domenica 21 settembre 2014


" Supponiamo noi due / un amore nulla più / supponiamo un amore / che non voglio che vuoi tu / sola davanti a un bicchiere / mi aspetteresti la sera / supponendo un amore / che non voglio che vuoi tu? / Supponiamo un mattino / tu ti alzi e ami me / e che il tempo non passi / e che non vivi senza me / tra tanta gente diversa / ritroveresti te stessa / supponendo che sola tu non vivi senza me? / Supponiamo è già tardi / devi andare ma non vuoi / supponiamo che cerchino  / il mio viso gli occhi tuoi / arrossiresti nel viso / se mi rubassi un sorriso / supponendo che in fondo ciò che conta siamo noi? / Amore, Amore supponiamo dei giorni a creare i ricordi / Amore, amore supponiamo un amore che una volta soltanto / un amore che vuoi tu / Supponiamo una stanza / tu mi aspetti già da un po' / il telefono squilla / dico forse non verrò / sapresti tacere il dolore / e non portarmi rancore / supponendo che soffri / perché amore non ti do? "

(No, non era colpa del grigiume torinese come pensi tu.)


" Siamo fatti per non essere che attraversati?
per non aver alcuna consistenza se non quella dei nostri movimenti?
Siamo di volta in volta la Distanza e il Passaggio"

Jean Luois Giovannoni

giovedì 4 settembre 2014

"In seguito, quando sarebbe diventato un navigatore provetto sulle onde dell'acqua dei loro corpi, avrebbe scoperto che quelle spalle larghe erano la cosa a cui pensava con più libidine e con più tenerezza. Quelle spalle larghe sarebbero state la cosa che avrebbe riconosciuto in mezzo a una folla se tutti avessero avuto dei sacchetti di carta in testa. Quelle spalle larghe le avrebbe sapute riconoscere da una parte all'altra di un oceano."
Creature Ostinate, Aimee Bender

Mi chiedi come va. E poi sparisci di nuovo. Ovviamente.
E vorrei risponderti malissimo, ma non ho voglia nemmeno di fare questo.
A cosa servirebbe?

Va che il mio universo è chiuso in una scatola ed io sono bloccata fuori.
Va che continuo a pensare a troppe notti fa e alla tua schiena e alle tue braccia e tutto quello che...ma anche a tutto quello che non hai detto e che non hai fatto.
Va che a separarci ci sono millemila chilometri di distanza che io dovrei riempire con sacrosanti vaffanculo.
E invece...

giovedì 28 agosto 2014


" Marco ha una webcam aperta dove batte sempre il sole, si veda la spiaggia, si vedono le onde, si vede una donna che si allontana su un gommone. Lui aspetta sempre il momento di partire, arrivare un giorno incorniciato da un'alba sublime.
Carlo ha un ombrellino piantato in mezzo al petto, ho il cuore in ombra dice, ho il cuore gelido. Toccalo dice, avvolgilo, tienilo stretto, sto morendo di freddo.
Anna è seduta appena un po' più in là a contare le volte in cui la vita l'ha lasciata dentro un bar. Non ha consegne, non ha progetti, non ha buoni da scalare, poi guarda l'ora e decide che ha fame.
Mirko è caduto sul più bello, scivolato all'improvviso a una banale svolta del destino. Ora vive con sua sorella, la sera siede fuori sui gradini, '' la vita s'è rotta, dammi una moneta'' grida a Elena e agli altri vicini.
E io? Io aspetto qui, dove la vista rassicura. Ho con me i tuoi fiori, le tue accorte raccomandazioni e mi affido alla notte, che confonde le tracce, che nasconde i rifiuti, che ritorna costante. Che ritorna costante. Che ritorna costante. Che ritorna costante. Che ritorna costante. Che ritorna costante.
Luca s'è fatto prendere dall'ossessione del denaro. Teo dal fascino osceno del caso. Stefano ha bisogno di attenzione. Laura di privazioni. Gianni vive a Pechino. Laura serve ai tavoli in un ristorante di Torino. Andrea prende una droga che fa dimenticare. Sergio ha una malattia che lo fa addormentare. Mimmo è morto. 
E io? Io aspetto qui e mi affido alla notte, che confonde le tracce, che nasconde i rifiuti, che ritorna costante."
Massimo Volume

CollegAmica, oltre che ad essere una che sa il fatto suo in materia di vini, ha una cultura musicale di un certo spessore.Se di mestiere non facesse l'ingegnere, probabilmente sarebbe un'ottima produttrice musicale.
Nell'ultimo anno, anzi due, le nostre giornate hanno cominciato ad essere attraversate da una strana consuetudine che mi riguardava: dopo ore di racconti e di momenti in cui si tiravano le somme della mia incasinata situazione sentimentale, lei sceglieva una canzone adatta al momento.
Con il tempo, è riuscita a trovare una canzone adatta al mio umore di ogni giorno, al di là dei miei amori scombinati.
Ci ha sempre azzeccato. Sistematicamente. (Ed io ho allargato un po' la mia cultura.)
Ci ha azzeccato anche questa mattina, quando sul socialcoso è apparsa questa canzone ed io non ho potuto fare a meno di vedermi passare un pezzo di vita davanti agli occhi, in 4 minuti.
Le ho chiesto di non interrompere la consuetudine, se ci riuscirà, nonostante da domani ci saranno 1300 km tra me, lei, Torino e tutto quello che è stata la mia vita fino ad ora. 

Per intanto, spero che le mie notti qui possano essere meno peggio di quello che ho preventivato o che, almeno, riescano a confondere così bene le tracce da non farmi sentire il vuoto e le mancanze

martedì 12 agosto 2014


" Voglio tentare di stare con te. Voglio credere che è possibile, anche se non per ora,
anche da lontano. Ho bisogno di aspettare qualcuno che non somigli a nessuno
e tu sei questo"

Erri De Luca

Per una serie di strane coincidenze mentali, stasera dopo più di 15 anni ho rivisto Last Tango in Paris. Avrei dovuto vederlo qualche giorno fa, nel cortile del Palazzo Reale, per una rassegna cinematografica a cui ho sempre tenuto tanto e partecipato quasi sempre negli ultimi 3 anni.
Ma alla fine non è stato possibile: mentre io ero impegnata ad impacchettare definitivamente la mia vita e portarla via dal bucolocale molto bohemien che ho chiamato casa per un anno, l'ennesimo violento acquazzone ha sconvolto tutti i piani. 
Anche i nostri, che ci siamo cercati per tutto quel giorno e non ci siamo trovati. 
Ma non ne sono stata sorpresa.

Giovedì lascio Torino, che è un po' la mia Parigi. 
Ed è finita. 
Anche se, per la verità, non penso sarebbe mai cominciata sul serio. 
Per me, per te, per il tempo che non è bastato, per le cose che non abbiamo voluto o che volevamo con una sincronia talmente sbagliata che se ci penso...forse avremmo dovuto essere come Brando e la Schneider nel film, senza cognizione di noi stessi e senza domande sul passato o sul futuro. Tu ne saresti stato assolutamente capace. Io decisamente no.

E non ci saranno saluti o parole. 
Vado via e non so se tornerò. Con molta probabilità, no.
E questo è tutto.
Credo.

domenica 10 agosto 2014

" Se voglio conoscerla personalmente? Certo che sì. Meglio personalmente che impersonalmente, non crede?
A che scopo? Lo saprò solo dopo che ci saremo conosciuti.
Dove dovrebbe portarci? Là dove ci porterà. E se non dovesse portarci fin là, allora non doveva portarci fin là. Quindi ci porterà senz'altro là dove deve portarci. 
Mio marito ne sarebbe informato? Lo saprò quando saprò dove ci ha portato." 
 Daniel Glattauer, Le ho mai raccontato del vento del nord

Anche quest'estate, le opzioni sono due:
restare in attesa di qualcosa che non succederà. 
(E se ci penso sembra quasi essere diventata un'abitudine degli ultimi 4 anni.)
Partire per andare incontro ad una vita che non sento più mia.
(E anche questa, nell'ultimo paio di anni, è stata la situazione più concreta che il destino mi impone senza tregua davanti agli occhi..)

Qualunque cosa decido di fare, probabilmente tutto andrà in un modo che non contempla per me alcuna serenità mentale ma solo rinunce e cambiamenti che non so se sono in grado di affrontare. 
O meglio, che speravo di non dover affrontare.
In qualche modo sarò raggiunta anche io da un vento forte che scompiglierà la mia vita, sebbene tutto quello che vorrei è la capacità di prendere ciò che voglio e finché lo voglio, la possibilità di una stabilità materiale ed emotiva che mi dia un qualche equilibrio.
E invece...
AmicoB. dice che penso alle cose sbagliate e vedo tutto nero. 
Molto probabilmente ha ragione, ma in questo momento ho l'impressione di non avere nessuna scelta.

Quindi faccio l'unica cosa che so fare.
Cercare di far passare questo tempo prima della partenza leggendo.
Quest'estate è il turno di un tedesco e di una storia che sembra essere stata pensata per accontentare una come me. E anche se non so se mi fa più male che bene leggerla, almeno mi distrae in qualche modo dai "frammenti schizofrenici" di cui è fatta la mia vita attualmente.

mercoledì 6 agosto 2014

" Ci sono delle cose che sto cercando le parole per dire. Ma questi ultimi tre mesi sono i vent'anni più lunghi della mia vita e non ho ancora capito bene la differenza tra inizio e fine, tra sì e no, tra cose e parole, tra me e me. Trovo invece peli di gatto sui vestiti abbandonati sul letto, vestiti abbandonati sul letto, un biglietto scritto da me sul mio tavolo, e un posto per me alla mia tavola. Un posto per me nel mio letto, un posto per me al sole per strada, un posto per me in un pensiero mio fatto da me. Come quasi finalmente esistessi anche io in una realtà che ancora non so dire."
Teiluj

Come dice AmicoB., nell'ultimo mese il destino sta giocando con me.
Prendo decisioni sul mio futuro che vengono continuamente contraddette e ribaltate dagli eventi. Vivo una versione della mia vita ancora più schizzata e instabile del solito, è come se ballassi con un'entità mascalzona un valzer improvvisato di molti passi indietro e pochi passi avanti. E non mi posso fidare del mio compagno perché mi lascia sempre cadere ed io non sono poi granché come ballerina di valzer. Tengo male i tempi di battuta, credo.
Continuo poi a camminare o correre In direzioni che mi si presentano alla rinfusa e che io prendo, spinta a volte dall'inerzia, a volte dalla necessità di cambiare, a volte per stanchezza e disperazione.

Ho bisogno di prendere un po' di fiato, ma non so come, né quando, né quale sia il posto giusto per farlo. So solo che sono divisa tra due città e due vita agli antipodi e che il tempo di partire si avvicina sempre di più, nonostante il mio volere. Ed io non so più cosa è giusto fare, cosa è meglio fare, cosa voglio fare. E cosa bisogna fare per dare una direzione a questa mia vita che non so più come prendere. E forse non ho mai saputo come fare ed per questo che mi ritrovo qui così.

E quando capita che rallento, per la verità, capita semplicemente che mi sciolgo in lacrime: per strada, passando accanto a posti che mi piacciono un sacco e che per molto tempo non vedrò, aspettando persone o salutando amici. Quando saluto D., il mio collega preferito e sportivone che cerca di farmi vedere sempre le cose in maniera positiva, mentre ci scoliamo due chupiti dai nomi strani. Mentre sono in autobus verso le più svariate direzioni e vedo Torino passarmi negli occhi velocemente. Mentre impacchetto la mia vita e faccio un trasloco da sola, combattendo con ricordi che arrivano all'improvviso e scatole che non si vogliono chiudere. E valigie troppo pesanti. 
E la pioggia incessante che fino a ieri ha impedito all'estate di arrivare. 
Quest'anno ho pianto sotto la pioggia scrosciante per ben due volte, colta da un paio di acquazzoni cattivi mentre attraversavo la città da un capo all'altro. Pioveva così forte e tanto che quando ho raggiunto la mia destinazione ero fradicia dalla testa ai piedi, ma ancora molto di più lo ero dentro.

Piango mentre aspetto un treno, seduta su una panchina di una piccola stazione di provincia, che potrebbe tranquillamente essere quella del mio paesello giù al sud.
Piango aspettando questo treno che mi riporterà a Torino dopo una notte a casa tua, che potrebbe essere stata l'ultima, per un sacco di motivi.
Piango perché non ti sento vicino quando vorrei, né quanto vorrei, ma non ci posso fare niente. Perché questa cosa è nata così, già sbagliata e incasinata in partenza per poter andare bene; perché ci sono cose della mia vita che questa storia ha finalmente risolto e non te lo posso nemmeno dire perché ti farebbero scappare e comunque non avresti interesse a saperle; perché vorrei capire come stanno veramente le cose, vorrei capire cosa vuoi tu e soprattutto cosa voglio io (perché ammetto che non lo so se sei proprio tu quello che voglio). 
Ma noi siamo quelli che siamo e magari la verità è che questa cosa, al punto in cui siamo, non significa niente per entrambi, nonostante continuiamo a non chiudere definitivamente la porta e allo stesso tempo non ci sforziamo di aprirla bene per vedere se dietro c'è una stanza nuova e abbastanza grande da contenerci entrambi con tutto quello che siamo e ci portiamo dietro.

Piango anche adesso che ho guardato l'ora e devo scappare a lavoro. E sarò nuovamente in ritardo anche questa volta. E non ho scritto tutto quello che avevo bisogno di dire.

lunedì 7 luglio 2014

"Ho dormito poco per sognarti all'improvviso e non ho sognato niente..."
P. Benvegnù, Nel Silenzio 
"Perché il cervello, non è che te puoi indirizzarlo dove vuoi te, il cervello, che te gli dici Pensa delle cose belle, al cervello, e lui il cervello comincia a pensare a delle cose che ti fanno star bene no, non funziona così. Era bello, se funzionava così, era comodo. Il cervello, se te non hai una storia parallela che lo guida fuori dai suoi pensieri, al cervello, lui il cervello ci va a ricadere, nei suoi pensieri"
P. Nori

Questa notte ti ho sognato. 
Da quando le occasioni per incrociarti si sono diradate, mi è capitato di pensarti spesso. Volontariamente e involontariamente. 
Più di quanto mi capitasse di fare quando ci si vedeva costantemente  per la verità.
Ma sognarti, sognarti davvero e senza premeditazione, sognarti in un sogno in cui io non ero la regista onnisciente che in qualche modo decideva tutto, sognarti in uno di quei sogni senza logica spazio temporale, un sogno totalmente inconscio e involontario...quello no, non mi era ancora mai capitato. 
Nel sogno, parlavamo molto di più  di quanto abbiamo fatto nella realtà, e parlavamo senza bisogno di stare attenti alle virgole. O ai punti esclamativi.
Parlavamo senza preoccuparci di dire di più o di dire troppo. 
Anche nel sogno facevo cose sceme, discutibili come quelle che faccio veramente nella realtà. Ma almeno tu ne ridevi ed io non mi sentivo stupida nel farle.

Ti ho sognato e la cosa mi pare strana. Non solo perché, di fondo,coscientemente, non ho nemmeno molta voglia di sognarti, ma perché stanotte non volevo addormentarmi per nessun motivo. 
Dormo poco, ma (a differenza del passato) faccio orari abbastanza normali. 
Mi sveglio persino prima che suoni la sveglia
Tuttavia, non sento la stanchezza. Non fisicamente almeno.
Vivo le ore di luce con una certa insofferenza. 
Ed ho la sensazione di avere gli stessi ritmi della mia gatta. 
Solo che lei vive molto meglio di me.

E penso che ti sogno perché ho voglia di parlare con te. 
Ti sogno perché ho voglia di ridere con te.
Ti sogno perché, ogni maledetta volta, spero di essere contraddetta dalla mia vita nei momenti in cui ho veramente bisogno che le cose vadano al contrario di come poi realmente vanno.
Ti sogno perché ho sempre quella tentazione o necessità di verificare se il mio desiderio, e l'idea che ho, e la realtà coincidano. 
Ed io lo so che  la delusione è imminente, è sempre garantita, di questo ne ho ampiamente le prove e i segni. 
Ma sembra che non sono soddisfatta finché non ne sono completamente sopraffatta, finché anche la minima possibilità non è si è definitivamente sciolta in quella delusione.

Il mio cervello ricade nei suoi pensieri con insistenza e persistenza, nonostante io cerchi e abbia motivi a sufficienza per  instradarlo verso altre vie. 
Tipo un trasloco imminente che sto organizzando a singhiozzo, perché ogni volta che cerco di impacchettare la mia vita mi prende veramente il magone.

Ho bisogno di un storia parallela migliore. Dove sono i miei sceneggiatori?

sabato 5 luglio 2014

" Questo gioco impazzito nel mio cervello - ho pensato tante volte - vuol dire che la mia vita, con dei suoi raggi invisibili, sta mandando dei segnali alla mia testa. Mi manda il pugno sulla bocca dello stomaco.     L' emozione da smontare. Ma a me non è mai capitato di riuscire a smontare un'emozione. L'aver pietà di se stessi, che consiste semplicemente nell'aver pazienza e nel darsi pace, cioè nel tenersi il pugno sulla bocca dello stomaco, nel riuscire a passeggiare e a farsi tranquillamente le proprie cose come se non ci fosse il pugno nello stomaco... l'aver pietà di me stesso si è perso per strada."

Ugo Cornia, Quasi Amore.

Ecco.
Mi capita poi di leggermi negli scritti di qualcuno e di piangere un po' perché faccio i conti con me stessa ulteriormente.

E' uno di quei momenti in cui vorrei poter ritrovare la pietà di me stessa.
Ma quando non ce l'hai mai avuta, come si fa?

lunedì 30 giugno 2014

" Non so dare un nome a ciò che provo / e se ha una qualunque importanza / ma ti porto negli occhi insonni del pensiero / come un attimo scattato di indelebile nostalgia"
Anileda Xeka



Non sono brava ad andarmene...