venerdì 22 gennaio 2016


"...All I want is to find an easier way to get out of our little heads..."

mercoledì 20 gennaio 2016

"[...] mi ripeteva ogni giorno che stavamo cambiando il mondo. Ed è un bel pensiero finché non penso a quanti giorni e quante vite mi servirebbero per portare una scarpa piena di sabbia a casa prima di svuotare la spiaggia. Prima di fare la differenza per qualcuno. Cambiamo il mondo quotidianamente, Ma per riuscire a cambiare il mondo in maniera significativa serve più tempo di quanto la maggior parte di noi abbia. Non accade mai tutto in una volta. E' lento. E' sistematico. E' estenuante. E non tutti hanno abbastanza fegato."

Elliot, Mr. Robot

Fare la differenza per qualcuno.
Non so se l'ho mai fatta per davvero per qualcuno. Ma se anche fosse successo, in ogni caso, ho dimenticato come si faccia.
E un po' ho perso anche l'interesse ad esserla.


C'eravamo tanto amati, 1974, dir. Ettore Scola

"eh, ma io no" [cit.]

# la nonchalance
# questo gennaio è un mese canaglia

lunedì 18 gennaio 2016


Affection, Cigarettes After Sex


" [...] So what does it mean if I tell you to go fuck yourself / Or if I say that you're beautiful to me / It' affection alway / you're gonna see it someday /my attention for you / Even if it's not what you need [...]"

"Qui è come essere lì, solo che non posso toccarti". - ed

" Il dialogo con le stelle e gli astri del cosmo profondo è un dialogo con qualcosa  che è già morto , la cui luce - la cui vita- continua ad arrivare fino a noi anche dopo il loro spegnimento." - Federico Gironi

La Corrispondenza, 2016, dir. G. Tornatore

Il digitale non fa per Tornatore, e questo film lo dimostra in toto. Non è uno dei suoi film più riusciti, soprattutto a livello tecnico. Ha fatto di meglio.
Tuttavia come sa raccontare lui dell'amore, in questo caso un amore che trascende qualsiasi distanza, soprattutto quella fisica e temporale, secondo me non riesce a farlo nessuno.

Per la verità, ho pensato per tutto il tempo a quanto vorrei poter aver un "corrispondenza" con mia madre, così come avviene nel film. Forse non sarebbe salutare, ma certamente mi restituirebbe in qualche modo, per un po' di tempo, quello che mi è stato sottratto dalla sua assenza. Non ho un modo diverso per spiegarlo in questo momento.

mercoledì 13 gennaio 2016


"Cat's Meow" A short film by Jorge "Jay" Garcia

La faccia del gatto.

# ridere un sacco nonostante la stanchezza infinita

martedì 12 gennaio 2016

Genti che la mattina presto ascoltano le storie sconnesse sul mio nottambulismo inarginabile e poi mi fa il caffè così....


# colazioni
# barman simpatici

lunedì 11 gennaio 2016


" Planet Earth is blue and there's nothing I can do..."

D. Bowie



" S'innamoro perdutamente di una che non lo amava niente"

F. De Andrè


De Andrè morì alle 2 del mattino dell'11 gennaio 1999. Io lo scoprì la mattina dopo, quando, presentandomi in facoltà a Lecce a sostenere l'esame di Sociologia della comunicazione di massa, trovai ad attendermi un professore dal volto funereo, quasi quanto il cielo grigissimo di quella mattinata invernale. Il professore era Michele Mirabella che, quel giorno, scusandosi, giurerei anche quasi commosso, mi rimandò a sostenere l'esame nel pomeriggio perché non se la sentiva di affrontare (lui!) quell'incombenza in quel momento. Poi ricordo che si mise a piovere forte quel giorno. Io ho sempre amato la pioggia e ricordo che sono rimasta una buona mezz'ora ad osservare l'acqua cadere sugli enormi finestroni di quell'aula in cui ero, che si affacciava sul viale dell'università. Avevo poco più che 19 anni e in quell'aula mi sarei, anni dopo, laureata in semiologia del cinema. Mi ricordo anche che avevo una lezione quel pomeriggio, storia e critica cinematografica, ma i due impegni non si sovrapposero perché anche quel professore non si senti di affrontare una lezione. 
Ammetto candidamente che non conoscevo niente di De Andrè e che un po' rimasi anche sconcertata dalla devozione che gli dimostravano due dei professori universitari che apprezzavo di più.

A 17 anni di distanza, in uno stesso cielo plumbeo e freddo, è mancato David Bowie. Io l' ho scoperto alle 7.30 del mattino, dentro un autobus affollato di studenti e lavoratori che mi son parsi abbastanza ignari della cosa. E anch'io, non avendo la benché minima idea che fosse malato, stavo quasi per prenderla come il classico scherzo di cattivo gusto di inizio anno. Tra qualche ora verrà fuori la verità. Ma invece è arrivata una conferma, ed io ascoltavo la tv con la piccolina che mi abbracciava e cercava di togliermi gli occhiali per poterci giocare.
E pensare che esattamente ventiquattr'ore prima parlavo proprio della mia canzone preferita di Bowie, guardando un film in cui era inserita nella colonna sonora. La canzone è, appunto, Space Oddity.

Non posso definirmi una fan...conosco poco di entrambi gli artisti. Il lavoro di entrambi ha qualche sbiadito eco nei miei ricordi di adolescente: avrò ascoltato di sfuggita "Don Raffaé" qualche pomeriggio alla radio, avrò visto un paio di volte "Labyrinth" in qualche week end della fine degli anni 80. Non ne ho compreso la taratura fino a giusto l'ultimo paio d'anni. Questo vuole solo essere un modo per non lasciarmi scivolare addosso il momento che ha qualcosa di storico e indelebile.

Penso solo che, per fortuna, la musica è eterna e che farà si che questi due personaggi non muoiano mai definitivamente. Rivivranno ogni volta che qualcuno ascolterà una loro canzone o suonerà la loro musica. E così sia.


" [...] La matematica mi confonde. Come misura del mondo è strana. 
Per quanti conti si facciano qualcosa non torna mai pari. 
Due finestre fanno una vista? Quattro muri sono una casa? 
Noi siamo i nostri centimetri, chili, litri? Quanto pesa un segreto? 
Quanto misura una risata? 
E l'area del cuore come si calcola? "

Azzurra D'Agostino, 1977


Qualcosa non torna mai pari.
Mai.

domenica 10 gennaio 2016



"VEDERCI AL BUIO

Se anche tu potessi
capiresti perché

vado
fuori
di 
testa"


E' stato un sabato pomeriggio interamente dedicato ai gatti.
Un pranzo al Neko café con un gattone che cercava di corrompermi per avere un po' di cibo.
Un pomeriggio dentro la Feltrinelli a sfogliare libri sui gatti.
E poi questa citazione che mi ha lasciata imbambolata, lì al centro del piano, con in mano questo libro sui gatti di cui non ricordo né titolo né autore.
E adesso la mia gatta che mi coccola, scaldandomi i piedi in un nebbioso sabato che è ormai diventato domenica.

E penso ai miei occhi che vagano nel buio di una stanza e alla ricerca interminabile di figure che non sono veramente lì, figure che posso solo immaginare.
E penso che i gatti sono più bravi. 
A loro riesce tutto meglio. Soprattutto guardare al buio.