sabato 30 maggio 2015

" Oppure, per esempio, prova a spiegare la risonanza del mio corpo alla sua voce, o al suo silenzio." 
redblooddd.tumblr.com


E' una risonanza al silenzio, la mia. E, ragionandoci, è sempre stato così in fondo. 
Oggi lo è ancora di più che in qualsiasi altro momento scivolato via, e solo io so esattamente il perché. Ma non fa poi tanto male. Almeno.
E' una risonanza breve, però: come i giorni di questo anno, che ho come la sensazione sia già arrivato alla fine. 
E invece...

venerdì 29 maggio 2015

" Quando, un tempo, ti ero affezionato
non è poi che il mio amore fosse smania:
se non si desidera, forse, non si sente la mancanza
se la gioia è poca, anche il dolore è scarso."

B. Brecht

altrimenti detto, come dice il mio migliore amico, "in soldoni, l'acqua è poca e la papera non galleggia".
Amen, fratello!

giovedì 28 maggio 2015


Take me to church, Hozier

" Drain the whole sea / Get Something shiny / Something meaty for the main course"

venerdì 22 maggio 2015

"[...] La Fragilità, invece, sta tutta nel primo incontro. Nel primo contatto. Nel primo sguardo, nel primo scambio di impressioni, anche fosse semplicemente un sorriso di saluto. Ecco, quello è un momento fragilissimo, bellissimo, che si ha quasi paura di toccarlo. Può rompersi in un attimo, ma può anche scivolare via nello stesso attimo, che tu faccia o non faccia nulla. Non so mai quanto duri, nessuno lo sa. Può essere un attimo, ora, giorni, anni ma basta un niente, anche una parola di troppo, o di meno, buttata lì a casaccio, messa male, detta peggio, a farti crollare l'interesse nell'altra persona. [...] è una questione di tempo. Certe cose te le fai dettare dalle sensazioni. Non c'è un cazzo di razionale ma non stiamo tutti i giorni in un'aula di scuola. Quindi è così. Quindi è così. Si flirta, ci piace, si cammina insieme sopra un filo sottilissimo fino a quando si raggiunge il picco massimo dell'erotismo. Un momento intenso, quanto fragile. A quel punto, che scopiate o meno, la cosa è finita, passata via per sempre. Inutile tornare indietro."

L'Infatuazione Infrasettimanale in coda al distributore del caffè di Spaam

Lo sto facendo di nuovo. Il problema, questa volta, è che me ne se sono resa conto troppo tardi. E che purtroppo, io sono io e non imparerò mai a gestire la mia dannata emotività. Così il momento..anzi, i momenti sono passati e in mano mi è rimasto un grande punto interrogativo. Un " cosa (non) sarà" ridondante e inibitorio ché la metà bastava. E i miei occhi azzurri nei suoi occhi nerissimi. E la sua voce. E il suo sorriso all'improvviso proprio l'ultimo giorno. E il braccio intorno alle spalle. E il suo " Stai bene oggi?". E anche il suo " stai calma, non gridare, va tutto bene". E il suo perenne camminare in tondo, senza riuscire a stare fermo. Le cose sono scivolate via e so solo che tutto, ora, è lasciato al caso, alle strade di questa città, alle probabilità di giorni, ore, luoghi e persone che potrebbero metterci un sacco ad intersecarsi.  Ad una possibilità di lavoro che non so se ci sarà ma che è l'unica possibilità certa di rivedersi.
E continuo a pensare che mi ero imposta di liberarmi una buona volta delle ossessioni senza futuro, che negli ultimi due anni mi stavano facendo diventare matta davvero, per delle ossessioni più salutari.

E invece no.
Lo sto facendo di nuovo. 
E vorrei poter tornare indietro. Subito. Ora. Avere anche solo un altro giorno e poi si vedrà.

domenica 17 maggio 2015

" Le peggiori fregature le ho prese dalle persone che mettevano le mani avanti.Quelli che vogliono la leggerezza, o la chiarezza, o la profondità, quelli che vogliono costruire, o distruggere, quelli che vogliono capire e quelli che guarda che non sento nulla. Persone che diventano inconsapevolmente promesse elettorali, e come tali disattese, deviate, manipolate. Poi ci sono quelli che invece nulla anticipano, su di se e sulle circostanze, e non importano se lo facciano per ignoranza o discrezione. Non ti sanno dire se sarà leggero o pesante, il peso da portare, semplicemente lo portano. Usano le domande per scoprire cose che non sanno, e non per infastidirsi dalle risposte. Sono quelli che non sanno che direzione prenderanno gli eventi, eppure riescono sempre a finire da qualche parte. I primi invece, hanno solo una gran fretta di finire e basta." 

da attimo.tumblr.com

E' domenica pomeriggio tardi. Io sono seduta sulla soglia del mio balcone, con tarallini e una bottiglia di Martini che spero di non finire. E ascolto Fotografie di Baglioni, pezzo calzante direi per i pensieri che faccio.
Pensavo che è quasi un anno che sono lontana da Torino. Pensavo che comincia a passare. Non tanto la nostalgia di Torino, ché quella non passerà mai, quanto la nostalgia di quello che avrei voluto accadesse lì e non è accaduto, le occasioni mancate, anche quelle a cui era giusto e fortunoso mancare. Gli occhi di alcune persone. La voce di altre. I sorrisi, pochissimi a dir la verità, che ho sempre stampati nella mente. I pomeriggi al parco. Pensavo che anche se comincia a passare, non passerà mai del tutto. Pensavo che, in realtà, l'unica volta che non ho messo le mani avanti subito, che non pretendevo altro che piccoli accorgimenti e qualche attenzione, che volevo solo vedere "come andava", le cose non sono andate per niente. Pensavo a tutte le domande che ho fatto e a quelle che avrei voluto fare, per conoscere davvero, per abbracciare quei punti di vista che non mi appartengono tanto, ma che mi affascinano. Pensavo alle risposte che non ci sono state e ai silenzi, da cui ho sempre cercato di sfuggire, ma niente. Pensavo al freddo che ho sentito tutte le volte che sono scappata da casa tua, ma non perché facesse davvero freddo.
E penso che ho tanta voglia di andare avanti. Una fortissima voglia di guardare avanti, di avere una macchina dal tempo e saltarlo questo tempo e vedere cosa sarà, senza aspettarmi più del dovuto. Penso al viso abbronzatissimo e alla voce di D., che ho visto ogni giorno degli ultimi quindici giorni, di cui non so praticamente niente tranne il fatto che gli piacciono le barche e passerebbe tutto il suo tempo in mare. E che l'unica cosa carina che mi ha detto è " sarai anche pessimista, ma ho notato che sei sempre allegra". Già. E mi fisso sui suoi occhi nerissimi per distrarmi dai tuoi, che sono sei mesi che non vedo di persona, senza chiedermi se lo sto facendo bene, ma da qualche parte devo pur cominciare per liberarmi delle ossessioni, no? Quindi ci provo così, senza chiedermi perché, senza chiedermi che direzione prenderanno gli eventi, né se ci sarà una direzione. 
Ho fretta di finire da qualche parte, anche se non so quale.

lunedì 11 maggio 2015

" [...] le avrei voluto dire che scoprire di non essere identici a se stessi anche nel modo più destabilizzante e doloroso contiene comunque la scintilla, per quanto rifratta, del mondo a venire, in cui tutto sarà come ora ma un po' diverso perché il passato resterà citabile in tutti i suoi momenti, compresi quelli che dalla prospettiva del nostro attuale presente sono esistiti ma senza succedere davvero"
Ben Lerner, NEL MONDO A VENIRE.

Stasera pensavo a tutte quelle cose che sono "esistite" nella mia vita, senza essere successe davvero. 
Non intendo le cose che vorrei che accadessero, che immagino nei loro particolari, caricate da tutta una serie di aspettative (che inevitabilmente verrebbero deluse), che poi però non accadono. Cose che ci pensi, ci ripensi, arrivi a strutturare con dialoghi, location, parole, così come scriveresti una sceneggiatura o un sogno. Cose che sono vere e proprie fantasie e alla fine, purtroppo o per fortuna, non succedono.
(Forse proprio perché ci hai pensato così tanto e ci hai sperato così tanto). 
No, intendo proprio situazioni che si sono verificate in tutta la loro inevitabilità  ma che, pur avendole vissute, non ho sentito mie. Sei lì e stanno accadendo a te, ma tu sei sospesa tra l'incredulità e l'azione materiale. E in realtà hai la sensazione di guardarti dal di fuori, sei in grado di anticipare i movimenti prima di farli, di pensare le parole esattamente un secondo prima che ti escano di bocca: non sai se sono quelle giuste, ma ormai è troppo tardi per tornare indietro, si può solo andare avanti e viverle. E quelle cose succedono, ma già nel mentre, senti una sensazione di estraneità: stai facendo qualcosa che sai di volere con tutta te stessa, che speravi e aspettavi, ma il primo ineludibile risultato è che non ne provi piacere, non ti senti a tuo agio mentre lo fai, e non sai bene il perché. 
E sebbene tali avvenimenti avrebbero per te un certo indiscutibile valore e si portino dietro una vasta gamma di emozioni, alla fine restano cose qualunque. Vorrei saper spiegare meglio, ma l'unica cosa che mi viene ancora in mente per indicarlo è il passaggio di una canzone di De Gregori che dice " se tu fossi di ghiaccio ed io fossi di neve che freddo amore mio, pensaci bene, far l'amore". 
Fredde cose qualunque. 
Allora smettono di appartenerti, smettono di essere tue, smettono di succedere davvero anche se sono accadute materialmente.

E tutto quello che ti rimane è sempre un'attesa indefinita di qualcosa di concreto che tuo lo sia per davvero.

domenica 10 maggio 2015

" C'era un uomo che partiva, viaggiava, e quando tornava, prima di lui arrivava un gioiello, in una scatola di velluto. La donna che lo aspettava apriva la scatola, vedeva il gioiello e allora sapeva che sarebbe tornato. La gente credeva che fosse un regalo, un prezioso regalo per ogni fuga. Ma il segreto era che il gioiello era sempre lo stesso. Cambiavano le scatole ma lui era sempre lo stesso. Partiva con l'uomo, restava con lui ovunque andasse, passava di valigia in valigia, di città in città, e poi tornava indietro. Veniva dalle mani della donna e lì ritornava, esattamente come l'orologio ritornava nelle mani dell'Ammiraglio. La gente credeva che fosse un regalo, un prezioso regalo per ogni fuga. Invece era ciò che custodiva il filo del loro amore, nel labirinto di mondi in cui l'uomo correva, come un'incrinatura lungo un vaso. Era l'orologio che contava i minuti del tempo anomalo, e unico, che era il tempo del loro volersi. Tornava indietro prima di lui perché lei sapesse che dentro colui che stava arrivando non si era spezzato il filo di quel tempo. Così l'uomo arrivava, infine, e non c'era bisogno di dir nulla, di chiedere nulla, né di sapere. L'istante in cui si vedevano era, per tutt'e due, ancora una volta, lo stesso istante."   
A. Baricco, Castelli di Rabbia, 1997, Rizzoli, pag. 58 

giovedì 7 maggio 2015

mercoledì 6 maggio 2015


My Fair Lady, 1964, dir. G. Cukor

Questo era uno dei pochi film di Audrey Hepburn che ancora non avevo visto. 
Avevo cominciato a guardarlo in italiano, ma ad un certo punto non ho potuto fare a meno di ritornare all'originale. Avremo anche i migliori doppiatori del mondo, ma la trasfigurazione del senso è totale, si perde letteralmente per strada. Un attacco di orticaria mi avrebbe dato, credo, meno fastidio.
In ogni caso, questa è l'interpretazione più complessa (e riuscita) affidata alla Hepburne,che ha un personaggio che evolve con difficoltà, affinandosi e arricchendosi, senza mai essere banale o scontato. E il musical ha una struttura di una solidità sorprendente, tanto che è in grado di spaziare temporalmente e scenograficamente in più direzioni collaterali, senza però far minimamente sentire le quasi tre ore di spettacolo. Le  sequenze sono talmente perfette ed equilibrate ( su tutte quella della corsa dei cavalli, in cui un gruppo di nobili balla rigidamente affermando che andare all'ippodromo è l'apice del loro spasso) nella loro sospensione tra il reale e l'onirico che il risultato finale è un calibrato e caleidoscopico prodotto che supera la classica versione del musical senza però perdere minimamente le caratteristiche intrinseche del genere. 

E' la storia di un'educazione che per la verità è solo il tentativo egoistico di plasmare una persona  secondo le proprie ambizioni: gestire un essere umano secondo la propria convenienza. Ammetto che spesso mi sono chiesta anch'io, come il professore misogino protagonista, come mai le donne non possono essere "semplici" come gli uomini. Ma decisamente sono abbastanza lontana dalla convinzione dello stesso di poter andare avanti contando esclusivamente sulle proprie capacità di persuasione, sulla propria arroganza intellettuale e sul proprio egocentrismo compiaciuto.Ovviamente ho gradito molto di più il momento della ribellione di una donna che ormai ha preso coscienza di sé stessa ed esercita la sua capacità decisionale. 
Ho qualche "difficoltà" ad accettarne il finale, ma in fondo è un film del 1964 e la protagonista resta, appunto, una donna ( e  con questo non mi riferisco minimamente allo stereotipo, ma alla lungimiranza): non potevo aspettarmi niente di diverso, credo.
Per questo, forse, dovendo scegliere a chi affezionarmi nel vasto panorama dei personaggi del musical in generale, a Eliza preferirei Mary Poppins. Lei quanto meno svolge il suo compito e poi va per la sua strada senza ripensamenti.

E su entrambe, Holly Goolightly. Senza nessun ripensamento.


martedì 5 maggio 2015

La Correzione

"Va bene correggersi?
E' un problema antico.
Pensare che siamo noi, la causa di quello che ci succede.
Il cervello non pensa di sbagliare. Sa solo che non è colpa sua se si trova, per 
eventi imponderabili ed al di fuori della sua volontà, dentro la tua testa.
Il cuore ha altro da pensare. Ad esempio se siamo proprio sicuri che bisogna seguire il cuore.
Perché le ginocchia sono indenni da queste responsabilità? Perché i gomiti possono sempre dire:'io non c'entro con i tuoi amori!'.
E l'anima...si sa com'è l'anima. Sensibile. Sta sempre male. 'ohi ohi...ma perché non ti vuoi bene? Non guardare dentro di te, guarda dentro la gelateria!'.
Come diceva Schopenhauer...'Io non ti accetterei, però tu accettati come sei!'
Non giudichiamoci.
Oppure assolviamoci. E poi arriverà la felicità.
Ammesso che la felicità non ti veda da lontano.
In quel caso...quel polverone all'orizzonte...è lei che sta scappando.
Mettiti nel vicolo. Stai dietro l'anglo.
E poi...smettiamola con questa storia dell'amore perfetto.
Sei fetto? No.
E allora l'amore è per lui. Per Fetto. Mica per te.
Tu accontentati di quel che ti capita.
Unica...Unico?
Difficile esserlo.
Tutto muta.
Diceva il silenzio.
Si."

Massimo Cavezzali

# il gelato è sempre la soluzione migliore
# l'ho già detto che Cavezzali è un genio?

lunedì 4 maggio 2015

STREGATI (1986, dir. F. Nuti)

"[..] io avevo voglia di portarti qua e basta...quando ti ho vista sotto l'acqua cercare un tassi mi è venuta come una voglia di...rapirti...strapparti qualche cosa, un pezzo di camicia, un bottone [...] a me mi piacerebbe, sai, magari c'ho un appuntamento alle 5, mentre vado all'appuntamento, qualcuno mi rapisse per mezz'ora...però..."

Dopo una lunga ricerca, stasera, finalmente, sono riuscita a trovarlo e vederlo.
E lo rivedrei all'infinito. Essendo rimasta un po' stregata dalla storia, più attuale e verosimile che mai, e dall'atmosfera che si respira in tutti e 93 i minuti del film; e dal racconto delle notti in questa Genova piovosa e piena di albe, che di persona non mi è ancora capitato di vedere.
Anche stasera ero sola con il mio desiderio. L'altro. E probabilmente mi sento ancora più sola e spersa perché il tempo non mi sta aiutando a migliorare le cose.
Ma forse c'è un po' di consapevolezza in più rispetto all'inizio dell'anno.
Tuttavia ci spero sempre un po' che qualcuno mi rapisca per davvero mentre sono intenta a lasciar scivolare via questa vita senza direzione. 


In ogni caso..O Nuti era avantissimo già nel 1986, o sono io che nel 2015 sono indietrissimo. 

sabato 2 maggio 2015


" Le sfumature del freddo sono assurde / quanto le stanze separate / dove cominciano le tue mani / resterà sempre un po' di sete / Ritrovarsi allo specchio e fare pace / è la più grande forma d'arte / come aver fiducia delle persone adulte / ore che ne sono parte / Farsi  male  / non è stata mai una soluzione / e meno male / che domani han dato sole / Dormi ancora / fuori ore c'è ancora troppo vento / ci restano le parole / e ci resta tutto questo tempo / E poi capisci che vale tutto / le scuse in bocca e sentirle amare / farsi da parte è più difficile / quando non so dove andare / Mi sarò perso qualche cosa / se ho mal di pancia da sempre / stanotte non ho dormito / e non distinguo il presente / [...] Farsi male / non è stata mai la mia risoluzione / e farmi male / non è stata mai la mia risoluzione / e farmi male / non è stata mai la mia liberazione."
 Zibba feat. N.Fabi

E niente, come riesce a cogliere il (mio) punto Vallarino nelle sue canzoni, al momento, non ci è riuscito nessuno.
Tanta voglia di riascoltarli dal vivo. 

venerdì 1 maggio 2015



Accendi la tv e trovi il Maurizio Costanzo Show e il Karaoke. E no, non sono repliche.
Sei per strada e trovi un manifesto che annuncia che l'uomo che faceva da Dj a quasi tutti gli eventi dei tuoi anni di liceo è un candidato per il Pd alle prossime elezioni.
Esci abitualmente con gli amici dei tempi del liceo, facendo più o meno quello che facevate durante gli anni di liceo.
Poi ti fanno una foto con un'auto d'epoca ad una mostra di automobili degli anni '70 e pc e smartphone si "convincono" che E' degli anni '70.

Ridondanza di post a parte, sono in una puntata del Dottor Who e non lo sapevo?

# 1 Maggio 2015
# ora però si esagera
#disorientamento cronologico
#aiuto