giovedì 13 dicembre 2018


"Santa Lucia, per tutti quelli che hanno occhi
E gli occhi e un cuore che non basta agli occhi
E per la tranquillità di chi va per mare
E per ogni lacrima sul tuo vestito,
Per chi non ha capito.

Santa Lucia per chi beve di notte 
E di notte muore e di notte legge
E cade sul suo ultimo metro,
Per gli amici che vanno e ritornano indietro
 e hanno perduto l'anima e le ali.

Per chi vive all'incrocio dei venti ed è bruciato vivo
per le persone facili che non hanno dubbi mai,
per la nostra corona di stelle e di spine,
per la nostra paura del buio e della fantasia.

Santa Lucia, il violino dei poveri è una barca sfondata
e un ragazzino al secondo piano che canta,
ride e stona perché vada lontano,
fa che gli sia dolce anche la pioggia delle scarpe,
anche la solitudine.

F. De Gregori

Qualche giorno fa ho avuto notizie di una vecchia prozia. 

E' la sorella della nonna, quella che per me è sempre stata la zia del mare.
Quella che si andava a trovare alla domenica o nei giorni di festa, perché viveva in un altro paesello, trasferita per amore quando io ancora non ero nemmeno nata. 
E' la zia che, pur venendo dallo stesso paesino del sud, parla un dialetto diverso dal mio, ché dopo tanti anni ha preso la cadenza del nuovo paesello e del marito, uomo che ricordo già vecchio, che mi raccontava sempre di quando viveva in Germania e degli amici che si era fatto.
E' la zia che ogni volta che mi parla, di persona o al telefono, mi chiama sempre "bambina mia" e, allo stesso modo della nonna, mi consiglia sempre di aver pazienza con i fatti della vita, nel modo proprio di quegli anziani che si son visti passare una vita di sacrifici davanti agli occhi e sulla pelle. Se la nonna è sempre stata la matrona della famiglia, quella sicura di sé e forte di carattere, questa zia ha sempre avuto, forse, una nota più dolce nei comportamenti. A volte penso sia dovuto al fatto che non ha avuto figli e che noi abbiamo rappresentato quei figli che non ha avuto.

Alla casa al mare, alla sua casa natia,che poi è anche quella della nonna, alla casa del suo paesello diverso, con il giardino con gli alberi ricavato in un ala della casa, sono legati gran parte dei miei ricordi di bambina e adolescente. 
Quei ricordi che non solo mi tornano alla mente, ma che ogni tanto sogno per davvero...con le stesse luci e le ombre di allora: e mi rivedo bambina che gioco a palla nel suo giardino piastrellato o vado alla scoperta della soffitta che in realtà non era una soffitta. E i dolci di Natale e i regalini della domenica.E i pomeriggi al mare, le giostre, il primo tuffo dalla scogliera, i tramonti sulle scale di case, proprio davanti al mare. L'odore di salsedine come mai più l'ho sentito da quando avevo 12 anni. La canna da pesca dello zio sempre sull'uscio di casa, le passeggiate sul lungomare.

L'altro giorno una delle sorelle di mia madre, che si prendeva cura di lei dopo la morte del marito e il sopraggiungere di anzianità e acciacchi vari, mi ha detto che, dopo tanto tergiversare, han dovuto trasferire la zia del mare in una casa di riposo perché ormai le sue condizioni di salute necessitavano di un controllo 24h su 24h. 
Non mi sono sorpresa e ne comprendo la decisione.

Ma oggi è Santa Lucia, è il suo onomastico e per la prima volta in decenni della mia vita non ho potuto farle gli auguri perché non ha un cellulare, non ho modo di contattare la struttura e sono ormai via da un paio d'anni. 
E mi manca sentirmi chiamare "bambina mia" anche se ormai sono adulta e di bambina ho giusto le lacrime.
E' come se un altro pezzetto di me stessa e del mio cuore sia andato perso. 

Spero solo che, come dice la canzone, questi ultimi tempi le siano lievi. E così la solitudine.


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