domenica 20 gennaio 2013

(1929-1993)

"Il miglior pubblico che io abbia mai avuto non faceva il minimo rumore alla fine dello spettacolo"

                                                                                                A. Hepburn

giovedì 17 gennaio 2013

" - Ripetimi la tua lezione, Susannah - . 
Lei si finse esasperata con un sospiro, ma mentre parlava il suo sorriso si spense e il suo bel viso dalla pelle scura assunse un'espressione solenne. E dalle sue labbra Roland udì le parole antiche che la sua voce rinnovava. Mai si era aspettato di sentirle pronunciare a una donna. E come gli sembravano naturali ... eppure anche strane e pericolose.

- Io non miro con la mano; colei che mira con la mano ha dimenticato il volto di suo padre. Io miro con l'occhio.
- Io non sparo con la mano; colei che spara con la mano ha dimenticato il volto di suo padre. Io sparo con la mente.
- Io non uccido con la pistola; colei che uccide con la pistola ha dimenticato il volto di suo padre. Io uccido con il cuore."  (...)

"Roland di Gilead separò le mani e si alzò lentamente in piedi. Era a gambe divaricate sul nulla apparente, con la mano destra sul fianco e la sinistra sul calcio di sandalo della rivoltella. Era l'atteggiamento che aveva  assunto innumerevoli volte nella sua vita, nelle strade polverose che centinaia di borghi dimenticati, in chissà quanti camion di morte, negli scuri saloon con il loro odore amaro di birra e di vecchie fritture. Era solo un confronto come tanti altri in un strada vuota come tante altre. Non era niente di più ed era abbastanza così. Era Khef, Ka e Ka-tet. Che prima o poi giungesse il momento del duello era il fatto centrale della sua esistenza e l'asse sul quale ruotava il suo Ka. Che la battaglia dovesse essere combattuta con le parole e non con i proiettili non faceva differenza; sarebbe stata una battaglia per la vita o la morte in ogni caso. (...) Poi scese come sempre l furore della battaglia e non fu più veramente presente a sé stesso"
                                         S. King, TERRE DESOLATE, terzo vol. de LA TORRE NERA, pag.11-12 533-534 


In questo momento, sto attraversando le mie Terre Desolate. E ho bisogno di sentirmi un po' un pistolero. 

martedì 15 gennaio 2013

Amore a prima vista

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E' bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella.

Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro 
se non ricordano - 
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
Uno "scusi" nella ressa?
Un "ha sbagliato numero" nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere 
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocava un risolino
si scansava con un salto.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla tra i cespugli dell'infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli. 
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi 
è sempre aperto a metà.

                                                                W. Szymborska

A volte vorrei che il destino smettesse di complicare e rallentare le cose e si decidesse semplicemente ad accadere.
Almeno potrei trovare la forza di smettere di pensare alle conseguenze, qualunque esse siano,  e di non  mollare la presa sempre nel momento più importante.


giovedì 10 gennaio 2013


"Moriamo ricchi di amanti e di tribù, di gusti che abbiamo inghiottito, di corpi che abbiamo penetrato risalendoli come fiumi, di paure in cui ci siamo nascosti come in questa caverna stregata. Voglio che tutto ciò resti inciso sul mio corpo. Siamo noi i veri paesi, non le frontiere tracciate sulle mappe con i nomi di uomini potenti. Lo so che tornerai e mi porterai fuori di qui nel palazzo dei venti. Non ho mai voluto altro che camminare in un luogo simile con te, con gli amici. Una terra senza mappe. La lampada si è spenta e sto scrivendo nell'oscurità."  -  The English Patient ,1996, A. Minghella
 (Al di là della perfezione intrinseca del film, Ralph Finnes dovrebbe essere dichiarato patrimonio UNESCO)

lunedì 7 gennaio 2013


"Siamo due anime ferite che cercano qualcuno di cui fidarsi...
e noi ci fidiamo l'uno dell'altro. Io ho una difficoltà a fidarmi delle persone.
Ma una cosa di Bob è che lui non mi mente mai. (...)
Penso che devo aver fatto qualcosa di buono perché lui si sia fatto avanti.
Lui è quello per cui mi sveglio ogni giorno adesso.
Sarà orribile quando mi lascerà, perché so che i gatti non vivono a lungo come
gli esseri umani, ma sicuramente mi ha dato la giusta direzione per vivere la mia vita".

                                                   James Bowen

Per me e la mia piccola Lilo è andata più o meno in maniera simile, un giorno di agosto di un paio di anni fa.
Certamente le mie ferite sono di altra natura di quelle di questo ragazzo, ma in qualche modo le nostre strade corrono parallele, così come quelle di Lilo e Bob.
Ogni giorno, questo esserino che mi sveglia alle 5 del mattino con un buffetto sulla guancia per darle una mano a smetterle di farle brontolare lo stomaco, è la migliore delle ragioni che ho nella vita per alzarmi dal letto.
Occuparmi di lei non è il termine esatto: è Lilo che si occupa di me.
Colma il vuoto lasciato dall'assenza di mia madre e dallo sgretolarsi inesorabile dei rapporti con quello che resta della mia famiglia.
Colma il vuoto della solitudine, perché per gran parte dei miei giorni, sono materialmente lontana dalle persone umane che mi vogliono bene.
Mitiga in qualche modo la frustrazione del non avere un lavoro stabile e del mio sopravvivere ogni giorno, in maniera a volte precaria e senza via d'uscita.
Mi fa avere fede che, prima o poi, capirò cosa voglio fare della mia vita e non avrò paura di farlo. Che troverò un posto mio nel mondo e non mi sentirò una fallita come in questo momento.
Mi da un'abbraccio, a modo suo, quando ci sono quei giorni in cui la tristezza e la voglia di mollare è tanta.
Mi dà la forza di ignorare tutte quelle persone che vedono in questo attaccamento per un animale qualcosa di morboso e deleterio.
Mi tiene compagnia quando facciamo insieme colazione sul balcone: io bevo il mio thè fumante mentre guardo il cielo di Torino e i suoi tetti, lei si accuccia sulle mie gambe e fa le fusa.
Gioca con me. Risponde a suo modo ai miei interrogativi ad alta voce. Mi aspetta tutte le volte che sono via e quando torno, continua ad amarmi come se non l'avessi mai lasciata sola.
Non ha mai perso la sua indipendente fierezza di felino, perché ci trattiamo da pari a pari. Almeno per la grande maggioranza del tempo.
Lilo per me è e resterà la mia famiglia, anche quando non ci sarà o più o quando semplicemente deciderà di non stare più vicino a me.
L'affetto costante di questo piccolina mi fa essere una persona migliore di quello che sono sempre stata.
Io faccio il tifo per Bowen e per Bob e spero che la loro vita migliori enormemente e che la loro avventura apra gli occhi a tutti quelli che maltrattano gli animali o li relegano ad una posizione di essere sottomesso o di mera compagnia, la cui vita non può avere pari importanza di un essere umano senziente.

" Cara Madre,
sono ogni giorno, ogni momento
un tuo soprappensiero
mentre ti inseguono le ombre più lunghe dei platani
col silenzio della pioggia che si aggira.
Sono il fischio di saluto modulato,
quando arrivo a ritrovarti, prima di raggiungerti...
Mia memoria reciproca,
mia speculare confidenza con il tempo
ci siamo sbagliati a dubitare di noi,
siamo perfetti nel duetto per voce sola
Mia Itaca perenne di tutte le mie vite
che aspirano a un solo ritorno."
                                                           
                                                                              A. Bevilacqua, "Lettera alla Madre sulla felicità"  1995 , pag. 9



Il mio soprappensiero, oggi solo un po' più forte degli altri giorni.
Più forte di questi anni passati e di quelli che ancora devono venire.
Buon compleanno,ovunque tu sia.

venerdì 28 dicembre 2012

Il Natale (3)

"MY FEARS? MY FEARS ARE THAT I WILL NOT BE THE PERSON I ONCE WAS.
THE FEAR THAT WHAT EVERYONE HAS TOLD ME, TO BE TRUE.
SOMETHING CLOSE TO I WILL NEVER BE WHAT I AM MEANT TO BE,
AND WHO I AM MEANT TO BE.
THAT THIS, ALL I BELIEVE IN.
WITH ALL MY VERY HEART AND SOUL, IS WRONG. IS A LIE. (...)"


Soprattutto durante il Natale, quando le convivenze e la divisione di taluni spazi di vita e di tempo 
con determinate persone diventano inevitabili, io divento una brutta persona.
Io non mi considero una brutta persona. 
Non mi spingerò a dire che sono la persona più dolce e tranquilla del mondo. 
Sono permalosa e intransigente. E possiedo i difetti di un essere umano medio al completo.
Ma posso affermare con tutta l'onestà che possiedo e senza incorrere in alcuna indulgenza soggettiva, 
che non sono una persona cattiva.
Non sono arrogante, non sono supponente, non sono in nessun modo prevaricante, non sono prepotente,
né intollerante. Non ho manie di onnipotenza, né sono bugiarda e ipocrita.
Cerco di non perdere mai il controllo e il senso della misura. 
Non ci riesco sempre, ovviamente, ma le volte che è accaduto le conto sulle dita di una mano.

Ci sono persone meschine e intollerabili, che fanno della loro malafede una sorta di onore e vanto,
che sono obbligatoriamente comprese nella mia vita
per grado di parentela (quindi persone di cui non riesco a liberarmi perché in qualche modo inamovibili) 
che, tuttavia,
hanno la capacità di far venire alla luce la parte di me più brutta e cattiva.
Una parte in cui la rabbia e gli atteggiamenti aggressivi travalicano il buon senso.
Una parte che evolve in una sorta di furia ceca che mi trasforma in una persona da biasimare, 
le cui reazioni fuori controllo finiscono inevitabilmente con l' essere condannate.
Una persona che,per inciso non mi piace e che ho fatto di tutto per non diventare.

Oggi ( per l'ennesimo anno consecutivo) è stato uno di quei giorni in cui mi sono trasformata
in questa persona, senza nessun preavviso conscio che mi aiutasse a prevenirlo.
Oggi mi sono forse convinta definitivamente che il Natale non tira fuori il meglio e il buono delle persone,
soprattutto di quelle persone che diamo per scontato dovrebbero essere buone con noi,
soprattutto di quelle persone che buone in realtà non sono e migliori non vogliono nemmeno esserlo;
al contrario è un periodo breve in cui tutti i lunghi e per niente automatici sforzi 
fatti da coloro che vogliono migliorare, 
dimenticando le amarezze e le situazioni irrisolte del proprio passato, 
vengono vanificati nel giro di un giorno o due.
Oggi ho imparato ad odiare senza riserve e a non perdonare. 
E non ne sono fiera, né mi sento in pace con me stessa.

Posso solo contare le ore che mi separano dal ritorno alla mia normalità, che per forza di cose 
deve tenere fuori le persone di cui sopra.
Ma quella normalità al momento mi sembra lontana e anche quando arriverà,
avrà un prezzo altissimo da pagare e sarà la soluzione meno peggio.
Ed io continuerò il mio odio silenzioso e indiscriminato del Natale anche nelle mie vite future.

lunedì 24 dicembre 2012

domenica 23 dicembre 2012

Il Natale (1)



"Fermi così! Che fretta c'è?qualcosa mi sfugge...ma cos'è?E ce n'è dell'altro che vi dirò fra un po'sulla fama del loro re grida tanto che tremerete anche voi quindi buon natale amici miei!se qualcosa non gli va quel monarca fa l'aragosta invece che il re quando vola lassù sul trabiccolo coi suoi sacchi va cosa porterà?Questo è quello che si sa:e nella notte lui, con la luna va, e cala su di noi come fanno gli avvoltoi buon natale a tutti voi!"
                                           Tim Burton's The Nightmare Before Christmas (H.Selick, 1993)

                                                                                                                    To Be continued