lunedì 11 gennaio 2016


" Planet Earth is blue and there's nothing I can do..."

D. Bowie



" S'innamoro perdutamente di una che non lo amava niente"

F. De Andrè


De Andrè morì alle 2 del mattino dell'11 gennaio 1999. Io lo scoprì la mattina dopo, quando, presentandomi in facoltà a Lecce a sostenere l'esame di Sociologia della comunicazione di massa, trovai ad attendermi un professore dal volto funereo, quasi quanto il cielo grigissimo di quella mattinata invernale. Il professore era Michele Mirabella che, quel giorno, scusandosi, giurerei anche quasi commosso, mi rimandò a sostenere l'esame nel pomeriggio perché non se la sentiva di affrontare (lui!) quell'incombenza in quel momento. Poi ricordo che si mise a piovere forte quel giorno. Io ho sempre amato la pioggia e ricordo che sono rimasta una buona mezz'ora ad osservare l'acqua cadere sugli enormi finestroni di quell'aula in cui ero, che si affacciava sul viale dell'università. Avevo poco più che 19 anni e in quell'aula mi sarei, anni dopo, laureata in semiologia del cinema. Mi ricordo anche che avevo una lezione quel pomeriggio, storia e critica cinematografica, ma i due impegni non si sovrapposero perché anche quel professore non si senti di affrontare una lezione. 
Ammetto candidamente che non conoscevo niente di De Andrè e che un po' rimasi anche sconcertata dalla devozione che gli dimostravano due dei professori universitari che apprezzavo di più.

A 17 anni di distanza, in uno stesso cielo plumbeo e freddo, è mancato David Bowie. Io l' ho scoperto alle 7.30 del mattino, dentro un autobus affollato di studenti e lavoratori che mi son parsi abbastanza ignari della cosa. E anch'io, non avendo la benché minima idea che fosse malato, stavo quasi per prenderla come il classico scherzo di cattivo gusto di inizio anno. Tra qualche ora verrà fuori la verità. Ma invece è arrivata una conferma, ed io ascoltavo la tv con la piccolina che mi abbracciava e cercava di togliermi gli occhiali per poterci giocare.
E pensare che esattamente ventiquattr'ore prima parlavo proprio della mia canzone preferita di Bowie, guardando un film in cui era inserita nella colonna sonora. La canzone è, appunto, Space Oddity.

Non posso definirmi una fan...conosco poco di entrambi gli artisti. Il lavoro di entrambi ha qualche sbiadito eco nei miei ricordi di adolescente: avrò ascoltato di sfuggita "Don Raffaé" qualche pomeriggio alla radio, avrò visto un paio di volte "Labyrinth" in qualche week end della fine degli anni 80. Non ne ho compreso la taratura fino a giusto l'ultimo paio d'anni. Questo vuole solo essere un modo per non lasciarmi scivolare addosso il momento che ha qualcosa di storico e indelebile.

Penso solo che, per fortuna, la musica è eterna e che farà si che questi due personaggi non muoiano mai definitivamente. Rivivranno ogni volta che qualcuno ascolterà una loro canzone o suonerà la loro musica. E così sia.


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