domenica 28 febbraio 2016

mercoledì 24 febbraio 2016

" Nel cuore c'è spazio per innumerevoli amori, amicizie, sentimenti...Ci riempiono la vita, ciascuno in modo diverso, ma ci lasciano l'identità."

Ho passato il week end a Lecce. Dall'ultima volta che ci sono stata sono passati sei lunghi mesi e, per quanto la mia voglia di tornare in Puglia latiti sempre, la mancanza di Angelica (e con lei di alcune persone che le gravitano intorno) era troppo forte. E poi è arrivato un altro piccolo fagottino, che ho conosciuto a soli 8 giorni di vita e il cuore mi è esploso di una tenerezza infinita. Questo viaggio s'aveva da fare.
Il week end è trascorso troppo veloce. Sono arrivata lì con il terrore che Angelica non si ricordasse più di me, che in qualche modo il legame che ci lega sin da quando è nata si fosse affievolito per forza di cose e tempo. E invece no. Per fortuna. Risalita sull'aereo,domenica mattina, l'unica cosa che avrei voluto era impacchettare una parte della Famiglia del Mulino Bianco e riportarla qui a Torino con me. Sensazione che ho sentito ancora più forte quando, appena atterrata, AmicoCapo mi ha inviato un video in qui Angelica mi diceva, nel suo linguaggio di bimba e il suo accento metà piemontese e metà salentino, di fare come ha fatto lei, prendere un aereo e tornare a Lecce. 
Cose di piangere insomma.

Sono tornata a Torino con il cuore gonfio di sentimenti contrastanti.

Ed ho trovato ad attendermi l'altra bimba che, negli ultimi sei mesi, è il centro delle mie giornate. Mi mancava la sua caparbietà, i suoi sorrisoni e le sue sonore risate per le cose più semplici e banali; mi mancava soprattutto il suo venirmi incontro ad abbracciarmi, barcollando, ché a soli 10 mesi trovo la cosa più sorprendente da vedere e mi lascia sempre a bocca aperta, perché non ho mai visto una bimba più precoce di lei. Nemmeno Angelica.

Intorno ad Ambra, ho ritrovato i suoi affetti. Penso spesso che la caparbietà e l'impazienza siano doti che ha acquisito proprio dalle nonne, due donne con cui sono in contatto costante e che vegliano su di lei anche a distanza. La nonna più lontana, quella materna, che vive in Sicilia, mi scriveva la citazione con cui ho aperto questo post, raccomandandomi di riservare alla piccolina ancora più attenzioni perché la mamma sarebbe stata via qualche giorno per lavoro e lei aveva anche un po' di febbre.
Non ho potuto fare a meno di pensare che ha scelto la parola giusta per definire una sensazione che mi porto dietro sin da quando ho cominciato questo lavoro con Angelica, ma non sapevo individuare: IDENTITA'. Queste due bambine, così come D. e S.(gli altri due bimbi a cui sono legata), hanno proprio il merito di restituirmi la mia identità di persona, di strapparmi alla durezza della mia vita passata e insegnarmi che cos'è l'affetto innato, che cos'è il dare spontaneo senza aspettarsi null'altro in cambio che un semplice abbraccio, che cos'è il ridere di cuore per le cose più semplici ed elementari ( cosa che gli adulti si perdono inevitabilmente per strada, crescendo). E hanno il gran merito di aiutarmi ad aiutarle a crescere in un modo che tuttora, con le mie competenze di adulta, non riesco a trovare le parole per spiegare, ma so fare nei fatti. Ogni giorno, ogni momento che passo con loro. E, soprattutto, non si dimenticano di me, né mi chiedono di essere qualcosa di diverso da quello che sono. Ottengono il meglio di me per loro senza necessità di pretenderlo o chiederlo.

A volte penso che, in una maniera molto strana, le mie attitudini della giovinezza si siano in qualche modo fatte strada nella mia vita e avverate. Mi ricordo che a 18-19 anni, in quel periodo in cui la perdita di mia madre era troppo viva e presente nella mia esistenza, a chiunque mi chiedesse che cosa avrei voluto fare della mia vita rispondevo "la mamma". Forse non avrò mai figli miei, ci sono troppe incognite nella mia vita perché questa cosa accada, ma non posso fare a meno di guardare agli ultimi 3 anni e vedere che dal momento in cui ho avuto tra le braccia Angelica, e tutti gli altri bimbi dopo di lei, non ho fatto altro che fare, appunto, la mamma.
Quindi forse non è tutto sbagliato. Forse la mia identità, per quanto io stessa sia recalcitrante alla cosa, sia proprio quella di fare la mamma.

domenica 7 febbraio 2016


E' domenica.
Finalmente piove.
Io e Lilo ci godiamo il momento.
Ovviamente invertite di posto, più che altro perché lei non concepisce minimamente l'idea di essere usata come cuscino. 

Il suo cuscino sono io. Lei è il mio in altri millemila modi diversi.

lunedì 1 febbraio 2016


Ciao Tom, sono quella che in Rocknrolla ti ha lungamente snobbato preferendoti Gerard Butler. ( che per altro, da allora, ha fatto un film di merda dopo l'altro, a differenza tua invece che non hai sbagliato nemmeno un colpo...).
Errori di gioventù imperdonabili. Chiedo venia. Non succederà mai più, te lo posso assicurare.

# il fatto che il tuo personaggio si chiamasse HANDSOME Bob avrebbe dovuto dirmi qualche cosa.