conquistare. Da oggi sono maturata e rassegnata. L'amore per una persona competitiva e che non si rassegna a perdere è un'attività distruttiva"
un'amica sul socialcoso

E penso inevitabilmente a questo sabato notte. Un sabato notte che ho rimandato e rimandato, finché di scuse non ce ne sono state più. Un sabato notte passato ballando come se non ci fosse un domani, come ai vecchi tempi, quando QUEL posto era all'apice dello splendore ed io continuavo a guardare da lontano perché non sapevo come altro fare...un sabato notte in cui sono stata, effettivamente, tutta vestita di blu e ho cercato di essere abbastanza forte per vedere la realtà delle cose (again), quella che avrei voluto sfuggire, ma tant'è è stata lì sotto i miei occhi per ore. Una volta di più. E ho lasciato la speranza, quella speranza lì che non conto più le volte di cui ho scritto e parlato e pensato e riprovato, in realtà; anche se non lo so bene se sono maturata o mi sono rassegnata.  O tutt'e due le cose. O nessuna delle due. Queste cose le capisco sempre dopo o le capiscono solo gli altri per me. Perché io (pare) non sono abituata a recepire immediatamente, a comportarmi di conseguenza. A non pensarci. "Ad andare oltre" [cit.] Come ho letto non ricordo più dove, ci metto una frazione di secondo a sentire le cose e poi ci metto un secolo a prenderne atto. 
Quantificando, io ci metto più di un secolo. Questo sabato notte ne è la conferma.
Io sono più dura degli altri.

lunedì 30 novembre 2015

" Irene è una persona mite. Non le piace litigare, meno ancora vincere. Trova stupido far valere - come si dice - le proprie ragioni, perché pensa che una buona ragione valga in sé. E' per questo che abbandona subito il campo quando qualcuno la sfida, e poco importa se il suo disinteresse viene scambiato per viltà. Quello che soprattutto non sopporta dello scontro con l'altro, tanto più se sconosciuto, è l'impoverimento che implica. Perché per litigare, è inevitabile, bisogana diventare un po' meschini."

Diego De Silva, Mancarsi

Per la verità, stasera una piccola parte di me vorrebbe  esserlo, un po' meschina. Acutamente meschine, direi.
Solo per riuscire a mettere a tacere, una volta tanto e definitivamente (magari) la boria di alcune persone.
Ma poi so che dopo non starei meglio. Giacché non mi sentirei una persona migliore, ma il contrario. E, soprattutto, avrei sprecato tempo e voce per niente, avendo a che fare con qualcuno che pensa di sapere tutto e passa la sua vita a cercare di educare gli altri.
E' un po' come quel detto " Non discutere mai con un idiota, la gente potrebbe non notare la differenza."

Così, aspetto che passi. Se ci riesco.

domenica 29 novembre 2015

Hone Bard, Gennaio 2015

"Ci sono panchine / tavolini / punti precisi di strade / che collegati in un reticolo
formano il disegno /di un'altra vita / in cui potremmo amarci"

Nazim Hikmet



Questa foto in realtà dovrebbe riportarmi alla mente un momento sereno. 
La guardo,stasera, con addosso le sensazioni degli ultimi mesi,attraverso altri occhi. 
Ci vedo solo dentro tutta la mia solitudine, quella che mi accompagna da sempre e che so non andrà mai via. Perché io sono quella che sono e non posso cambiare per andare bene alle persone che ho intorno... quindi avrò sempre da percorrere strade buie e deserte in compagnia unicamente di me stessa, delle mie aspettative e di qualche fantasma. 




Blade Runner, 1982, dir. R. Scott

Quest'anno il Torino Film Festival era dedicato alla fantascienza. 
Io ho chiuso la mia tornata di film vedendo "Blade Runner :The final cut" sul grande schermo. Finalmente.
All'apparire del sottotitolo iniziale "November,2016" non ho potuto fare a meno di avere i brividi. E brividi ancora più grandi sulle note del tema musicale e sulla scena dell'appartamento, quando Rachael raggiunge Deckard.

Resta il miglior film di sempre.

venerdì 27 novembre 2015

" Oggi è il giorno delle emozioni. Ritorno al Virgilio, la mia scuola, stavolta non per essere interrogato o per fare un compito, torno per prendere servizio come docente a tempo indeterminato. Entro, è tutto cambiato, tutto nuovo, fantascienza per me che ho conosciuto quest'edificio vent'anni fa. Mi fanno accomodare, mi indicano la segreteria, l'hanno spostata, è proprio in quell'aula all'angolo. Seguo le procedure e per la prima volta nella mia vita scrivo sui documenti ' in qualità di docente a tempo indeterminato'. Arriva un professore che conosco, inizia a raccontare barzellette, le segretarie lo richiamano all'ordine devono presentagli il nuovo docente, io con un sorriso rispondo " ci conosciamo già, ho studiato qui." La segretaria è cordiale e allegra: " Ah, ecco professore! Per questo ha fatto quella faccia così emozionata quando entrato?" . "Si, questa era la mia classe, ero seduto proprio lì'". Continuo a compilare i moduli, di solito sono cose che si fanno in una fredda segreteria, a me il destino invece ha donato una grande scenografia, la mia classe del liceo e mentre firmo carte e inserisco codici mi sembra che quel ragazzo che ero mi guardi da dietro al banco trovando finalmente la risposta alla domanda " cosa farò da grande?". La presa di servizio a tempo indeterminato è avvenuta proprio tra quelle mura spesso offese dalle mie vandaliche scritte, quelle mura che oggi sembravano dirmi ' bentornato a casa, ti stavamo aspettando".
un amico e compagno di liceo, su FB

L'infinita bellezza di tutto ciò. 
Questa è una di quelle cose che non pensavo mi avrebbero mai commosso tanto, forse perché non ricordo con piacere gran parte del tempo trascorso a liceo: quel tempo coincide con momenti tristi e duri della mia vita e un'immagine di me stessa che ho cercato in tutti i modi di lasciarmi alle spalle. E non so se ci sono riuscita, per la verità.

Mentre leggevo mi son venuti i brividi a pensare ai giri immensi che fa un destino per compiersi.
Poi sono arrivata al "per me che ho conosciuto quest'edificio vent'anni fa" e ammetto che ho pianto un po'. E' stato inevitabile: con la mente ho attraversato il cortile del mio liceo, varcato la soglia e ripercorso l'edificio da capo a piedi. Le aule, le classi, i bagni, l'atrio dove si svolgevano le assemblee d'istituto, la palestra piccolissima ( prima di diventare un liceo quel posto era stato un asilo). E i ricordi di cinque lunghi difficili e intensi e confusi anni: i volti di ognuno dei professori e le rispettive materie( le prime due ore del lunedì ai tempi del ginnasio erano il mio terrore più grande:matematica e Fisica); i volti degli studenti e di alcuni tipi che erano dei personaggi ancora prima che io arrivassi e che lo sarebbero stati ancora di più durante la mia permanenza in sede; la prima faccia che ho incontrato la prima volta in assoluto che sono entrata li, nel settembre del '93 (l'allora rappresentate d'Istituto, tale Alberto Licci. 3B. Gran bel ragazzo...); i miei compagni di classe, le mie compagne di banco negli anni( sempre l'ultimo banco, in fondo a sinistra, vicino al muro); rivedo me stessa che leggo " Il Maestro e Margherita" nelle mezz'ore libere che ci lasciava il professore o scrivo una qualche canzone o una citazione. Leggevo sempre, scrivevo qualcosa sempre. Le mie smemo erano giganti e pienissime, fittissime di pensieri e racconti e fotografie. Da quanto ne so, erano delle vere e proprie "letture alternative" per alcune compagne. E poi le occupazioni, la cotta infinita per F. e tutto quello che ne è conseguito, le amicizie che sono ancora parte integrante della mia vita di adesso. I giorni dei miei esami di maturità. Mi è tornato in mente praticamente tutto, come se tutta la mia vita mi fosse passata davanti in un lampo.
Uno di noi è tornato lì e ci resterà a tempo indeterminato come professore.
E niente, non è una cosa che mi tocca direttamente, ma allo stesso tempo il modo in cui lo racconta mi ha provocato stasera un turbinio di emozioni e pensieri che mi hanno tolto il respiro. 

Sarà che sono passati vent'anni ed io ancora non lo so cosa farò da grande.
E invidio molto quest'amico che, in un modo totalmente imprevedibile e inaspettato, è "tornato a casa" ed è diventato grande".

giovedì 26 novembre 2015


Nella mia vita c'è, forse, solo un uomo in grado di farmi ridere. Ridere davvero davvero intendo. Mi sono arresa al fatto che non lo eguaglierà mai nessuno, e la cosa un po' mi preoccupa.

Ogni tanto, lo fai anche tu. 

E a volte penso che se avessimo riso di più, più spesso, soprattutto di noi, le cose adesso sarebbero state diverse. Ma va bene anche così.
Va bene che sai chi sono e mi fa bene saperlo.
E stasera rido.



sabato 21 novembre 2015

" C' è un istante preciso in cui le persone smettono di esserci per me. Quando sento che possono farmi del male o me ne hanno fatto. Quando mi accorgo che da un loro gesto dipende la mia tranquillità e, magari, sono stata giorni interi a ragionare su parole che non pensavo di ascoltare. Quando ti fanno credere di volerti bene, ma poi vivono trattandoti come se la tua presenza non facesse alcuna differenza. Ecco, non lo so cosa mi accade ma a poco a poco, queste persone qui...dentro le smarrisco. Non è che le dimentico, né serbo rancore. Semplicemente le smarrisco."
S. Santorelli

Ho una lista di persone smarrite più lunga di quanto vorrei. 

 

venerdì 20 novembre 2015

martedì 17 novembre 2015


"Fear's a dangerous thing / It can turn your heart black you can trust 
It'll take your God filled soul / Fill it with devils and dust"

domenica 8 novembre 2015


# Domenica Live
# Io sto con lei
# A lei di Rossi o della Juve  decisamente non gliene può fregar di meno

sabato 7 novembre 2015





Parco Cavalieri di Vittorio Veneto, Torino


Non so voi, ma io un novembre così bello (meteorologicamente parlando...) non me lo ricordavo da un sacco di tempo...

lunedì 2 novembre 2015


" Se una canzone che stia al posto mio non c'è, eccola qua"


Ieri mi è capitato di parlare con mia sorella del mio lavoro. Mentre le raccontavo il fatto che la piccolina di cui mi occupo in questo periodo non gradisce per niente ciucciotto e biberon, mia sorella ha lanciato lì un commento leggero: "anche noi eravamo così, so che mamma ad un certo punto ci dava il latte con il cucchiaino.". Non l'ho mai saputa questa cosa. Nessuno me l'ha mai raccontata, e nella mia famiglia le occasioni per regalarsi di questi piccoli ricordi sono più uniche che rare. A parte i miei ricordi ( che, per forza di cose, sono pochissimi e annebbiati), non ho testimonianze o racconti su quelli che sono i miei primissimi anni di vita. Ed è un po' triste, perché mi piacerebbe sapere come sono stata da piccolina, ma non c'è nessuno a cui poterlo chiedere. O, meglio, non c'è nessuno a cui abbia voglia di chiederlo, anche perché sono cose che vorrei tanto sentirmi raccontare da mia madre. Sarebbe  naturale che fosse così. Ma.

Questa cosa mi ha comunque portato a fare una costatazione. Ho realizzato che sono una sorta di custode: se non c'è nessuno che può raccontarmi di me stessa, sarò io che un giorno avrò da raccontare un sacco di aneddoti del primo anno di vita di tutti i bambini con cui sono stata. Cose che ho visto solo io o solo io prima di chiunque, genitori in testa. 
Piccoli movimenti, accenni di parole, sorrisi, abitudini, modi di guardarmi che resteranno per sempre stampati nei miei occhi, gesti dei quali queste piccole creature non avranno ricordo. Ma io si. 
E niente, pensavo a quanto sarebbe bello poter essere lì a potergliele raccontare di persona, quando saranno abbastanza grandi da poter capire o poter apprezzare.
Chissà. 

giovedì 29 ottobre 2015


Vincenzo Cinasky Costantino


La tua storia è arrivata prima di te.
Succede sempre così.

domenica 25 ottobre 2015

" Ma lui... .
Ma lui, chi?
Quello che cerca l'approvazione delle donne e poi
quell'approvazione lo tedia?
Quello intrigante e sfuggente che fa apparire noiosi
tutti gli altri maschi?
Quello pentolino sul fuoco, mettimi il coperchio, toglimi il coperchio, 
dai che sto bollendo?
Quello pozza d'acqua per abbeverarsi nel deserto.
Quello che conferma ciò che lei ha sempre creduto di sé stessa?
Quello che finalmente riconosce tutto il valore di lei?
Quello che non fa e non promette, ma non fa e non promette
così bene che lei pensa ugualmente che lui stia facendo e promettendo?
Quello che lui è obbligato ad esistere come uomo giusto,
perché lei vuole così?
Quello che capisce il desiderio di lei, e se lo indossa 
come una bella camiciola?
Quello che ha charme ed è inafferrabile come è inafferrabile
la tartaruga di Achille?
Quello che ha profonde ferite che solo lei, la cerottaia, può curare?
Quello che si lascia trascinare dalla voglia di lei
come un salmone controcorrente?
Quello che capisce che il vero bisogno di lei è 
il bisogno di non essere delusa?
Quello che la fa sentire necessaria come la tanica dentro il portabagagli
casomai finisse la benzina?
Quello che fa i fatti, ma solo unilaterali?
Lui chi?
Lei chi?"
Massimo Cavezzali


E niente, sebbene queste sono immagini (nell'ìnsieme) di stereotipi che mi hanno un po' stancata, devo dire che "Quello pentolino sul fuoco, mettimi il coperchio, toglimi il coperchio, dai che sto bollendo?", mi ha fatto riderissimo. 
Ma soprattutto...LUI CHI??? LEI CHI??

sabato 24 ottobre 2015

Il mio esser buono


" Lo sento perché esplode in faccia / ma in fondo è tutto quel che chiedo / restare fermo immobile e provare a dare un nome / ad ogni mio pensiero. / Il desiderio di un'infanzia / risolto in una tazza calda tra le mani / se solo più paure anche più facile non sciogliermi / e aspettar domani. / Verrà a trovarmi un grande caldo /sarà un bastardo e poi un inutile parlare. / Mi coprirò di lana come di ottime intenzioni / e ti starò ad aspettare. / E l'aria sospira all'erba un se... / C'è ancora odore di mattina / e il sole che fa quel che può per darmi torto. / Non ci sarebbe sguardo a darmi pace / adesso vado / ma aspetta che ritorno. / La porta che si chiude dietro un mondo / Le ore adesso stupido, le sento addosso / cammino e ricammino e poi cammino ancora senza che ci sia un rimborso. / E aspetterò quel gran regalo / e ad un albero un po' spoglio chiederò perdono. / Pisciargli addosso tutto quello che riuscirò a bere / è questo il mio esser buono. / E l'aria sospira all'erba un se.../Se il tempo è solo un bel sostare / dell'abito di un veterano il fiore all'occhio / Continuerò a non chiedermi dov'è questa paura / mentre non ho sonno. / Saluterò le briciole e i divani / le voci attorno i gemiti rubati al cuore / Di tutte le stagioni andate fra sorrisi e luna / sarò io il padrone."


lunedì 19 ottobre 2015

domenica 18 ottobre 2015









Il Ponte del Diavolo - Lanzo Torinese

"Narra la leggenda che il nome del ponte deriva dalla convinzione che fu il diavolo in persona a costruire il ponte dopo che per ben due volte ne era stato edificato uno, sempre crollato. In cambio il diavolo avrebbe preso con sé l'anima del primo a transitare sul ponte, e per questo venne fatto passare un cagnolino. Il diavolo, adirandosi, avrebbe sbattuto violentemente le sue zampe sulle rocce circostanti formando le caratteristiche "Marmitte dei Giganti", popolarmente considerate le pentole in cui il diavolo ha cucinato la minestra necessaria ai suoi aiutanti per la costruzione del ponte."

Oggi una gita fuori porta mi ha riempito la giornata e permesso di lasciare un po' di pensieri da parte, per qualche ora. I posti come questo, sospesi tra natura incontrastata e tempi lontani di corti e castelli medievali, mi fanno sempre un certo effetto. E' stato un po' come essere in una scena di Lady Hawke: mi aspettavo di vedere apparire, così dal nulla, da un momento all'altro e senza sorpresa, un cavaliere con un falco o una dama bellissima accompagnata da un lupo. Ho letto della leggenda solo dopo aver attraversato il ponte, ma il coinvolgimento emotivo che si ha in luoghi del genere non è stato meno forte. Almeno per me. E l'anima un po' mi è stata portata via, ma dalla natura e dall'acqua limpidissima che scorre rapida.

Vorrei poter scoprire più spesso di questi luoghi.


domenica 11 ottobre 2015

" Eventually è la parola inglese più bella che esista. Sa di consolazione e stabilità. Sa di senso a tutti i casini che si vanno a raccontare. In italiano è traducibile più o meno con ' dopo una indefinita quantità di tempo', ma mica è la stessa cosa. Anche 'alla fine' non rende uguale, sarà che tocca salire un attimo di voce sulla i, mentre eventually lo puoi pronunciare in un sospiro. Più o  meno di sollievo, poi quello dipende. Che non è che la nuova situazione sia sempre bella, però arriva. Ed è già più di qualcosa. "

da uds.tumblr.com

a volte ci sono situazioni nuove che si arrivano, e si son già più di qualcosa, ma pur arrivando, sono sempre il qualcosa che c'era prima.
Forse servono solo più per aprir bene gli occhi e decidere di conseguenza.
Certo questo non vuol dire che sia indolore.

giovedì 8 ottobre 2015






Spendo due parole su Capitani Coraggiosi. Ma parto con i presupposti.

Le canzoni di Morandi sono un pezzo di vita: quella dell'infanzia (più o meno), soprattutto quella passata accanto a mamma a guardare i suoi film abbracciate sul divano,o a cantare in macchina le sue canzoni nei pomeriggi che non si aveva voglia di stare in casa e mamma ci portava a fare giri in macchina per le stradine di campagna. E' sentire Occhi di Ragazza e sapere che era la sua canzone preferita e farsi venire le lacrime agli occhi, sempre, in ogni caso, non importa dove. 

Baglioni è tutto il resto fino ad ora. Ho smesso di ascoltarlo nell'ultimo paio d'anni perché la sua produzione ha preso un binario in cui non trovo più il senso preponderante del passato, il suo e il mio. Ma è e resterà sempre un po' di più. E' tutto. E' Oltre. Punto. (Le canzoni postate sono le mie preferite delle preferite...e mi fermo per non essere eccessiva...era una scusa per ripostarle...)

Questa storia che cantano insieme non son riuscita a digerirla.
Ho visto entrambe le puntate e Baglioni, a confronto di Morandi, GIGANTEGGIA senza se e senza ma per testi, musica e soprattutto voce. 
Non ci può essere competizione perché non ci può essere paragone, nemmeno quello minimo, se si considera che Morandi è sulle scene da un decennio in più. 
E la trasmissione del concerto andata in onda, raffazzonata per farlo diventare un prodotto rai, pieno di ospiti inutili e dannosi, l'ho vista ma avrei voluto non vederla. O almeno avere il potere di tagliare e montare, come si fa nei film.

Fine della storia. Baci Baci. Ciao Ciao. 
Anzi, come direbbero qui in terra sabauda, CIAONE.

martedì 6 ottobre 2015

Giochini che trovo in rete che stimolano la mia passione per la cinematografia....

1-Il film che segretamente ami ma di cui ti vergogni? Vento di Passioni; Ps:I Love you; Le pagine della nostra vita.
2- Il film che tutti idolatrano ma che tu hai odiato? Kill Bill (sarò impopolare, ma non ci posso dare niente: Sebbene Le Iene e Jackie Brown sono due dei miei film preferiti, trovo Tarantino enormemente sopravvalutato: magari ha idee molto buone, ma scopiazza a piene mani spacciando i suoi lavori per "tributo a". Ma anche no. Finché non si deciderà a fare qualcosa di serio, godrà da parte mia di scarsa attenzione).
3- Il film che ti vergogni di non aver visto? Ladri di Bicilette e, nel complesso, molto parte della cinematografia italiana del neorealismo (De Sica, in testa) e degli anni 70.
4-Il film più malato che hai visto? Tideland-Il mondo Capovolto di Terry Gilliam. Da allora non ho più avuto voglia di veder niente di suo, nemmeno i lavori precedenti che comunque hanno fatto in qualche modo storia.
5- Un film che avresti voluto vedere ma alla fine non hanno fatto più? solitamente non mi perdo i film che mi interessano veramente...se succede, recupero. Sempre. Quindi non saprei rispondere.
6-Il miglior film da vedere in compagnia? Certamente Inception di Nolan. Con le persone che apprezzerebbero, anche tutta la serie di Die Hard : Bruce Willis nei panni di McCleane è un must. E, sarà perché l'ho trovato geniale e avanti per i tempi, La ragazza con la pistola di Monicelli.
7-Il miglior film da vedere soli? Io guardo tutti i film che mi interessano da sola...quindi...ehmmm...tutti?
8- Un film che ti ha segnato l'infanzia? I Goonies, Il gatto venuto dallo spazio, Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, Mary Poppins.
9-Un film di cui non hai mai visto l'inizio o la fine? The Bluesbrothers. Sarà anche geniale, ma è troppo demenziale e inevitabilmente non sono mai riuscita ad arrivare alla fine, nè essere talmente eccitata dal cominciare a vederlo.
10- Un film che ti ha influenzato da grande? Quattro matrimoni e un funerale ha l'onere di essere il film da cui mutuo gran prte delle mie esternazioni, ma certamente non posso escludere Harry ti presento Sally, Come eravamo, Love Story (di cui conosco letteralmente a memoria ogni battuta, persino quelle più insignificanti),Colazione da Tiffany e La Leggenda del Pianista sull'Oceano.
11- Se la tua vita fosse un film, quale sarebbe? Mmmm...fatte le dovute proporzioni, al momento non riesco a non pensare a Il Paradiso degli Orchi. Sebbene il film non ricalchi molto lo spirito del libro da cui è tratto. Ma vorrei che fosse Il Favoloso Mondo di Amelie. Oppure Un'Ottima Annata.
12- Un film che non ti ha lasciato niente? La versione di Barney e Il grande Lebowsky.
13- Un film che rivedresti ora? Interstellar (in realtà è un loop da quest'estate...), ma anche Lady Hawke, Another Heart o Stregati.
14- Un film che sconsiglieresti sempre? Uhmmm...ora come ora direi Lost in Translation e Somewhere della Coppola. (no, non ce l'ho con la Coppola, ma quei film sono veramente dei mattoni lenti e indigeribili).
15-Al cinema da solo o in compagnia? Ci vado sempre da sola, ma la compagnia non mi dispiace.
16- Che genere ti piace? Tutti, a parte l'horror e il demeniale.
17- Il film che ti ha fatto più piangere? Una canzone per Bobby Long, ma ammetto di aver avuto una vera e propria crisi di pianto la prima volta che ho visto City if Angels.
18- Un film da non guardare prima di andare a letto? Dracula. Quel film, per quanto sia perfetto, mi raddoppia ansia e terrore dei vampiri. 
19- Un film da guardare abbracciati davanti al caminetto? Stragati di Francesco Nuti e Come Eravamo. Datati e se vogliamo opposti tra loro, ma straordinariamente esatti per l'intento.
20- Quale film cancelleresti dalla storia? Eragon e Tideland. Più tanti altri che al momento non mi vengono in mente, ma ne ho una lista lunghissima.
21- Quale tra tutti i film salveresti per i posteri? Tutti i film di Hitchcock, Interstellar e Inception di Nolan. La Grande Guerra di Monicelli. Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore
22- Che film andresti a vedere oggi? Non essere cattivo di Claudio Calligari
23- Qual è stato l'ultimo film che hai visto? Inside out al cinema, The Amazing Spiderman-il potere di Electro a casa
24- Da quale film sei fuggita dal cinema prima della fine? Un film di Carpenter di cui non ricordo minimamente il nome, durante il Torino Film Festival di qualche anno fa.
25- Il finale che non ti saresti mai aspettato? Quello di Jeux D'Enfant,uno dei primi film di Marion Cotillard e Guillaume Cannet. Mi ha lasciata di sasso. E Il Labirinto del Fauno:un pugno nello stomaco da cui stento ancora a riprendermi.

giovedì 1 ottobre 2015


Tamara De Lempicka, Adam and Eve, 1932

Il Bacio di Klimt è da sempre il mio quadro preferito. Un quadro in cui ci ho sempre trovato quella nota di affettuosità romantica, data dalla posizione dell'uomo e della donna ritratta, in cui mi sono sempre vista in qualche modo riflessa. Ho una riproduzione di quel quadro a cui sono affettivamente molto legata e un po' mi dispiace aver dovuto lasciarla a casa di mio padre.
Poi quest'estate sono andata ad una mostra di Tamara De Lempicka, qui a Torino. 
Tra le tante meravigliosità che ci ha lasciato questa pittrice, ho trovato questo quadro e ho letteralmente perso la testa per quest'immagine. Ne ho comprato una stampa ed ora campeggia proprio sul mio letto. E' la prima cosa che si vede entrando in camera mia.

Il perché mi abbia così colpita, forse, lo so bene. Ma non lo scriverò qui. Non ora almeno.
Certamente posso scrivere che c'è un po' della me che sono in questo momento della mia vita, anche se non centra molto con la perfezione e con la morbidezza del corpo della donna ritratta. Credo sia una cosa che non saprò mai spiegare bene nemmeno a me stessa, e se ci provassi, probabilmente sceglierei parole che non riporterebbero esattamente quello che intendo.
Perciò mi limito a dare risalto a quest'immagine e a continuare a guardarla. 
Prima o poi troverò parole giuste che saranno anche semplici. Ed esatte.

lunedì 28 settembre 2015


Accorgersi di pensare e basta, ma non sentire niente. 
Avrei tanta voglia di sentir qualcosa, anzi proprio di essere travolta dal sentire.
E invece.

domenica 27 settembre 2015

In una domenica come tante, presa dalla noia, controllo svagatamente e un po' svogliatamente il socialcoso. Uno dei miei contatti pubblica lo status di un certo personaggio vip che, come tutti i personaggi vip, deve sempre in qualche modo trasformare il suo pensiero riguardo ad una questione sentimentale stereotipata nella scoperta dell'acqua calda. A volte ci azzecca anche eh...ma a volta si scade nel banale.
Normalmente ignoro. Ma di questi tempi, la questione nello specifico è un po' un mio nervo scoperto e ho bisogno di dire la mia prima di scoppiare.
Riporto pari pari:
" Io prima o poi chiederò i danni morali a facebook per i traumi che provoca. Uno dei più devastanti è quello di ritrovarsi in bacheca a tradimento foto di un tizio con cui sei uscita tipo due anni fa e con cui è finita perché lui era uno spirito libero e tu ti eri fatta una ragione della faccenda: " è allergico alle relazioni stabili". Foto in cui il tizio sorride in una cameretta azzurra accanto a una culla mentre abbraccia una tizia scialba e scrive : - shhhhh il nuovo arrivato sta dormendo. A quel punto fai lo screenshot del poste e lo invii fino alle due di notte a tutti i numeri di amiche e amici in rubrica con commenti tipo ' non ci posso credere!', ' Guarda lei che cesso!' e 'Tanto 'ndo va, tra un mese scappa di casa' e così via. Il bello è che tu fondamentalmente a quel tizio non ci pensavi più e neanche te ne fregava nulla, ma intanto te ne vai a dormire depressa e con punto di domanda ' perché con lei si e con me no?'. Ecco, facebook non pagherà mai abbastanza per tutto questo". 
Ora non riporto nemmeno il nome del personaggio vip perché di fondo non è importante.
Questo discorso ce lo siamo fatti indistintamente tutti prima o poi, e continueremo a farcelo e altri che verranno dopo di noi, continueranno a farselo. Anche chi non lo ammetterà mai sotto tortura.
Quello che mi preme specificare qui è che si continua a dare la colpa al social network di quelle che sono in realtà imperfezioni umane che esistono, esistevano ed esisteranno  a prescindere dal social network attraverso cui vengono veicolate o pubblicizzate. Facebook secondo me non centra un cippa di minchia, per essere "delicati": questa cosa di avere una reazione a determinati avvenimenti (sentimentali e non) la si fa, la si è fatta e la si farà lo stesso a prescindere da quello che troveremo su un social network. C'è chi lo fa più discretamente e chi invece è plateale. Semplicemente i tempi reali sarebbero più dilatati e meno immediati, meno evidenziati agli occhi del mondo (per modo di dire, perché in queste situazioni gli altri se ne rendono conto sempre prima di te e tu sei sempre l'ultimo a sapere e capire...), e soprattutto relegati al fatidico momento che non ti è dato evitare praticamente mai (a meno che tu non viva a Singapore e l'ex sulla stazione spaziale intorno alla Terra) di rincontrare lui per strada con un bimbo in braccio (che ricordo non è assicurazione di niente di questi tempi, poveri noi e poveri bimbi) o al momento in cui qualcuno te ne parla e tu sei costretta a realizzare, volente o nolente. La fitta c'è e ci sarà sempre. Harry Ti Presento Sally lo ha ribadito già negli anni '80, noi non abbiamo scoperto niente di nuovo.

Facebook ( e qualsiasi altro social network) non ha nessuna responsabilità in merito, anche se ci fa comodo pensarla così, perché con qualcuno o qualcosa dobbiamo pur prendercela o sfogare. 
Dipende tutto solo e soltanto da noi e, in qualche caso, dalla mente un po' contorta che uno si ritrova.E il nodo finale del "perché con lei si e con me no" è una domanda che dai tempi in cui l'essere senziente esiste fino a quando non ci estingueremo (sempre troppo tardi, per come la vedo io) non avrà mai una risposta. Questo perché una persona, sempre posto che non si stia parlando di una testa di cazzo recidiva che era già chiaro dal principio che si sarebbe comportato in un determinato modo, o si innamora o no. Punto. 
Per questo non ci sono spiegazioni razionali di sorta. Mai. E' inutile anche farsela questa domanda: a volte puoi fare tutto sbagliato e trovi quello/a che ti amerà per tutta la vita, anche di più di quanto lo ami tu e in un modo che non ti lascia dubbio alcuno. A volte, invece, fai tutto giusto e quella persona in ogni caso non si innamorerà di te nemmeno se la paghi o se la ipnotizzi. Non ti ama, punto. Non sente che ha bisogno di te più di quanto abbia bisogno di qualsiasi altra cosa o persona o situazione. Punto. Non è una scelta razionale, non lo sarà mai. 
Bisogna solo farci i conti, farsene una ragione e convincersi che il nostro benessere non deve dipendere da qualcun altro.

Solo, per favore, smettiamo di dare la colpa ad un social network di quelli che sono i fallimenti e i casini della vita in generale. Questa cosa non ci aiuta, non ci migliora come persone e non ci fa vivere bene. E soprattutto ci fa sembrare degli inarrivabili rosiconi. 
Non delle persone.

venerdì 25 settembre 2015


L'ho guardato pensando tantissimo ad Angelica ed alla piccola Ambra, la bimba di cui mi occupo adesso.
E' inevitabile, guardando questo film, pensare ai meccanismi meravigliosamente strani e insondabili della mente di un essere umano, che regolano il nostro essere e ci rendono unici. E' stato un po' come quando da bambina guardavo Siamo Fatti Così, ma questo film è ovviamente un gradino oltre sia per livello tecnico, che per livello narrativo. E' un viaggio emotivo totalizzante, che racconta attraverso tante sfumature, quanto sia complesso il nostro modo di imparare a stare al mondo e calibrare noi stessi alle grandi complessità che comporta.
Mi sono chiesta se anche le mie piccoline, lì, nella loro piccola grande memoria,tra le isole della personalità che svilupperanno attraverso le esperienze, hanno un ricordo particolare, un ricordo base, che le riporterà sempre a me.
O se, con il tempo, mi trasformerò in un ricordo sbiadito...magari mi toccherà la stessa sorte di Bing Bong, l'amico immaginario di Riley. 
Chissà. 

Certamente questo film confuta, in qualche modo,una tesi di vita in cui credo e crederò sempre molto: il mondo brilla di tristezza. E il motore che fa girare il mondo,e rende la vita interessante e degna di essere vissuta, è questo nostro continuo affrontare la tristezza delle cose, trovando in essa lo spiraglio di luce per andare avanti. Esiste una parola giapponese che ne esprime l'esatto significato: mono no aware, letteralmente "sentimento delle cose", che esprime la "consapevolezza della precarietà delle cose e il lieve rammarico che comporta il loro trascorrere".
In uno dei miei libri preferiti ( Felicità di Will Ferguson), lo scrittore ad un certo punto afferma che " le persone infelici sono infelici ognuna a modo proprio, quelle felici lo sono tutte allo stesso modo". Ed è questo che ci rende umani: non la felicità, ma la tristezza di fondo.

Ecco.


domenica 20 settembre 2015

To Scale: The Solar System


Meravigliosa questa cosa.
Ma ammetto che almeno per i primi 2 minuti e mezzo non ho potuto fare a meno di pensare che il commentatore lo era di più.
Sono pessima, lo so.

sabato 19 settembre 2015


" Ci sono strade che somigliano alle vite che percorri tutte in un momento" 
Tiromancino, Strade

Faccio questa strada ogni volta che torno a casa, di notte, dopo un'uscita. 
E' lunga, meravigliosamente alberata, costeggiata da un fiume. Sembra uscita dall'immagine di un qualche film.
Tutti sono ampiamente preoccupati perché non la ritengono una strada sicura e mi ritengono incauta a percorrerla, ma a me se devo essere sincera non fa paura. E' meno buia e inquietante di quello che sembra. 
Percorrerla con il rumore delle rapide del fiume nelle orecchie, nel silenzio rotto solo dalle automobili che mi sorpassano, dai pedali di qualche ciclista, dalle chiacchiere di qualche persona che è seduta sulle panchine nonostante le ore tarde in cui l'attraverso, con negli occhi le luci rade della città e i riflessi acquosi degli alberi nella Dora, che sembrano tanti piccoli tramontini, in fila uno dietro l'altro, per me a volte è anche catartico. Nella pratica, una volta imboccata, si percorre davvero tutta in un momento.
E' solo dannatamente e ostinatamente lontana dai luoghi in cui scelgo di divertirmi. 

Una volta presa, so che manca pochissimo e sarò a casa.
Il problema, sovente, è proprio arrivarci ad imboccarla.
Un po' come tutte le cose della mia vita.

lunedì 24 agosto 2015

"Mia nonna era il ramo incurvato dalle nascite.
Era il volto della casa seduto in cucina.
Era l'odore del pane e della mela conservata.
Era la mano del rosmarino e la voce della preghiera.
Era la povertà dei lunghi inverni
avvolta nello zucchero come un'umile ghiottoneria.
Quindici figli mangiarono dalle sue mani miracolose;
Quindici figli dormivano col suo sonno d'aquila.
In molti nipoti e pronipoti abbiamo continuato
a passare nelle sue braccia secche.
Ma lei è sempre la mano che mescola l'acqua e la farina.
È il silenzio delle notti pieno d'uccelli addormentati.
È il braciere dell'infanzia con la focaccia che scappava."

Miele Ereditato, Efraìm Barquero

Quando sono passata a trovarti, il giorno prima di partire, ero convinta che ci saremmo riviste. Non a breve forse, ma che ci saremmo riviste.
Nonostante tutti i tubi e le macchine a cui eri attaccata, e il fatto che avessi solo un filo di voce e non riuscissi a comunicare chiaramente, i tuoi occhi erano ancora vigili e presenti. 
Mi guardavano forse un po' spaesati,mentre ti tenevo la mano per l'ultima volta, ma voglio pensare che mi abbiano riconosciuta e che tu abbia inteso che il mio era solo un arrivederci e che ci saremmo riviste ancora.

Adesso sono dall'altra parte del mondo.
Non parlo solo di una distanza fisica di km, di strade e città sconosciute che ci sono tra Lecce e Torino e che di me e te non sanno assolutamente niente. Parlo di una distanza anche mentale...sono in un altro mondo, rispetto a quello che era il nostro: quello del nostro tempo, dei 36 anni della tua vita che mi hai dedicato, che non basterebbero altri 100 anni della mia per restituirti, allo stesso modo, presenza e affetto.
E' un tempo lontano e lungo, che raccoglie in sé ogni evento della mia vita, dal più banale al più importante: e ora non riesco a fare a meno di pensare alle foto di quando ero piccolissima, arancioni e provate dal tempo, in cui ci sono io sul tuo letto e le tue mani ancora giovani, eternamente fermate nel momento in cui mi stai sostenendo perché non rotoli giù. Questa cosa l'hai fatta per tutta la tua vita, senza sosta, senza tregua, senza mancare mai, persino nei momenti in cui il tuo fisico da persona anziana non ha più sostenuto te. 
E penso alla me stessa di tre anni, al ricordo che ho della notte in cui ho dormito da te perché mamma era in ospedale e nasceva mia sorella. Al pianto disperato con cui ti ho investito in piena notte, dicendo nel mio linguaggio improvvisato, tra i singhiozzi, che non mi voleva più bene nessuno, nonostante tu fossi lì e non mi hai lasciato per un momento, a dimostrazione di quanto mi sbagliavo.
Penso alla me stessa adolescente che hai accolto sotto il tuo tetto, dopo aver perso una figlia e la situazione era a volte così insostenibile da non far mai intravedere la luce alla fine del tunnel. Quella luce hai cercato di trovarla, soprattutto per me e con me, sforzandoti di travalicare le decadi di generazioni che ci separavano mentalmente; lo hai fatto a modo tuo, con gli strumenti di cui disponevi, riuscendo laddove il mio nucleo familiare di nascita ha miseramente fallito su tutti i fronti. Lo hai fatto cercando di stimolare l'operosità e il senso del lavoro,insegnandomi a stirare le camicie in maniera perfetta, a rifare il letto nel modo giusto, a piegare le lenzuola seguendo un certo schema, che a me è sempre sembrato un rituale sacro, ripetendomi di fare pulizia soprattutto agli angoli, perché la tua educazione di donna del sud, a cui si imponeva di essere forte e presente e in grado di mandare avanti la casa, era la più importante eredità che potevi e dovevi lasciarmi. Lo hai fatto ricordandomi di trovare un brav'uomo e ribadendo che, se non ci riuscivo, di far bene a star da sola, ché sono forte e non devo aver bisogno di nessuno per andare avanti; lo hai fatto non facendomi mai mancare la tua presenza, anche quando mi sono trasferita a 1250 km da casa e l'unica cosa che potevi fare era chiamarmi per sapere se avevo mangiato e assicurarti che stavo bene,ascoltando le mie confidenze e soprattutto le mie sfuriate, ché in 36 anni sono state tante.

La tua eredità morale è ben più grande di tutto questo, non è quantificabile in parole. Né eguagliabile in qualche modo con le mie azioni.
Perché so che non sarei arrivata fino a questo punto della mia vita, se tu non ne fossi stata parte attiva. E avere la consapevolezza che questo momento prima o poi sarebbe arrivato, al momento non attutisce l'urto del vuoto e del silenzio che lasci.
C'è questa simmetria, attraverso il tempo per la quale vorrei che le tue mani continuassero a sostenermi, come in quelle foto che ancora conservo gelosamente. Ma ora esiste solo il fatto che sono lontana, che non realizzo che non ci sei più, che non potrò darti l'ultimo saluto nella maniera che ti spetta.
E c'è qui, al centro del cuore, il mio più grande rimpianto: quello di non aver trovato il modo, la forza e la presenza di spirito per esserti vicina come dovevo negli ultimi tempi in cui ne avevi materialmente bisogno.

In tutto questo, spero solo che tu te ne sia andata serena. 
E, dovunque tu sia, ti prego di non preoccuparti. Stammi solo vicino in ogni caso,andrà tutto bene.