...ma stasera ho scritto l'ultimo paragrafo dell'ultimo capitolo dell' ultima tesi che spero mi tocchi scrivere per il resto della mia vita. Perciò ho cominciato, ovviamente molto ufficiosamente per scaramanzia,a festeggiare: sul balcone di casa mia,sotto le stelle luminose della notte salentina, che ogni volta che vado via vorrei tanto poter portare con me... con una quantità spropositata di gelato affogato nel caffè... in compagnia della mia gatta...
con un pensiero forte a te, che è troppo tempo che non ci sei più, che di questo periodo mi manchi come l'aria... Sperando che non sia stato tutto inutile, sperando di poter fare tutto quello che non hai potuto fare tu. Sperando di riabbracciarti.Un giorno,altrove.
A sorpresa,qualche giorno fa, è arrivata nella mia vita questa piccolina. E' minuta e infinitamente tenera.Ma anche scaltra ed orgogliosa. Ha questi occhioni grandi e azzurri che ti scrutano e ti cercano continuamente, quasi avessero paura di perderti. E lo sguardo che dà la sensazione di averne passate un bel po', prima di arrivare da me. Ha insieme la fierezza e la spocchiosità di ogni felino,ma ha anche questa socievolezza e questo bisogno di contatto fisico assolutamente atipico per un gatto. Soprattutto,sono contenta del fatto che non corre a rintanarsi sotto il letto se suonano alla porta,ma si lascia accarezzare e coccolare come se non ne avesse mai abbastanza,anche dagli estranei. Ha questo miagolio fioco,discreto e assolutamente non invadente. Ed ho scoperto che è assai vanitosa...
Vorrei svegliarmi domani e sapere con certezza che a Torino ci aspetta una nuova casa per entrambe,perché sono terrorizzata all'idea di affezionarmi a lei e non poterla tenere. Per il momento le ho dato un nome e mi godo tutte le moine affettuose e le attenzioni che mi dedica...
"Il cinema per la sua particolarità di mappare la vita,
di conservarla e riprodurla tecnicamente, è un immenso archivio di memoria sensoriale e tattile dell'umanità;è una straordinaria invenzione culturale che permette di costruire un immenso teatro della memoria, fatto di mappe intime degli uomini e donne che l'hanno attraversato, di tutti quei luoghi verso cui si viagga, spinti dal desiderio di spazio per incontrare se stessi e l'altro."
G. Bruno
Forse questo è il motivo per il quale non mi riuscirà mai di rimpiangere la scelta di seguire un percorso che mi ha portato verso un vicolo cieco nella mia vita concreta...
"SE QUALCUNO DA FUORI SI AVVICINA, LE PERSONE ROTTE POSSONO ANCHE PROVARE ALL'INIZIO A NON DIRE NULLA, A FAR FINTA DI STAR BENE, DI ESSERE COME LE PERSONE NORMALI. MAGARI SEMBRANO ANCHE UN POCHINO PIU' SAGGE, UN POCHINO PIU' PROFONDE. E LASCIANO AVVICINARE LE ALTRE PERSONE. MA POI ARRIVA IL MOMENTO IN CUI QUALCUNO SI AVVICINA TROPPO, E ALLORA VIENE SOLO VOGLIA DI FUGGIRE, DI SCAPPARE, DI RIFUGIARSI IN UN ANGOLO BUIO DOVE NESSUNO PUO' FARCI MALE, DOVE NON POSSIAMO FARE MALE A NESSUNO:
PRERCHE' LE PERSONE ROTTE LO SANNO, DI ESSERE PERICOLOSE.
LO SANNO, CHE NESSUNO SI DOVREBBE FIDARE DI LORO. LE PERSONE ROTTE PORTANO DENTRO- CONTINUAMENTE- LE MACERIE DELL'ANIMA, DEGLI AMORI PERDUTI, DELLE SPERANZE PRESE A MARTELLATE PER SMONTARE MATTONE DOPO MATTONE TUTTO QUELLO CHE ERA STATO COSTRUITO: TUTTI I SOGNI- A VOLTE SUL LAVORO CHE SI SOGNAVA DI POTER FARE, A VOLTE DI UN TALENTO DA COLTIVARE, A VOLTE DI UN AMORE PROMESSO E NON MANTENUTO- INFRANTI, DEMOLITI, POLVERIZZATI. LE PERSONE ROTTE SANNO DI NON POTER COSTRUIRE NULLA, SE PRIMA NON RIUSCIRANNO A SPALARE VIA TUTTE QUELLE ROVINE E CREARE UNA BASE SOLIDA. SOLO CHE NON SANNO COME FARE." dal Blog "Millimetrica"
Anche se vorrei che non fosse così,io sono una persona rotta.
Lo realizzo più o meno ogni volta che credo, invece,
di aver trovato il modo giusto per rimettere insieme i pezzi. Ogni volta, questi pezzi diventano sempre più piccoli e levigati e privi di un contorno preciso. A volte non combaciano più tra loro e sono costretta a rattoppare un po' alla buona, qualche incrinatura resta ed è visibile ad occhio nudo. Lo realizzo ogni volta che, consciamente o inconsciamente, decido di circoscrivere ulteriormente il raggio delle possibilità di avvicinarsi, da dare a chi ho intorno, siano amici, amori o semplici conoscenti. Lo realizzo ogni volta che mi chiedo come fanno, certe persone, a esserci e vivere ogni attimo con tanta naturalezza. A muoversi con troppa disinvoltura, a toccarsi, a vivere sempre ogni cosa senza pensarci troppo su.Senza aver paura di sbagliare.Ancora. Lo realizzo ogni volta che le persone che sono intorno a me hanno da lamentarsi della mia tendenza a rimuginare tantissimo e praticamente ininterrottamente,fino a scambiarmi per una pessimista comica. E questo, tra l'altro, senza avere la minima cognizione delle impronte profonde che le cose che accadono(o, più spesso, non accadono) lasciano in me e senza essere in grado di riconoscere le sfumature del mio modo di sentire e metabolizzare il mondo esterno. E' impossibile uscire dalla propria pelle ed entrare in quella altrui. Lo realizzo perchè sempre più spesso mi accorgo che non mi piacciono gli ottimisti sempre e comunque,i positivisti ad ogni costo. Quelli che devono sempre e perpetuamente essere allegri in ogni momento. Non riesco a credere al loro mondo, non riesco a far mia la loro visione perchè la verità è che non hanno niente di reale. Non sempre e non tutto è bello. E non mi fido di chi è sempre sicuro di se stesso e non si contraddice mai. Significa sempre che ha imparato bene un copione e il ruolo da interpretare in mezzo ad un pubblico.
Io cerco semplicemente di non essere impreparata alle cose che mi accadono. Perchè troppo spesso,quello che comincia dolce finisce amaro. A volte è semplice, a volte è talmente difficile che non so come farlo. Perchè, se già mi fido poco delle azioni e delle reazioni degli altri, ancor meno mi fido di me stessa e delle mie reazioni.
Ho paura che il mio sia un meccanismo inceppato che sarà difficilissimo riparare.
È un'uva ardua da coltivare, e tu lo sai, no? Ha la buccia sottile, è sensibile, matura presto.
E, insomma... non è una forza come il Cabernet che riesce a crescere ovunque e fiorisce anche quando è trascurato. No, al Pinot Nero servono cure e attenzioni. Sì, infatti cresce soltanto in certi piccolissimi angoli nascosti del mondo. E... e solo il più paziente e amorevole dei coltivatori può farcela, è così. Solo chi si prende davvero il tempo di comprendere il potenziale del Pinot sa farlo rendere al massimo della sua espressione. E inoltre, andiamo... oh, i suoi aromi sono i più ammalianti e brillanti, eccitanti e sottili e antichi del nostro pianeta. No, diciamolo: il Cabernet sa essere potente ed esaltante ma è troppo prosaico per me, non so spiegarti il motivo. Non lo so. Non lo so.
TRA VARI TENTENNAMENTI E CAMBIAMENTI DI ROTTA,
STO SCRIVENDO LA MIA TESI SUL CINETURISMO.
DA UN PAIO DI MESI A QUESTA PARTE,VADO DIVORANDO OSSESSIVAMENTE
QUALSIASI FILM CHE, IN UN MODO O NELL'ALTRO,DERAGLI SULL'ARGOMENTO.
ED ECCO SPUNTARE AD UN CERTO PUNTO QUESTA PELLICOLA DEL 2004,
VINCITRICE A SORPRESA DI UN OSCAR COME MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE,
( PER DIRE CHE E' ANCHE UN LIBRO CHE PRIMA O POI DIVORERO'),
GRAZIE ALLA QUALE LE VENDITE DEL PINOT NERO CALIFORNIANE
HANNO SUBITO UN'IMPENNATA DEL 15% IN UN SOLO ANNO.
IN REALTA' "SIDEWAYS" ERA NELLA LISTA DA UN SACCO DI TEMPO:
APPREZZO IN MANIERA SPASSIONATA PAUL GIAMATTI.
AMO LA SUA INNATA CAPACITA' DI ARRIVARE QUASI SEMPRE A CENTRARE
L'ANIMA E LE INTENZIONI DEI RUOLI CHE GLI VENGO AFFIDATI,
RESTITUENDO PERSONALITA' COSI' VIVIDE E CONTEMPORANEE,
SEMPRE PIENE DI SPESSORE,
FATTE DI TENEREZZA E UMANITA', E INSIEME DI IRONIA E CINISMO.
HA SEMPRE IN PUGNO LA STORIA,
ANCHE QUANDO MAGARI LA STORIA NON HA BASI SOLIDE SU CUI POGGIARE.
RARA BRAVURA DI QUESTI TEMPI.
ANYWAY, IL FILM IN QUESTIONE FA PARTE DI QUEGLI ESEMPI CINEMATOGRAFICI
CHE ASSOLVONO IN PIENO IL CONCETTO DI
"FILM INDUCED TOURISM" E DI "ROAD MOVIE"
DI CUI VADO SCRIBACCHIANDO FRENETICAMENTE NEGLI ULTIMI GIORNI.
QUINDI STASERA MI SONO GIOCATA I MIEI ESIGUI GIGA A DISPOSIZIONE,
E MI SONO IMMERSA COMPLETAMENTE NELLA VISIONE.
E MI RITROVO A SEGUIRE LE ORME DEL VIAGGIO ,
ATTRAVERSO I VIGNETI DELLA SANTA YNEZ VALLEY,
DI DUE VECCHI AMICI,ENTRAMBI SULL'ORLO DI UNA CRISI DI MEZZA ETA'
TANTO DRAMMATICA,QUANTO COMICA:
UN ASPIRANTE SCRITTORE,DEPRESSO E INCROLLABILE PESSIMISTA,
PROFONDO CONOSCITORE DEL VINO,
E UN SEDUTTORE INCORREGGIBILE, A CACCIA DEL SUO ULTIMO ASSAGGIO DI LIBERTA' PRIMA DEL MATRIMONIO.
MILES/GIAMATTI CERCA LA PERFEZIONE IN UNA BOTTIGLIA DI VINO, IL PINOT NERO E
ATTRAVERSO UNA ACUTA METAFORA DI QUESTO VINO,
SPECCHIO DI SE STESSO,
RIESCE A COMUNICARE AGLI ALTRI UNO STATO DI MALESSERE CHE,
QUASI CERTAMENTE, SI VERGOGNEREBBE DI ESPRIMERE IN FORMA PIU' DIRETTA.
UN PERDENTE COLTO E DOTATO DI UNA SENSIBILITA' SPECIALE,
CHE FATICA AD ESPRIMERE I SUOI SENTIMENTI PER MAYA,
UNA CAMERIERA ANCHE LEI ESPERTA DEGUSTATRICE DI VINI,
CHE SEMBRA ESSERE L'UNICA A RIUSCIRE E AD INTUIRE
LA VERA ESSENZA E PERSONALITA'
DI QUEST'UOMO MOLTO ALLENIANAMENTE NEVROTICO E IN CRISI ESISTENZIALE.
MA, COME ESORTA PENNAC,
"NON C'E' NULLA CHE VADA COME PREVISTO, E' L'UNICA COSA CHE CI INSEGNA
IL FUTURO QUANDO DIVENTA PASSATO",
E OGNUNO HA I SUOI DEMONI DA COMBATTERE E LE SUE POCHE SICUREZZE DA PROTEGGERE
IL FILM SCORRE D'UN FIATO,NONOSTANTE LE DUE ORE E PASSA DI GIRATO,
E DENTRO C'E' IL PESSIMISMO,MA ALLO STESSO TEMPO UN'APERTURA DI SPERANZA.
IL FINALE, SOSPESISSIMO E APERTO, LASCIA DELICATAMENTE UN SORRISO NEL CUORE
E UN ANCHE UN BRIVIDO SU QUELLO CHE POTREBBE NON ACCADERE.