venerdì 12 dicembre 2014






Dieci inverni, 2009,dir. V. Mieli

"Parla piano e poi / non dire quel che hai detto già / le bugie non invecchiano / sulle tue labbra aiutano / Tanto poi / è un'altra solitudine specchiata / scordiamoci di attendere / il volto per rimpiangere / Parla ancora e poi / dimmi quel che non mi dirai / versami il veleno / di quel che hai fatto prima / Su di noi / il tempo ha già giocato, ha già scherzato / ora non rimane che / trovar la verità / Che ti dà, che ti dà / nascondere negli angoli / dire e non dire, il gusto di tradire una stagione / Sopra il volto tuo / pago il pegno di / volere ancora avere, ammalarmi i te / raccontandoti di me / Quando ami qualcuno / meglio amarlo davvero, e del tutto / dove hai tenuto nascosto finora chi sei / Cercare mostrare approvare una parte di sé / un paradiso di bugie / La verità non si sa, non si sa / come riconoscerla / cercarla nascosta nelle tasche, i cassetti, il telefono / Che ti dà, che mi dà / cercare dietro gli angoli / celare i pensieri, morire da soli / in un'alchimia di desideri / Sopra il volto tuo / pago il pegno di / rinunciare a me non sapendo dividere / dividermi con te / Che ti dà, che mi dà / affidarsi a te, non fidandomi di me / Sopra il volto tuo / pago il pegno di / rinunciare a noi / dividerti soltanto / nel volto del ricordo." 

Parla Piano, Vinicio Capossela

Mi sono chiesta spesso se è il film a stare tutto in questa canzone o se la canzone ha dettato tempi, immagini, tagli, luci di questa pellicola. In ogni caso sono un ensemble perfetto.
Entrambe, il film e la canzone, sono legate molto intensamente agli ultimi due anni e a due uomini diversi che hanno attraversato la mia vita, ognuno a modo suo, ognuno con il proprio carattere. Ognuno portandosi via un pezzo di me, lasciandomi sguarnita.
Guardavo il film nel momento in cui S. mi ha chiamata perché era innervosito da un mio atteggiamento infantile. E in quel momento io ho realizzato che ero infantile proprio perché ero interessata a lui e la situazione mi è sfuggita di mano. Insieme al lume della ragione.
Ascolto la canzone ora, che il lume della ragione in qualche modo l'ho recuperato, e penso all'Altro e a come ho passato l'ultimo anno. A come l'ho inseguito silenziosamente negli ultimi quattro anni,più o meno da quando l'ho visto la prima volta, senza farmi mai avanti, perché non ero pronta a provarci, perché il momento non era mai quello giusto, perché non avevo voglia di mettermi un gioco. E penso che, contro ogni logica, qualche cosa è successa. E al fatto che, alla fine, però, non ci siamo comunque trovati. O a come ci siamo trovati male, quando ci siamo trovati. E stato come essere nello stesso angolo, a pochi centimetri, ché bastava solo voltare gli occhi e guardare bene, e magari potevamo anche vederci. Davvero.

Metto insieme questi due anni e quello che mi hanno portato e insieme tolto questi due uomini, e tutto quello che si portano dietro i giorni che ho speso ad inseguirli. E non riesco a fare a meno di pensare che io, purtroppo, o per fortuna, nonostante il loro passaggio e le inflessioni che hanno provocato  in me, resto sempre io.
E accade come nel video: ognuno sceglie una strada diversa, o più semplicemente torna al proprio posto. E, come predice Woody Allen, in un altro film, "ciò che non ci uccide, in qualche modo ci frega." [cit.]


mercoledì 10 dicembre 2014

"CLARE : E' dura rimanere indietro. Aspetto Henry senza sapere
dov'è e se sta bene. E' dura essere quella che rimane.
Mi tengo occupata. Così il tempo passa più veloce.
Vado a dormire da sola e mi sveglio da sola. Faccio passeggiate.
Lavoro fino a stancarmi. Osservo il vento giocare con la robaccia
rimasta sepolta tutto l'inverno sotto la neve.
Finché non ci si pensa sembra semplice. Perché l'assenza intensifica l'amore?
Tanto tempo fa quando gli uomini andavano per mare, le donne li aspettavano
sulla spiaggia, scrutavano l'orizzonte in cerca della piccola imbarcazione.
Adesso io aspetto Henry.
Lui compare e scompare senza preavviso e involontariamente. 
Io lo aspetto. Ogni minuto di attesa dura un anno, un'eternità.
Ogni minuto scorre lento, trasparente come vetro. 
Attraverso ogni minuto vedo un'infinità di minuti in fila, in attesa.
Perché se ne va dove io non posso seguirlo?"

Incipit di The Time Traveler's Wife, A. Niffenegger, 2005

Questo è l'incipit di un libro che amo molto. 
Un libro che ho consumato a furia di leggere e rileggere, 
un libro di cui posso citare a memoria interi passi.
Se c'è un personaggio letterario che vorrei tanto e, allo stesso tempo, non vorrei per niente essere,
è proprio la protagonista. Il perché lo può capire solo chi ha letto il libro e ne ha capito i risvolti veri.
Perché essere Clare è insieme meraviglioso e immensamente duro. Forse più la seconda, che la prima.

In questi giorni penso a tutto il tempo che (ho passato e) passo ad aspettare.
Aspettare qualcuno/qualcosa che non arriva. Che probabilmente non c'è nemmeno. 
O, nella migliore delle ipotesi, se c'è, probabilmente non arriverà, per un qualsiasi motivo.
Anche solo per il fatto che io sto aspettando.
Il destino ha uno strano senso dell'umorismo, d'altronde.
E sto realizzando che sono stanca di aspettare, per la verità. 
Che nella mia testa vedo già come saranno i minuti dei prossimi 30 anni della mia vita. 
E, anche se non mi piace quello che vedo, ho la sensazione che non mi posso opporre o sottrarre ad essi.

Una delle cose imprescindibili che i personaggi del libro sanno è che non ci si sottrae al tempo e alle scelte, che siano le tue o quelle di qualcun altro. E così e basta. E il loro amore è frutto di avvenimenti che accadono a prescindere dal loro volere e attraversano il tempo, un tempo che li unisce, ma più spesso li divide. 
Eppure non smettono mai di aspettarsi.
C'è un passo del libro in cui Henry, il protagonista, dice a Claire che "è bello starsene sdraiati, sapendo che il futuro, in un certo senso, è sistemato".
Ecco, è questa l'unica cosa che mi darebbe sollievo. Sapere che il mio futuro, in qualche modo, è sistemato.
Che non c'è bisogno di preoccuparsi.
Che andrà tutto bene.

Ma non lo so. E non so se sarà così. Posso solo continuare ad aspettare, provando a vivere.(Baglioni mi consiglierebbe il contrario...)
Il guaio è esattamente questo.

lunedì 8 dicembre 2014


mancavano giusto il maxicono con il suo autografo e Somebody To Love dei Queen in sottofondo...
Io per un momento lunghissimo ho avuto 15 anni...

# No, 2014 resti sempre un anno di merda
# ma tu ricorderò come l'anno che ho conosciuto Giani

sabato 6 dicembre 2014


Tutti hanno un film di Natale. Uno dei miei è questo.
E oggi che non ho programmi per la serata, che le feste si avvicinano e come al solito io vorrei fossero già passate, che Torino mi manca tanto e in questo momento vorrei fossero le 2 del mattino e fare due passi per il centro, da via Lagrange fino a Piazza San Carlo, con solo le luci d'artista a farmi compagnia..e se ci fosse anche la neve, sarebbe perfetto...oggi che la mia vita è piena di addii non detti che invece avrei voluto fossero solo arrivederci...

  • beh,oggi questo film è ancora più mio del solito.

mercoledì 3 dicembre 2014

" La sera prima, dissi a Rachel che venisse a ballare, al Great Falls, ma lei non volle, disse che aveva troppa paura. Non ho paura del salto, mi disse, non ho paura di morire, ho paura di stare là dentro. Non vada a dirlo a quei due, mi disse, ma io di stare chiusa in quella botte ho un terrore micidiale. Impazzirò là dentro, mi disse. Non pensarci dai, vieni a ballare, le ripetei. Non riesco a non pensare al buio là dentro, mi disse. Allora semplicemente la presi tra le mie braccia e la tenni stretta, io che non sono mai stata capace di tenerezza. Quel che avrei potuto dirle, per aiutarla, l'ho capito solo più tardi ripensando a quel giorno, al suo salto, alla sua follia. Le avrei dovuto dire che tanti saltano nello stesso modo via dalla loro vita, oltre se stessi, rischiando tutto per sentirsi davvero vivi. Avrei dovuto dirle che tutti lo fanno chiusi nelle loro paure, chiusi dentro la botte mefitica delle loro paure. Un posto piccolissimo, molto nero, dove sei solo, e fai fatica a respirare. Non c'è nulla che si possa fare per cambiare le cose e già si è fortunati se qualcuno ha avuto per noi l'attenzione di mettere una piccola musica, là dentro; o se capita di avere un'amico ad aspettarci in un'ansa del fiume per riportarci a casa, in una qualche casa. Questo, le avrei dovuto dire. Invece solo la strinsi fra le mie braccia, e non fui capace di dire niente. Piccola Rachel...davvero si sarebbe meritata un giorno di gloria, lei e quegli altri due matti, sa il cielo come mi mancano. Ma non è andata così, spesso non va così. Si semina, si raccoglie, e non c'è nesso tra una cosa e l'altra. Ti insegnano che c'è,ma...non so, io non l'ho mai visto. Accade di seminare, accade di raccogliere, tutto lì. Per questo la saggezza è un rito inutile e la tristezza un sentimento inesatto, sempre. Seminammo con cura, tutti, quella volta, seminammo immaginazione, e follia e talento. Ecco cosa abbiamo raccolto, un frutto ambiguo: la luce bella di un ricordo e il privilegio di una commozione che per sempre ci renderà eleganti, e misteriosi. Voglia il cielo che questo basti a salvarci, per tutto il tempo che ci sarà dato, ancora."

A. Baricco, Smith&Wesson, pag.98, Feltrinelli,2014

Ho comprato questo libro alla Feltrinelli di Porta Nuova, questo venerdì mattina che ero sotto la pioggia di Torino e avevo bisogno di non pensare che mi sentivo sola. Le librerie sono il mio rifugio ogni volta che mi sento così.
E i libri di Baricco toccano sempre il punto più intimo di tutti i miei nervi scoperti, quelli che mi sforzo male di nascondere, ma si vedono uguale e troppo.
I libri di Baricco per me sono sempre un evento, una finestra che si apre su me stessa, anche quelli brevissimi come questo, che è più un racconto da bersi tutto d'un fiato, ad una velocità inconsuenta, sperando che non ti si stringa il cuore nel mente. 
Anche se il cuore ti si stringe ugualmente, quando arrivi alla fine.

martedì 2 dicembre 2014

"E fu così che ci trovammo nel posto sbagliato al momento giusto
o forse era il posto giusto al momento sbagliato
con tutta probabilità era tutto sbagliato
il posto e il momento.
Erano sbagliati gli alberi e le strade
era sbagliato il cielo ed il cemento
eri sbagliata tu
ero sbagliato io
Sbagliammo il primo bacio e l'ultimo
il primo appuntamento
il primo orgasmo fu sbagliato
e fu sbagliato il primo vaffanculo.
Però sbagliò la luna ad esser piena quella note
e a illuminarti il viso
sbagliarono i tuoi occhi ad esser belli in pianto
sbagliarono gli abbracci
quelli non dati
quelli dati 
quelli non chiesti
quelli sperati"

Guido Catalano

"La memoria mi aiuterà a soffrire ancora di più: 
perché in fondo noi siamo della razza di coloro che hanno per legge
questa assidua pena di cercare armonia conquistando il dolore"

Salvatore Quasimodo


Ho la brutta sensazione che ci metterà un po' a passarmi questa volta. 
Soprattutto perché é una cosa che ha a che fare con me e con come sono io, non tanto con te e con quello che immaginavo, speravo e avevo bisogno che fossi.
E quando mi passerà, perché passerà, io non lo so se avrò mica più voglia di rimettermi in gioco.
E se la vita sarà più forte, perché lo è sempre, non è detto che io lo sarò altrettanto e che avrò la capacità di regalare i pezzi di me che saranno (non so bene come) rimasti, a chi avrò di fronte.

lunedì 1 dicembre 2014

"Non so chi tu sia, non l'ho mai saputo. Nascondi parte di quello che sei in un cono d'ombra. Lo nascondi a te e agli altri. H avuto la presunzione di pensare che la tua bellezza appartenesse anche alle cose che non lasciavi emergere. Non ne sapevo nulla, ma forse sarebbe andato bene tutto"

"Basta il pensiero" solo se devi piegare un cucchiaio" [cit.]

Oggi è una giornata strana e non riesco a venirne a capo.
Alla melancolia dovuta al ritorno, si mescolano un sacco di altre sensazioni ed io non riesco ad avere il giusto senso della misura, il giusto distacco, la giusta concretezza per affrontare tutto e cercare di andare oltre.
Continuano tutti a ripetermi incessantemente di dare il "giusto peso alle cose".
Ma quale sarebbe questo giusto peso?
Accettare il fatto che sono solo uno svago e non andremo mai più in là di così?
Accettare che la lontananza faccia tutto il resto e ci allontani definitivamente?
Accettare che sia stato tutto fine a sé stesso e non pensarci più?

Non ci riesco.

I tuoi silenzi e il tuo distacco sono le cose più difficili da mandare giù. 
Perché rendono amari anche i momenti in cui ti sei lasciato andare e hai smesso di essere un muro.
Perché mi hanno reso difficile rilassarmi davvero quando, senza motivo, mi hai abbracciata davanti ad un sacco di persone. Ed io sentivo i loro sguardi sulla mia nuca e l'improvviso silenzio di tutti quando lo hai fatto.
Perché mi hanno reso impossibile crederti e prenderti sul serio quando mi hai invitato a stare da te per Natale. E avrei voluto gridarti si, invece ti ho risposto che mi pareva avventato.
Perché, per uno strano meccanismo che non ho la forza di contrastare lucidamente, i tuoi silenzi mi rendono difficile staccarmi da te, nonostante non ho (e non ho mai avuto) l'intenzione di essere il tuo "qualche volta, quando ho voglia". E invece lo sono stata per tutto quest'anno. E quel che è peggio è che non me ne importa niente.

Il fatto finale è che mi sta bene perché sono io che sono stata al gioco.
Ma non esiste un "giusto peso" in tutta questa storia.
Ed io vorrei solo che tu avessi voglia di me allo stesso modo in cui io ho voglia di te.
Nel frattempo, per tentare di essere almeno ragionevole, cerco ininterrottamente un interruttore che mi faccia rinsavire e mi aiuti a smettere di pensare a te. 
Ma non lo trovo.
E il pensiero non basta.

" Dicono che c'è un tempo per seminare / e uno che hai voglia di aspettare / un tempo sognato che viene di notte / un altro di giorno teso / come un lino a sventolare. / C'è un tempo negato e uno segreto / un tempo distante che è roba degli altri / un momento che era meglio partire / e quella volta che noi due era meglio parlarci. / C'è un tempo perfetto per fare silenzio/ guardare il passaggio del sole d'estate / e saper raccontare ai nostri bambini quando è l'ora muta delle fate / C'è un giorno che ci siamo perduti / come smarrire un anello in un prato / e c'era tutto un programma futuro / che non abbiamo avverato./ E' tempo che sfugge, niente paura / che prima o poi ci riprende / perché c'è tempo, c'è tempo, c'è tempo / per questo mare infinito di gente. / Dio, è proprio tanto che piove / e da un anno non torno / da mezz'ora sono qui arruffato/ dentro una sala d'aspetto / di un tram che non viene / non essere gelosa di me / della mia vita / non essere gelosa di me / non essere mai gelosa di me. / C'è un tempo d'aspetto come dicevo / qualcosa di buono che verrà / un attimo fotografato, dipinto segnato / e quello dopo perduto via / senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata la sua fotografia. / C'è un tempo bellissimo tutto sudato / una stagione ribelle / l'istante in cui scocca l'unica freccia / che arriva alla volta celeste/ e trafigge le stelle / [...] è un tempo che è finalmente / o quando ci si capisce / un tempo in cui mi vedrai / accanto a te nuovamente / mano nella mano / che buffi saremo / se non ci avranno nemmeno avvisato. Dicono che c'è un tempo per seminare / e uno più lungo per aspettare / io dico che c'era un tempo sognato / che bisognava sognare. "

I. Fossati

lunedì 24 novembre 2014

"Le cose stanno in questo modo. Tu sei una tipa da ottantacinque per cento e James è uno che dà solo il venti per cento. Non lo fa per cattiva volontà, è che non è capace. Un sacco di uomini sono così ma le donne non lo capiranno mai. Le donne continuano a dare. E pensano che se andranno a letto con il tizio da venti per cento, e daranno anche quel  loro quindici per cento finale, si sveglieranno miracolosamente accanto a un cento per cento. Sbagliato. Sarà già tanto se si sveglieranno accanto a quel tizio, e basta. Probabilmente troveranno un biglietto sul cuscino, con su scritto 'sono tornato a casa a dar da mangiare al cane', o qualcosa del genere."
 "Non sei forse anche tu uno da venti per cento?"
"Touché! Ma rifletti, Aggie. Se un'ottantacinque per cento continua a frequentare i venti per cento vuol dire che è altrettanto refrattaria ad impegnarsi."
da "Agatha Raisin e il mago di Evesham", Beaton M.C.

AmicoCapo (ormai ex capo) oltre al ruolo di "Amico" e di "Capo", svolge nella mia vita l'ulteriore ruolo di "Suocera". Non per altro fa parte della Famiglia del Mulino Bianco ed è il fratello maggiore della mia Coscienza, quella con il nome e l'indirizzo diverso dal mio.

AmicoCapo è stato sempre molto onesto e critico, e di questo lo ringrazio, riguardo a un po' tutte le mie (dis)avventure sentimentali. Anche quando avventure non lo erano.
Non vede assolutamente di buon occhio il fatto che io e il LoveFriend dei tempi che furono siamo rimasti in contatto. Lo giudica ampliamente inappropriato e continua a ripetermi che l'unica idea che rimando all'esterno è che "non mi è passata". Così ogni volta che per sbaglio il suddetto viene nominato, sorride con sussiego e scuote forte la testa.
Ha tifato(e continua tuttora a farlo) per un caro amico che si è dichiarato in maniera molto cinematografica e ancora non si capacità del perché io non abbia almeno considerato di dare a quest'uomo una possibilità. Perché secondo AmicoCapo, lui è quello giusto ed io sono troppo immatura per accorgermene.
Quando nella mia vita è entrato S., la cosa più "carina" che mi ha detto è stata: "ma seriamente pensavi che uno con una storia come la sua avrebbe capitolato per te? Non farmi ridere".

E in una di quelle mattine in cui arrivavo in lacrime a casa sua per badare alla rampolla, la Duenne del mio cuore, dopo l'ennesimo nulla di fatto e le sbronze e i il mio comportamento senza più il lume sacro della ragione, AmicoCapo mi ha detto pari pari che era tutta questione di PREDISPOSIZIONE. Non tanto quella degli altri, quanto la mia.
Quella che non si vuole impegnare in realtà sono io. E di conseguenza, questa mia predisposizione a fare l'eterna adolescente ("ma chi? ma mi hai guardata bene?" [cit.])mi porta inevitabilmente a frequentare uomini che non si impegnano perché io li vado a scovare con il lumicino, per assecondare il mio inconscio che grida "scappa,scappa sei ancora in tempo, scappa e non voltarti".

Io per la verità non ho mai voluto scappare, ma correre incontro.
Il problema è che diventare adulti sembra significhi perdere un pezzetto di sè alla volta, lo spazio emotivo che siamo disposti a concedere è ogni volta sempre più ristretto. 
A volte scompare.
Io ho la sensazione di correre a perdifiato incontro a soggetti che hanno questo spazio talmente frammentato che in confronto le 7.107 isole delle Filippine sono un continente a se stante.

Poi sei arrivato tu. Che sei un muro e mi dai l'idea che le parole "spazio emotivo" non hai nemmeno idea di cosa significhino. E tutto si è ripetuto, con dettagli diversi e avventatezze fuori calibro che la metà poteva bastare, ma con una consapevolezza e una lucidità che non mi erano mai capitate prima.
Io ho dato molto più dell'ottantacinque per per cento, tu molto meno del venti.
E quel che è peggio è che non mi pento di niente e rifarei tutto quanto senza esitazione. 

Ma AmicoCapo questo non lo sa.

martedì 4 novembre 2014


L'altra sera ero a cena con le mie famigliole preferite e una delle mie tante amiche sposate, mentre parlavo del piccolino a cui faccio attualmente da babysitter,raccontando di come assomigliasse alla mamma quando è corrucciato e al papà quando ride, mi ha guardato intensamente e dopo un momento mi ha detto: "tu devi fare un figlio". 
Non un "dovresti" o un "hai mai pensato". Ma un devi. 
Ed io, come al solito, le ho risposto " va bene così, per me è meglio fare la zia a tutti i vostri pargoli. Decisamente basta la gatta". 

E' la seconda persona che, in quindici giorni, mi dice la stessa cosa ed io ho sempre qualche problema a rispondere.
Perché rispondere mi porta inevitabilmente a pensare a mia madre, a quanto mi manca irrimediabilmente, a quanto ha significato crescere senza di lei. E penso alla mia infanzia e alla mia adolescenza, che non sono state propriamente delle più felici. 
E so solo che io non voglio avere figli perché ho paura di non potergli garantire una vita migliore di quella che è toccata vivere a me. Perché ho paura di non poter esserci sempre o che possa accadere qualcosa che ci separi senza che io riesca ad impedirlo. 
Ho paura di non poterli proteggere, sempre. Proteggerli dalle persone, dai fatti dalla vita, da me stessa, da chi vorrebbe loro poco bene o da chi, al contrario, gliene vorrebbe troppo.

Faccio fatica a rispondere perché guardo la mia vita sentimentale e  l'unica risposta che mi viene in mente è :" guardami: per un motivo o per un altro, riesco sempre a scegliere l'uomo sbagliato, a fare scelte sbagliate, a fare le cose giuste al momento sbagliato o con le persone sbagliate, le cose sbagliate con le persone giuste. Insomma, sbaglio di default, sapendo di sbagliare e non imparando mai la lezione." 
E perché come dice alla fine del post questa mamma,che ha la mia stessa età ed ha già due figli: nessuno sa cosa sta facendo veramente, "perché i sentimenti si provano e molto spesso, purtroppo non si riescono". Come potrei fare un figlio, io, che non li riesco mai?

E poi penso inevitabilmente ad Angelica, alla mia piccola dolce Angelica. E all'affetto innato ed istintivo che riesco a provare solo per lei, ma per nessuno di tutti i bimbi dei miei amici, ai quali pure sono affezionata.
E la ricordo piccolina,di tre mesi, che dormiva tra le mie braccia; ricordo i primi dentini e di quando ha gattonato la prima volta; di quando mi ha abbracciata la prima volta e di quando mi ha sorriso riconoscendomi; di quando ha fatto la varicella qualche mese fa e aveva la febbre e mi teneva la mano, di quando ho chiamato per il suo compleanno e lei mi ha detto "ciao" al telefono; di quando è caduta ed io non ho dormito per tre giorni perché mi sentivo in colpa; di giochiamo ad inseguirci intorno al tavolo, di quando faccio finta di rimproverarla e lei sa benissimo che sto scherzando e mi sorride, ma poi obbedisce; di quando al matrimonio di un amico ha lasciato la mano della mamma (cosa che non fa mai) per stare sempre con me. Di quando sono irrimediabilmente esasperata dalla mia vita che va sempre al contrario e passo a trovarla e tutto svanisce, non conta più niente, ci siamo solo io e lei ed è tutto quello di cui ho bisogno per tirare avanti. 
Di quando tutte le volte che mi vede, anche quando passano settimane e mesi, mi ripaga con lo stesso affetto incondizionato che è riservato ad un parente stretto.
Non sono la mamma di Angelica, sono stata solo la sua babysitter.  
Ma penso spesso che lei è quanto di più vicino io potrò mai avere ad un figlio. 
E non sapevo nemmeno io quello che facevo, ma il risultato mi dice che forse non ho sbagliato proprio tutto.
E adesso che lei è a Torino ed io sono tornata a Lecce, la lontananza è talmente logorante che non riesco a trovare le parole nemmeno per spiegarla questa cosa.

La verità è che dentro di me sento che un figlio non sono pronta ad averlo e non so se sarò pronta mai, perché in qualche modo non sono più una figlia, ma non mi sono mai sentita una madre. 
E se anche fossi pronta ad esserlo, questo figlio, come tutte le cose della mia vita, probabilmente non  arriverà mai.
Ma rispondere così a chi mi dice che "devo fare un figlio" è troppo lungo. 
Meglio dire che va bene fare solo la zia.