domenica 23 settembre 2012

Passatempo di questa domenica notte...


Cercare di ricordare e associare più titoli possibili, in attesa che arrivi il sonno dei giusti...
Bella canzone, bel montaggio, bei film ovviamente.

sabato 22 settembre 2012

"NON POSSO DIRTELO 
- MA LO SENTI- 
NE' TU PUOI DIRLO A ME."
                      
                                      E. DICKINSON


Non posso darlo per scontato, ma c'è stato un momento in cui sentivo che era così.
Ma magari vedo solo quello che voglio vedere e tralascio tutto il resto.


The Story of Film: An Odyssey



"LA MACCHINA DA PRESA E' IN MEZZO A TUTTO QUESTO(...)
UNA BUGIA PER DIRE LA VERITA'.
QUESTA E' LA REGIA, L'ARTE DI FARCI SENTIRE COME SE FOSSIMO LI'.
(...) QUESTA E' LA REGIA:CINEMA PER CREARE EMPATIA."

                                                                  Voice over, citazione da  Repubblica

Leggo che sarà in sala tra quattro giorni:due episodi a settimana per sette settimane.  
Dovrei essere coperta almeno fino al Torino Film Festival.

domenica 16 settembre 2012

Quello che sei...

"QUELLO CHE SEI
MI DISTRAE DA  QUELLO CHE DICI.
LANCI PAROLE VELOCI, PAVESATE DI RISA, 
INVITANDOMI AD ANDARE DOVE MI PORTERANNO.
NON TI PRESTO ATTENZIONE, NON LE SEGUO:
STO GUARDANDO LE LABBRA DA CUI SONO NATE.
INTANTO GUARDI LONTANO.
FISSI LO SGUARDO LAGGIU',
NON SO IN COSA, E GIA' SI PRECIPITA A CERCARLO
LA TUA ANIMA AFFILATA, COME SAETTA.
IO NON GUARDO DOVE GUARDI:
IO TI VEDO GUARDARE.
E QUANDO DESIDERI QUALCOSA
NON PENSO A QUELLO CHE VUOI
NE' L'INVIDIO: E' IL MENO.
CIO' CHE AMI OGGI, LO DESIDERI;
DOMANI LO DIMENTICHERAI PER UN NUOVO AMORE.
NO.
TI ASPETTO OLTRE QUALSIASI FINE O TERMINE
IN CIO' CHE NON DEVE SUCCEDERE.
IO RESTO NEL PURO ATTO DEL TUO DESIDERIO,
AMANDOTI.
E NON VOGLIO ALTRO CHE VEDERTI AMARE."

                                                                          P. SALINAS


sabato 1 settembre 2012

ACCADE
CHE LE AFFINITA' D'ANIMA 
NON GIUNGANO AI GESTI E ALLE PAROLE
MA RIMANGANO EFFUSE COME UN MAGNETISMO.
E' RARO MA ACCADE.

PUO' DARSI 
CHE SIA VERA SOLTANTO LA LONTANANZA,
VERO L'OBLIO, 
VERA LA FOGLIA SECCA PIU' DEL FRESCO GERMOGLIO.
TANTO E ALTRO PUO' DARSI.

COMPRENDO
LA TUA CAPARBIA VOLONTA' DI ESSERE SEMPRE ASSENTE
PERCHE' SOLO COSI' SI MANIFESTA LA TUA MAGIA.
INNUMERI LE ASTUZIE CHE INTENDO.

INSISTO 
NEL RICERCARTI NEL FUSCELLO E MAI NELL'ALBERO SPIEGATO,
MAI NEL PIENO, SEMPRE NEL VUOTO:
IN QUELLO CHE ANCHE AL TRAPANO RESISTE.

ERA O NON ERA LA VOLONTA' DEI NUMI
CHE PRESIDIANO IL TUO LONTANO FOCOLARE,
STRANI MULTIFORMI MULTANIMI ANIMALI DOMESTICI; 
FORS'ERA COSI' COME MI PAREVA O NON ERA.

IGNORO
SE LA MIA ESISTENZA APPAGA IL TUO DESTINO,
SE LA TUA COLMA IL MIO CHE NE TRABOCCA,
SE L'INNOCENZA E' UNA COLPA OPPURE
SI COGLIE SULLA SOGLIA DEI TUOI LARI.
DI ME, DI TE TUTTO CONOSCO,
TUTTO IGNORO.

                                                                     E. MONTALE

Quel momento in cui mi accorgo di essere entrata in un meccanismo affettivo sempre più avulso di concretezza,
senza avere una chiara, pratica e razionale idea di come uscirne.
Cerco di non perdermi di vista, come un adulto fa con un bambino.
Cerco di non infilarmi nelle cose per il gusto di farlo, soprattutto quando so che non porteranno niente di buono.
Ma ultimamente ci sono dei momenti in cui il mio buon senso sembra annebbiato 
dalla mia scarsa capacità di cogliere il nocciolo della questione e sono sempre nella situazione 
di essere colta pericolosamente alla sprovvista dalle mie stesse sensazioni.
Forse questi sono gli effetti della solitudine prolungata,
del vivere per tanto tempo nel sogno di qualcosa, nella speranza di qualcuno:
scorgo proiezioni di quello di cui ho bisogno negli occhi di chi si è imbattuto nella mia vita e
comincio a provare cose inspiegabili per persone che non possono sostenerne il peso.
Persone che, spesso, non sono quello di cui ho veramente bisogno.
Continuo a cercare e a non trovare.
Mentre forse dovrei solo aspettare di essere raggiunta e capita.

giovedì 16 agosto 2012

"Sconosciuto che passi! tu non sai con che desiderio ti guardo,
Devi essere colui che cercavo, o colei che cercavo (mi arriva come un sogno),
Sicuramente ho vissuto con te in qualche luogo una vita di gioia,
Tutto ritorna, fluido, affettuoso, casto, maturo,
mentre passiamo veloci uno vicino all'altro,
Sei cresciuto con me, con me sei stato ragazzo o giovanetta,
Ho mangiato e dormito con te, il tuo corpo non è più
solo tuo né ha lasciato il mio corpo solo mio,
Mi dai il piacere dei tuoi occhi, del tuo viso, della tua carne,
passando, in cambio prendi la mia barba, il mio petto, le mie mani,
Non devo parlarti, devo pensare a te quando siedo in
disparte o mi sveglio di notte, tutto solo,
Devo aspettare, perché t'incontrerò di nuovo, non ho dubbi,
Devo vedere come non perderti più."

                                                           W. Whitman

Stasera ad un certo punto la conversazione ha virato su un film con Edward Norton visto qualche tempo fa,
che all'epoca mi aveva entusiasmato non poco.
Tuttavia un po' tutti, al mio nominare Whitman quale autore di una famosa raccolta 
che portava lo stesso nome del film, mi hanno guardata perplessi 
come se non avessero mai sentito nominare il nome.
E allora ho citato speranzosa la mia frase preferita, quella che più mi rappresenta, quella che indico più o meno dappertutto:
« Mi contraddico, forse? / Ebbene mi contraddico / (sono vasto, contengo moltitudini) »
Ma ho dovuto arrendermi all'evidenza che Whitman per queste persone, 
che effettivamente appartengono una generazione un po' dopo la mia, non ha alcun significato.
Eppure (mi dicevo)"L'attimo Fuggente" lo avranno visto un po' tutti e l' intercalare 
" Oh, capitano, Mio capitano" è una delle citazioni più usate e abusate della società contemporanea.

Sono tornata a casa con un pizzico di nostalgia e senso di straniamento addosso.

Mi è venuto in mente che ai tempi del liceo, Whitman era uno degli autori più citati.
LA poesia sopra la si trovava citata e scritta su gran parte dei testi di letteratura contemporanea,
persino sui diari, in versione ridotta. 
Una volta, durante la mia prima occupazione a scuola, la ritrovai incisa persino su un banco.

Mi sono sorpresa a realizzare quanto, a distanza di anni (secoli)
questa poesia racchiuda in se gran parte del mio sentire attuale.
A quanto la senta con più profondità e più coscienza ora e adesso,
in questo momento della mia vita.
A quanto certi scritti restino una sorta di costante nei miei gusti, 
che pure si sono evoluti,
a volte affinati, altre volte invece imbarbariti (per usare un termine un po' eccessivo).

Il tempo passa,siamo investiti da informazioni e dati e parole e pensieri
che spesso dopo un momento già non ricordiamo più.
Eppure in questo marasma e nonostante il tempo passato,
ci sono certe cose che restano sempre, che ricorderai meglio di altre.
Perchè in fondo, alla fine, di questo si tratta: di quello che resta vivo dentro e ci fa sentire vivi.

martedì 24 luglio 2012


"TI PENSO COME LO POTREBBE FARE IL VENTO,
CON RABBIA, FOGLIE IN CIELO, ACCANIMENTO"

                                                                                        V. LINGIARDI, La Confusione è precisa in amore


Questa cosa io la sto facendo e so benissimo che è sbagliato farla.


E so che, se comincio a parlarne ad alta voce,del mondo in cui la sto facendo,
darò corpo a qualcosa che non ha motivo di esistere se non nella mia testa. 
E non dovrebbe esserci nemmeno lì, per dirla proprio tutta. 
Peggio, se comincio anche solo a dargli una forma, a questo pensare, 
un modo che ne definisca i contorni,
in quell' angolo della mia mente dove sono solita concedermi delle "libertà", 
so già che questa cosa si evolverà in peggio nella mia realtà vera di ogni giorno.
Tutto comincerà come per magia ad andare tremendamente male.
Se comincio a credere che non è frutto di mie sensazioni e basta, 
ma c'è anche la possibilità che ci sia il fattore esterno a fare da motore, 
allora succederà l'irreparabile. 
Ancora.
Di nuovo.
Come sempre. (Accidenti).
Perchè in queste cose io non ho mai via d'uscita.
Non importa quante volte mi è capitato e ricapitato. 
E fatto un male che non è possibile spiegare.
Io, come i matti, sembro non essere in grado di imparare proprio mai.
Ma proprio mai. (per la miseria!)


E allora sto cercando di auto-condizionarmi,accanitamente.
E mi ricordo ossessivamente ( prima,dopo, durante, andata e ritorno.Ininterrottamente) 
tutti i contro di questo mio pensare,
che, per una beffa del destino, 
sono proprio quei contro che solitamente sottolineo con fredda subitaneità 
e grazie ai quali riesco ad andare oltre senza il benché minimo problema.
Perchè, mi ripeto, dovrei aver imparato che il più delle volte non sono in grado di giudicare 
chi ho di fronte nella giusta prospettiva.
Soprattutto quelli che hanno un paio d'occhi che quando mi guardano spengono tutto il resto.
Perchè i miei ideali sono ideali e non hanno niente a che fare con la realtà.
Perchè le cose non sono mai quelle che sembrano a me, ma sono sistematicamente sempre altre.
Più brutte per la verità.
Perchè la mia percezione della realtà è differente e il più delle volte incongrua.
E' così e non ci posso fare niente.
Perchè questo pensare è qualcosa da cui non devo lasciarmi travolgere.
Perchè potrebbe travolgermi e travolgere è già un passo smisuratamente più in là di quanto
è,sarebbe e sarà opportuno concedere.


In questo momento sto invidiando gli integerrimi senza speranza.


mercoledì 11 luglio 2012



Io non lo so se quella notte tu te la ricordi.
Io mi ricordo il buio, la strada deserta, la luce del lampione che illuminava il tuo viso di traverso.
I tuoi occhi nello specchietto. Continuavo a guardarti lì, un modo per non interrompere il contatto visivo,
nei pochi attimi in cui hai distolto lo sguardo.
Le poche parole  che ci siamo scambiati e il modo in cui, in silenzio,ci stavamo dicendo addio.
Il tuo abbraccio che contraddiceva ogni parola che avevamo detto.

E le mie lacrime che mi impedivano di parlare,pensare, respirare. 
E quindi l'unica cosa che facevo era accarezzarti.
E questa canzone in sottofondo. Questa canzone che lo stereo ha ripetuto due, tre, quattro volte.
E' il ricordo più vivido, quello che spesso fa più male.
Mi ricorda la tristezza sorda e traboccante di quella notte, una sensazione che ancora adesso,
a distanza di tanti anni e di tanti cambiamenti irreversibili in mezzo, faccio fatica a quantificare.
Anche adesso che so con certezza che sono guarita, ( e lo sono davvero, giuro),
che sono più forte e consapevole, che so quello che voglio anche quando sono confusa,
che mi faccio una ragione delle cose che non succedono. E vado sempre avanti, qualunque cosa accada.
E ho solo il rimpianto che se fossimo stati entrambi un minimo più equlibrati, forse avrebbe fatto meno male.
Magari avremmo in ogni caso preso strade diverse,perché è così che doveva andare,
ma almeno avrebbe fatto meno male.

A volte mi sorprendo del fatto che mi basta pensarti perché tu faccia capolino nelle mie giornate,
come è successo oggi,quando mi hai scritto quel "ti voglio sempre tanto bene" diretto e a bruciapelo,
con una semplicità che mi ha lasciata un po' interdetta. Perché non lo so se è giusto che sia così.
Ma poi penso che è esattamente la stessa cosa per me.
Un po' ne ho paura, perchè significa che sarai sempre lì, in qualche parte della mia mente e del mio cuore. Significa che non passa mica mai del tutto, anche se si guarisce.
Ma penso anche che senza quella sorta di zona franca creata da questa cosa, forse sarebbe tutto molto peggio.
E' una cosa che non riuscirò mai a spiegare a nessuno, perchè verrà sempre costantemente fraintesa.
Ma sapere che ci sarai sempre, che ci saremo, quando il mondo andrà avanti, mi fa sentire meno sola.
E non mi sentirò in colpa per questo.
E chi se ne frega se nessuno capisce il perchè.

Ti voglio sempre tanto bene.
Anche io . Sempre.

martedì 3 luglio 2012




"VIENI
INSEGUIMI TRA I CUNICOLI DELLA MIA MENTE
TASTANDO AL BUIO GLI SPIGOLI ACUTI DELLE MIE PAURE.
TROVAMI NELL'ANGOLO PIU' NERO
OSSERVAMI.
RACCOGLIMI DOLCEMENTE SCROLLANDO LA POLVERE DAI MIEI VESTITI.
IO TI SEGUIRO'.
OVUNQUE."
                                                            Saffo.


Quelle sere che ci pensi
anche se sai che non è una buona idea pensarci.
Non lo è mai.
Quelle sere che continui a ripeterti che va così, 
che la strada non è uguale per tutti,
che questo non significa non essere felici, 
ma semplicemente significa esserlo in maniera diversa.
Quelle sere che ti dici che basta farsene una ragione, 
che "la speranza è una buona colazione, ma una cattiva cena" [cit. F.Bacone]
e subito dopo pensi a come sarebbe se 
e ti trasformi in J.D. in una scena di Scrubs.
Quelle sere che pensi ai tempi sempre sbagliati, 
alla svizzera intempestività dei fatti della tua vita.
Tua e qualche volta anche degli altri.
Quelle sere che pensi alla tua incongruente capacità 
di giudicare le persone che hai di fronte.
Quelle sere che poi ti senti anche un po' fuori mercato, 
e non solo lavorativamente parlando. 
Quelle sere che non sai se vuoi partire 
o se vuoi semplicemente che sia qualcuno ad arrivare lì dove sei 
e allora le strade e le luci di questa città sarebbero diverse 
e tu non avresti bisogno di andare a percorrere quelle che hai già affrontato, 
in lungo e in largo, quelle che sai a memoria 
e non riservano nessuna sorpresa e nessun cambiamento. 
Soprattutto, nessun cambiamento.
Quelle sere che insisti nel tuo pessimismo realistico, 
nel tuo cinismo, nel tuo non credere.
Quelle sere che ti immagini quegli occhi, più e più  volte, 
e in più momenti, e in più posti.
E sai che non saranno mai rivolti verso di te, 
che guarderanno sempre oltre te.
E che, in realtà, non sei proprio sicura di aver voglia che si accorgano di te veramente.
Perchè magari se accadesse troveresti qualsiasi ragione (buona e meno buona)
per voler ritornare invisibile.

Quelle sere che fai altro perché fare altro è tutto quello che puoi fare.

mercoledì 20 giugno 2012



Questa sera, ad un certo punto, CoinquilinoPiccolo ha fatto partire
a sorpresa "Notte prima degli esami".
E lì è stato inevitabile non pensare a che giorno è oggi e a quanti anni sono passati da allora.


Non rimpiango mai gli anni del liceo.
A quell'epoca ero una persona spaurita e timidissima,
infinitamente fragile e incapace di essere distaccata,
di essere in grado di fronteggiare le angherie o anche gli sguardi 
obbliqui delle persone.
Ero sempre con la testa altrove ed era inevitabile che mi sentissi
sempre fuori contesto, percorsa com'ero da impulsi che si rivelavano sempre opposti 
a quelli di chi avevo intorno.
La cosa succede ancora adesso, ma almeno ora è una cosa consapevole,
spesso una scelta, l'espressione della mia libertà e della mia personalità.
Ma allora era semplicemente un modo in più per sentirmi un'esclusa.
Ma quelle non sono cose che in quel momento riesci a capire.
Te ne rendi conto dopo, con un po' di nostalgia.
De Carlo, in suo libro un po' datato, aveva espresso con precisione 
come mi sono sentita per tutti gli anni del liceo:
"[...]Sai quando ti sembra di avere i gesti sbagliati e la voce sbagliata e la faccia sbagliata?
Come vestiti comprati senza sceglierli davvero, che ti stanno troppo larghi
o troppo stretti e ti pesano addosso e ti intralciano tutto il tempo
e non ti lasciano muovere come vorresti,
ti fanno venire voglia di strapparteli di dosso?"
E' questo che è successo:
per quei lunghi cinque anni di liceo, io non mi muovevo come volevo
e non riuscivo a trovare una maniera di essere me stessa e stare bene
con quelle persone che sono state una sorta di "famiglia acquisita", 
in quello che avrebbe dovuto essere il periodo più spensierato.
La cosa strana è che questa cosa accadeva solo con le persone della mia classe...
la vita al di fuori era diversa. 
La mia vita era fuori ed ha avuto i suoi momenti.
Momenti in cui sentivo fortissima la vita crescere come il vento,
in cui andavo veloce e rallentavo, senza perdere il ritmo, respirando
e vivendo le cose con una tale intensità e trasporto che adesso rimpiango.
Anche se sono sempre stata continuamente in ritardo su tutto,
e i miei vent'anni non sono assolutamente stati facili.
In ogni caso, ho salutato come una benedizione la fine dei miei anni di liceo.
Ho di gran lunga apprezzato di più gli anni universitari.
Ma quelli sono un'altra cosa.


Tutto questo per dire semplicemente che (anche) QUELLA notte,
quella prima degli scritti, quella che segnava una sorta di cambiamento 
totale della prospettiva futura, non mi sono smentita:
io mi ricordo di aver sempre preferito "Giulio Cesare" a "Notte prima degli esami". 
E la preferisco tutt'ora, che gli esami sono diventati altri.