giovedì 11 luglio 2013


FRENCH KISS, 1995 dir. L. KASDAN

La scena di questo film (e, in generale, proprio tutto il film) è il motivo per cui entro questo 2013 devo assolutamente trovare il tempo e il modo di andare un week end in Provenza.
"C'è una foto che Irene ha scattato con gli occhi, un frammento, una di quelle istantanee dov'è condensata tutta la tenerezza per qualcuno che abbiamo amato o amiamo ancora, e che si acquattano nella memoria per la vita.A volte è una sequenza, altre un'immagine, un fotogramma qualsiasi, un movimento spezzato, una smorfia (...) un gesto piccolissimo che non possiamo raccontare a nessuno (e non perché non vogliamo ma perché non sapremmo neanche come cominciare, e se pure ne fossimo capaci preferiremmo non farlo). Magari in quei lampi della memoria la persona con cui abbiamo scelto di passare la nostra vita non era nemmeno così bella come sappiamo può essere; eppure è lì che ne conserviamo l'essenza, perché è stato allora che l'abbiamo vista così inaspettatamente smascherata e se stessa; è in quell'istante che tutto è avvenuto.Forse lei non lo sa neanche, intanto recita la parte che crede sia quella che ci ha attratto, e noi teniamo il segreto per tutto il tempo che restiamo insieme, l'amiamo di nascosto in un certo senso, perché poi nessuno è in grado di spiegare di cosa è fatto l'amore che prova; (...) e quando ce lo domandiamo (<<Ma tu perché mi ami?>>) e stiamo a sentire la risposta, rimaniamo per forza un po' delusi, quasi vorremmo replicare: <<Dài che puoi fare di meglio, dimmi chi sono>>, perché non è di semplici complimenti, per quanto sinceri, che in quel momento andiamo alla ricerca, ma qualcosa di più intimamente effimero che ci descriva nell'immaginazione dell'altro.Vogliamo che la persona che amiamo ci dica d'essersi innamorata di noi perché un giorno, senza neanche pensarci, l'abbiamo toccata in un punto in cui non sapeva di essere sensibile, come certe carezze che arrivano molto in fondo per conto loro.<<Ti amo perché ti gratti il polso in quel modo tutto tuo>>, questo per esempio vorremmo sentire, piuttosto che <<Ti amo perché sei generoso e affidabile>>.C'innamoriamo di minuzie, di riflessi in cui vediamo l'altra persona come pensiamo che nessuno l'abbia mai vista e mai la potrà vedere, e custodiamo questi attimi di unicità in forma d'immagine, anche se negli anni sbiadisce; ma è a quell'immagine che chiediamo aiuto quando il nostro sentimento vacilla e dubitiamo di amare, allora la richiamiamo, e ci basta..."
Incipit da "MANCARSI", Diego De Silva, Einaudi, 2013 

Avete familiarità con la regola cinematografica dello scavalcamento di campo? 
Nel montaggio cinematografico, esiste quella che viene chiamata la regola dei 180°, ossia in una scena di dialogo costruita sul campo-controcampo, in cui si mostrano due personaggi che dialogano, esiste una linea di azione immaginaria entro la quale la macchina da presa si può muovere, senza effettuare il cosidetto "scavalcamento di campo".
Per "scavalcamento di campo", si intende, quindi, quell'eccezione in cui la mdp varca la linea immaginaria per riprendere la scena dal campo opposto. Immaginate, ad esempio una ripresa in cui una persona sta camminando da destra a sinistra, si passa improvvisamente a riprenderla da sinistra a destra. L'effetto immediato è quello di un potenziale disorientamento.
Ecco...in certi frangenti, in una mia visione del tutto personale e magari anche eccessiva, la letteratura di De Silva riesce a rimandare a parole il concetto tutto cinematografico dello scavalcamento di campo: è come se qualcuno ti facesse vedere quello che vivi o hai vissuto raccontandolo dal "campo opposto" provocandoti non un disorientamento, ma una sorta di presa di coscienza.

Ed io in questo momento non riesco a fare a meno di pensare a quando mi è stato detto "quando qualcuno cerca di toccarti fai una faccia talmente spaventata che è veramente divertente" o "mi ha colpito il fatto che sei una persona libera, che prendi e vai via senza aspettare nessuno". Ero lì ed ero io, quando queste cose succedevano; ero lì  quando mi venivano dette e, in realtà, non capivo il perché della sorpresa o, forse, la tenerezza di chi me le diceva. E non li ho nemmeno considerati dei complimenti, per la verità. Anzi. Finché non ho letto queste pagine di De Silva e ho visto la scena dal lato opposto.
Non c'è assolutamente nulla di diverso in quello che ho vissuto, tranne il fatto che vedo le cose in un altro modo: vedo tutto in maniera più chiara, ma soprattutto sono cosciente di vederlo in maniera più chiara.

E' solo un'altra strana sensazione. Passerà. (Perché prima passa, meglio è).
Ma in un certo senso, ne sto gustando il ricordo.
E' la mia istantanea. E' la mia carezza arrivata fino in fondo per conto suo, a prescindere dalle intenzioni di chi non sa nemmeno di averla fatta.

martedì 2 luglio 2013

E invece...

"Non si tratta di essere bugiardi. Certe parole sono sincere quando vengono pronunciate, solo che non sono rivolte proprio a te - sono rivolte alle aspirazioni e ai progetti che ognuno ha per la sua vita. Può capitare di incarnare (temporaneamente) uno dei personaggi di questo film che ognuno ha progettato per la sua vita, e quindi ricevere queste parole. Ma ecco: si resta fedeli al film, non ai personaggi." - Il diario delle piccole cose
"Eppure resta che qualcosa è accaduto, forse un niente che è tutto" - E. Montale 
...pare che gli sceneggiatori occulti della mia vita si divertano un mondo ad infilare a tradimento nei miei giorni fatti di scelte difensive a prescindere, delle romanticherie molto cinematografiche che riescono ad avere il sopravvento su tutti i miei tentativi di autocontrollo, sul mio buonsenso, sul mio orgoglio anche. Ma, soprattutto, sulla mia capacità di giudizio.
E dovrebbe avere una certa importanza, forse, il fatto che accada (spesso, ora che ci penso) quando vicino ho qualcuno che in realtà non conosco veramente bene e che probabilmente non è giusto per me. Ed io certamente non lo sono per lui.

Dovrebbe, ma in quel momento non lo è mai. Pare.
(E non lo è nemmeno ora che ci ripenso, per la verità.)

Importa che quando una mattina che albeggia da poco e, camminando, diciamo poche e circospette parole, ed io sono un po' distratta dal cielo metà celeste e metà cobalto rabbrividendo per l'aria pungente delle 5 del mattino,mentre ascolto la tua voce pacata che mi racconta di una storia molto romantica e molto sicula,tenendo conto dei precedenti, 
è ovvio che non sono minimamente preparata a ricevere un abbraccio forte, lì in mezzo ad una strada con di fronte una chiesa. 
Mi ritrovo addosso la tua felpa di quattro taglie più grandi e mi sento piccola e per un momento veramente indifesa e insieme assurdamente protetta.
E so solo che non era la prima volta che ti abbracciavo eppure sono stata impreparata all'impeto di quell'abbraccio, che per inciso ha riformulato la mia personale esperienza di "abbraccio avvolgente".
E, non so come, mi sono persa.
Un'altra volta.
Perché...
anche se ho ben chiara la realtà delle cose e i termini di questa precaria e azzardosa relazione che non è per niente una relazione, ma un imprevisto dove noi abbiamo solo un ruolo di comparsa nelle reciproche esistenze...
anche se (per fortuna) tengo il cuore al sicuro e i sentimenti barricati dietro ad una staccionata, sul ciglio del solito burrone, lì che trattengono il respiro e non guardano giù perché assolutamente non devono cadere o traboccare, nonostante la tua massiccia presenza riesca a farmi vacillare (e miracolosamente ad azzittirmi..)...
non mi avevi mai abbracciata così forte da farmi sentire che c'eri davvero.

E per un momento ho avuto la sensazione che tutti i giorni precedenti, tutte le evidenti lacune e le inevitabili mancanze, tutte le parole necessarie non dette e quelle un po' avventate e sbagliate ripetute fino ad una fastidiosa ridondanza, tutto quel sottolineare che "no, niente di più", tutta la prevedibilità della situazione, insomma, semplicemente non c'era più.
E, per me (e solo per me, di questo sono quasi convinta), è sparito tutto sotto il peso di quell'abbraccio, tanto che vorrei essere ancora in quel momento e non uscirne più.


Ma l'imprevedibile incidenza di questi momenti è inversamente proporzionale al loro fattore di permanenza nella mia vita. 
E continuo a pensare che i miei sceneggiatori dovrebbero imparare a far meglio il loro lavoro, mentre io cerco di trovare un modo di avere altri momenti di questi momenti così, e magari riprendere ad amare veramente qualcuno o almeno cominciare a farlo nella maniera giusta, così che prima o poi queste romanticherie cinematografiche restino fedeli ai personaggi e non siano solo aleatorie sensazioni pericolosamente incidenti a senso unico.

(non lo so se quello che ho scritto può avere un senso logico, ma non trovo parole per spiegarlo meglio, quindi lo lascio così com'è...).

lunedì 1 luglio 2013

"E io lì sempre, quello che ama di più e poi tutte le stronzate, il pensarti, il voler volere, il voglio, ti voglio ancora. No! Non ho voglia di innamorarmi e di perdermi, ho solo voglia di te." - C. Bukowski
"Tu non sei affatto qualcosa che mi è successo. Tu mi accadi. Sei nell'aria a volte, non sempre. Quando ci sei, mi raddrizzi i peli piccoli del collo e mi si sciolgono i polsi. Poi non accadi più. Per un po'. Magari per sempre. Mica è un problema." - ( blog malapuella)  
Niente. E' che ci sono momenti in cui mi convinco di prendere degli abbagli veramente belli grandi e, come dice AmicoCapo, ho questa predisposizione recidiva alle situazioni impossibili e senza via d'uscita. 
E anche quando provo ad andarmene, quando opero su me stessa un certo tipo di autocontrollo, arriva sempre quel momento in cui la situazione ( soprattutto quando ha un che di cinematografico...) e la persona che la crea hanno il sopravvento, nonostante il tempismo inadeguato, le affermazioni discutibili e la strafottenza senza freni che rimanda, coscientemente o meno.

Chiudo una porta e invece di prendere tutte le precauzioni, lascio le chiavi sotto al tappeto e lascio libertà di manovra a persone a cui invece dovrei legare le mani e mettere un bavaglio bello stretto. E, soprattutto, relegarle in quell'angolo buio delle cose che son passate, lì dove non possono aver possibilità di far danni.

E invece...

mercoledì 12 giugno 2013

"Non esiste un motivo logico nella scelta di una persona. 
Semplicemente perchè non scegliamo noi.
Scelgono lo sguardo e l'odore della pelle. 
E tutta quella chimica dei gesti che la accompagna. 
E la voce, e come l'ha usata per dirci - ciao ."

                                                                                                       Paola Felice

"Le emozioni sono tanto più forti tanto quanto il rapporto è 
precario, azzardoso, insicuro.
Ciò che non ci soddisfa dei nostri rapporti quando siamo vicini, 
non è che vadano male,
ma al contrario, che vadano come devono andare".
                                                             
                                                                  I. Calvino, Prima che tu dica pronto

"Eppure resta che qualcosa è accaduto, forse un niente che è tutto".
       
                                                                                               Eugenio Montale

"La distanza aiutava a cercarsi come la vicinanza aiutava a respingersi."

                                                                                                          Demian

" Fossi tu qui o io lì, sarebbe lo stesso. Invece io qui e tu lì, ed io lì e tu qui.
Un continuo rincorrerci e mai prenderci. "

"Il problema è che mi ci immergo troppo, in tutto. Nelle canzoni, nelle promesse, nelle persone".

                                                                                       Davide Cassandro


Mi viene il dubbio di aver esagerato con le citazioni. 
Ma la verità è che le ho lette così, perfettamente in fila come lo scorrere ordinato dei minuti e delle ore 
e ognuna di loro è la descrizione cronologicamente esatta e precisa delle ultime sei settimane.
Raccontano e spiegano tutto loro, senza bisogno di nomi, di precisione, di ubicazioni, di date.
Generali, ma specifiche allo stesso tempo.
Raccontano di come l'attrazione per una determinata persona non la si possa programmare o scegliere o ponderare razionalmente. Succede e basta. Al massimo possiamo cercare di circoscriverla o arginarla come meglio possiamo. 
Possiamo abbattere i famosi paletti e decidere di buttarci.
Possiamo rischiare.
Possiamo esagerare.
Possiamo mettere le mani avanti.
Possiamo avere fretta piuttosto che andare con passo meno spedito.
Possiamo dire la cosa sbagliata al momento sbagliato. O anche quelle giusta al momento giusto, ma per la verità non cambia poi tanto. Almeno per me.
Possiamo razionalizzare i fatti e decidere di comportarci di conseguenza.
Non avremo mai la sicurezza che le scelte siano quelle giuste. Anzi.
Finché ad un certo punto, irrequieti e frustrati, semplicemente, si decide di mollare la presa.

Ma non siamo noi che scegliamo. 

Qualche giorno fa dicevo ad un amico che ciò che mi manca ( tanto) sono i dettagli.
Ma la verità è che ho avuto solo quelli, sparsi in uno scorrere dei giorni indefinito e a doppia velocità.
Uno scorrere confuso, "azzardato e precario" che ha fatto emergere la me mediocre e impaziente.
Quella che pochi sono abituati a sopportare e che molti preferisco evitare o allontanare, per intenderci.
Quella che non sa gestire la confusione. E che per certe cose non scende mai a compromessi.
E i dettagli sono troppo pochi per colmare i vuoti e per impedirmi di vivere di scelte difensive a prescindere.

Un giorno scoprirò cosa c'è che non va in me.
Adesso aspetto solo che passi.

mercoledì 15 maggio 2013



"But now it has happened, no use in talking.
The silence between me and ou has never had meaning.
It wa. Love it, that was all that was asked.
But now it has happened no ords for the foretime,
the desperation has made me the same, has made me another.
Who looks at the shape of the fish grow giant on the side of his bowl?
Who walks on the terrance observing foilage from above?
who hears the snapping of plastic that wraps like cellophane bare branches of climbers?

You don't know,
and I who descend the stairs neither.
I am the same,
I am another."

domenica 5 maggio 2013

" (...) Le persone sanno ciò che vogliono molto più chiaramente di quanto siano disposte ad ammettere, perfino a se stesse. Tu vuoi qualcosa o non la vuoi. Decidi di continuare a impegnarti in un rapporto oppure ci rinunci. Ami una persona oppure ne ami un'altra. E, se ami qualcun altro, spesso ciò che ami è l'idea, specie se non hai ancora imparato che probabilmente neppure questo nuovo qualcuno ti salverà." 
Festa di divorzio - Laura Dave       

sabato 27 aprile 2013

" Durante la cena [...] si raccontarono tutto. Le rispettive vite per intero, e le rispettive ambizioni frustrate, i sogni che avevano da bambini e i sistemi di desideri che si erano semplificati col tempo, e le costellazioni che avevano imparato alle elementari, e le fughe a cui avevano rinunciato da adolescenti, e quelle che progettavano adesso che erano intrappolati nelle circostanze, e gli amori da cui erano stati delusi, e le delusioni che a loro volta avevano distribuito tra le persone che amavano, e i singoli istanti delle loro vite in cui avevano rinunciato  a credere in singole cose. Ovviamente non si dissero una parola. Furono solo sguardi"    
                                                               Peppe Fiore, Nessuno è indispensabile

Capita che una persona entri nella mia vita e, improvvisamente, giganteggi. 
Anche quando non ne ha la voglia o l'intenzione. 
Basta uno sguardo, la descrizione di un modo di vedere le cose, o il racconto di momenti del suo passato, e 
la sua vita comincia a giganteggiare nella mia. Ho usato "giganteggiare" a distanza ravvicinata, ma non mi vengono in mente altri sinonimi che chiariscano il concetto.
Ci ragiono su e vedo in questa persona per lo più una proiezione di quello che scorgo in lei, il sogno di qualcosa. E anche se c'è una parte di me che continua a mettermi in guardia, anche se non so quanto potrà durare e dove arriveremo, non riesco a lasciarla andare e a guardare oltre il suo sguardo.
Capita che per questa persona, nonostante i fatti provino a smentirlo, io mi senta una sorta di imprevisto. 
E non ho ancora chiaro quanto di negativo e quanto di positivo ci sia in questa sensazione, non so nemmeno se saperlo chiaramente sarebbe meglio, ma sono spinta in ogni caso nell'intento di riuscire a farla abituare a questo mio essere imprevista senza essere considerata un'intrusa fastidiosa. 

Quindi navigo a vista, a volte sentendomi una barca priva di timone, risentendo di ogni corrente, cercando disperatamente di evitare tutti gli scogli che mi si parano davanti, conservando intatto (ad ogni virata) il timore che ne troverò uno bello grande e che non potrò fare niente per evitarlo. E non basterà che qualche volta ci siano le sue mani a tenermi stretta.
Ho solo il mio essere risoluta a non perdere la direzione o non farmi travolgere dalle onde troppo alte. 

martedì 9 aprile 2013



" It is a dream that I  will wake from...There's no need for an escape,
 you've never been here all along
you say you want me but you never came to get me, you never got me,
and I hope you don't haunt me
these dreams ever again...
were lost chances and we missed out on looking for something else somewhere else, my friend...
and the long walk to never surely takes forever and ever."

                                                                                      Long walk to never - Jaymay