sabato 7 luglio 2018

"Sono preda dei giorni che verranno, dei volti che non torneranno più ogni volta che il ridere si spegne. Cosa sarà di noi... di tutti i fuochi e di questo pregare in una pioggia tremenda, da far stringere le mani, che chiuda e apra finestre,estati, inverni e tutte le mie case, i miei balconi.
Che ci cadano addosso mille sere come negli anni, una dentro l'altra. Se muore un po' per vivere più forte, se il tempo deve farsi un tempo solo tutto pieno come un sasso che va a fondo"
Isabella Leardini


Da qualche giorno, quando si fa buio e dopo lunghe ore di caldo, arriva la pioggia.
"inopinatamente", come direbbe Baricco.
Temporali fortissimi, pieni di tuoni e lampi che squarciano il cielo.
A volte durano per ore, tutta la notte anche, altre solo il tempo di una cena.
Ed io li aspetto, questi temporali, quasi ogni sera. E quando arrivano, resto a guardare il cielo,sul limitare del mio balcone, come se fossi in perenne attesa di risposte che sembra possano arrivarmi solo da li, tra le gocce di pioggia.

E penso spesso a quando facevo la stessa cosa su un altro balcone. 
Solo, accompagnata da uno spirito diverso.
E lo so che il cielo è sempre quello, ma spesso mi manca il cielo dal balcone di casa di mio padre. 

A volte, mi manca il cielo di quando avevo vent'anni e credevo che mi aspettasse una vita totalmente diversa. 
A volte, penso al passato e sento , con una certa sicurezza, che voglio altro da quello che credevo di volere. O da quello che gli altri sono convinti che io voglia.

domenica 24 giugno 2018

"Il tempo è fuggito tanto velocemente che l'animo non è riuscito ad invecchiare"
D. Buzzati, Il Deserto dei Tartari 



Se dovessi dire come mi sento alla fine di questo 39mo compleanno, mi viene solo da dire che ho la sensazione che 15 anni fa devo aver sbagliato strada e adesso sto tentando di rifarla tutta contromano. 
Ed ho la paura che, di fatto, non troverò sulla strada nessuna rotatoria al momento giusto.
Come dicevo precedentemente, non sono infelice, ho solo molte mosche nel pugno della mano. "Un ago magnetico in cerca di orientamento continuo" [cit.]

Ogni volta che arriva il mio compleanno (che al momento in cui scrivo è anche già passato),
non posso fare a meno di ripensare ad un pomeriggio di 20 anni fa in cui avevo solo 18 anni e una ragazza mi parlo dei miei trent'anni come se fossero dietro l'angolo. 
Ci penso sempre in questa occasione, perché in mancanza d'altro, si finisce con l'attaccarsi un po' a tutto nel vedere come sono andate le cose e come invece sarebbero potute andare. D'altronde a me non capitano problemi in una vita normale. A me capita un po’ di normalità in una vita di problemi.
Ho pensato spesso alla me stessa di vent'anni fa in questi giorni e alla velocità in cui questi vent'anni sono passati. Un po' ci ho pensato con nostalgia, più spesso per tenere vivi ricordi che ogni tanto si perdono nella babele degli avvenimenti di una vita. Se dimentichi allontani dalla mente. Se ricordi, riporti al cuore.
Dimenticare è una cosa che un po' mi fa arrabbiare, ma ricordare spesso è un'operazione strana e difficile. Vorrei tuttavia, essere in grado di non dimenticare mai niente e nessuno.

Sarà stata una coincidenza, ma giusto ieri la mia vicina dal pollice verde mi ha aiutato a piantare in un vaso del mio balcone i Non ti scordar di me. Fioriranno non prima dell'anno prossimo, se sono fortunata, in concomitanza con il prossimo compleanno, il prossimo traguardo. Un augurio, un regalo, il proposito di ricordarmi di innaffiare la pianta e sperare che nasca.

( NB:In ogni caso, la mia amica spagnola continua ad azzeccare i regali di ogni ricorrenza, stracciando il mondo di persone che ho intorno, che pure mi riservano un pensiero.
Per l'ultimo compleanno prima della definitiva entrata nel mondo degli "anta", ha pensato bene di una sosta per il (mio) viaggio in un luogo che ho in programma di visitare da anni, ma che, per un motivo o per un altro, fino ad ora ho dovuto accantonare: Pré Saint-Didier.





Ho un anno per decidere e fare in modo di godermelo.
Poi ci sarà il decennio dei 40, ma quella è ancora una storia tutta da scrivere.)


domenica 10 giugno 2018


Indovina chi viene a cena, 1967, dir. S. Kramer

Ogni volta che arrivo a questo punto del film, pur avendolo visto ormai un numero spropositato di volte, ho gli stessi lacrimoni luccicanti di Katherine Hepburn.
A differenza di lei, che nel suo recitare ha questa compostezza carica di phatos ed emozione, io non riesco a fare altrettanto. I miei, inevitabilmente, sgorgano scompostamente.
Lei ovviamente è di un altro livello.

Ci sono pochi film al mondo che, al pari di questo, riescono ad essere così sinceri e attuali.
E' stata l'ultima prova di attore di Spencer Tracy, che morì esattamente 17 giorni dopo questo film. 

Fatevi un favore: se ancora non vi fosse capitato di vederlo o ne avete solo distrattamente sentito parlare, prendetevi un'ora di tempo e guardatelo fino alla fine, al più presto.
Di questi tempi, fatti di mancanza di accettazione, è un toccasana per mente e cuore.

sabato 2 giugno 2018

domenica 6 maggio 2018

" Tu che hai camminato per un secolo lo sai che niente si dimentica ma tutto, a momenti, si deve poter prendere e mettere in un posto. Tenerlo in mano e metterlo in tasca, spostarlo sul comodino come fosse un fiore in un vaso, uscire, poi rientrare e ritrovarlo lì. Come potremmo vivere senza placare la memoria, che non vuol dire arrendersi, o dimenticare, ma lasciare che il caldo si raffreddi, che il bagnato si asciughi, che ogni cosa si trasformi e nasca un inizio da ogni fine. Che la fame si sazi per tornare a essere fame. Che il desiderio si estingua per rinascere. Che il sonno dia pace alla stanchezza per avere sonno di nuovo. Ogni minuto della vita gira attorno a qualcosa che non c'è più perché qualcos'altro possa accadere"
Concita De Gregorio, Mi sa che fuori è primavera


domenica 29 aprile 2018



A Quiet Place, 2017, dir. J. Krasinsky

" Ma il silenzio fa rumore, gli occhi hanno un amplificatore...quegli occhi ormai da sempre, abituati ad ascoltare...i tuoi occhi scendono le scale, non so cosa vanno a fare, se a commuoversi o sognare, ad arrabbiarsi o a meditare.."
Le Persone Silenziose, Luca Carboni.

Dopo aver visto il film, non son riuscita ad impedirmi di pensare ad una canzone di Carboni di qualche decennio fa: Le persone silenziose.
Il paragone è ovviamente molto azzardato, anche perché i protagonisti effettivi della canzone erano delle persone semplicemente timide e spaventate da se stesse e dall'idea che gli altri potrebbero avere di loro, una volta conosciuti i loro pensieri. 
E' certamente una situazione gestibile, rispetto all'idea che dei mostri ciechi (tanti e parecchio brutti) percepiscano anche il più piccolo rumore e, una volta individuata l'origine, sterminino violentemente la preda.

Mi sono concessa questa digressione, perché ho la sensazione che il film di Krasinsky, viaggi su un binario parallelo a questa canzone: il silenzio, in entrambi i casi, sembra essere l'unica via di fuga. E gli occhi, gli sguardi, le sfumature dei gesti sembrano diventare cruciali come unica fonte di comunicazione. 
L'unico linguaggio che ci si può concedere, per sopravvivere, è quello dei gesti. 
O frasi al limite del sospirato, quando ci si trova accanto ad un fiume o nei pressi di una cascata. 
Si soffre con la mano sulla bocca, se per sbaglio si inciampa e ci si fa male. 
O quando purtroppo ci si vede strappata una persona cara proprio davanti agli occhi, senza poter far nulla. 
Ci si ama abbracciandosi e ballando con gli auricolari, mentre Neil Young canta Harvest Moon e i bambini stanno dormendo. 
Ci si rintana in cantina, da sempre l'archetipo di luogo più pauroso di tutta la casa, ma in questo caso un posto isolato dove si spera di essere irraggiungibili in caso di un rumore improvviso. 
Ma, come si scopre, non si è al sicuro nemmeno là. 
E ci si chiede, come fa Emily Blunt da genitrice coscienziosa ma forse impotente, "Che cosa siamo se non possiamo proteggere le nostre creature?" 

Da più parti, vedo che si classifica il film come un horror. Ma secondo me è solo un aspetto limitato della faccenda: mi viene più in mente un richiamo alla Suspense di hitchcockiana memoria, con un scollamento tra quello di cui sono a conoscenza gli spettatori e ciò di cui sono a conoscenza i personaggi; o se non vogliamo andare così indietro nel tempo, penso alla tensione magistralmente manipolata e dosata dei film di Night Shyamalan. 
Sin dall'inizio, si è un passo avanti alla semplice sorpresa( più caratteristica del genere horror)di far apparire improvvisamente un qualcosa o un qualcuno che non si attende: l'effetto ansiogeno è commisurato al grado di consapevolezza e di conoscenza del pericolo che grava sul personaggio.

Tutto il film è una sorta di umana resistenza di fronte ad una forza eccessiva che cerca di sterminare; pur non essendo un vero e proprio film sulla famiglia o sulla perdita, è comunque una questione famigliare e di rapporti padre/figlio, che si inserisce in un discorso più allargato di reazione umana:"C'è molto più coltello tra di denti nell'immaginare una vita diversa e non smettere di ipotizzare e inventare rimedi che nel correre a perdifiato incontro alla bella morte" [cit.] , ho letto da qualche parte. 
E non posso essere più che d'accordo.

Hitchcock costruiva la sua idea di suspense mettendo lo spettatore in uno stato di ansiosa attesa, spesso rinforzata da temi musicali, ombre, luci particolari. 
Qui Krasisky, come regista, fa ancora meglio, andando oltre il convenzionale: avendo un budget abbastanza modesto, relega le creature ad apparizioni veloci, istantanee e feroci, e in poche scene le vediamo esattamente per quello che sono effettivamente: mostri a metà tra un enorme padiglione auricolare e i demogorgoni di Stranger Things. 
E non sarà mai il sonoro a scandire il film nella sua interezza, ma i diversi piani dell'immagine e il modo in cui i personaggi vivono in essa: un emporio abbandonato, i passi segnati sul parquet nei punti in cui le assi non scricchiolano, giochi elettronici negati ma presi di nascosto, un chiodo appuntito lasciato su uno scalino che ti fa subito pensare che DOPO accadrà qualcosa. Emily Blunt in attesa di un figlio.

Krasinsky cerca di tenere insieme due dimensioni della storia: la paura in sè stessa e la grande paura, profondamente genitoriale, di non poter proteggere le persone che più amiamo dai pericoli. E  centra perfettamente il punto.

sabato 14 aprile 2018

martedì 10 aprile 2018

 " --- E' INTERESSANTE GUARDARSI INDIETRO E VEDERE TUTTO QUELLO CHE HA       DESTATO LA TUA ATTENZIONE? COME RILEGGERE UN TACCUINO DI TUTTI I TUOI  TE  PIÙ' GIOVANI. (STRANO QUANTO CI SI POSSA ALLONTANARE DA ESSI).
               --- NON PENSO DI ESSERMENE ALLONTANATO. SONO TUTTI ME. E' SOLO CHE NON MI 
              RICORDO PROPRIO TUTTO DI LORO.


La Barca di Teseo, J.J.Abrams, D. Dorst

Una cosa buona di tutto questo tempo passato a scrivere è il fatto non aver perso tutte le altre me, anche se non sono più propriamente me e appartengono ad un altro tempo.
Un tempo che, a volte, faccio fatica a pensare ci sia anche solo stato.

sabato 7 aprile 2018

" CHE DIFFERENZA C'E' TRA LA SOLITUDINE E L'ESSERE INCOMPRESI?" [cit.]
Sabato.
Un altro.
Domanda della sera.(o della vita? whatever...)
In realtà non voglio una vera risposta. Non mi serve. E anche se l'avessi, probabilmente non ne vedrei la sfumatura utile.
Non sono infelice. Sono consapevole. Troppo presente a me stessa, purtroppo.
Perché faccio ancora molta fatica a rassegnarmi ad alcune logiche di merda della mia vita.

lunedì 2 aprile 2018

"I'm here just to listen"
"no, you're not"

Grazie Shonda.  Davvero.
Ma davvero davvero,eh.
Ora, perlacarità, almeno fino a fine stagione.