mercoledì 24 dicembre 2014

" Mio nonno era il fiume che fecondava queste terre.
Pieno di innumerevoli mani e occhi e orecchie.
E, nello stesso tempo, cieco e taciturno come un albero.
Era la barba antica e la voce profonda della casa.
Era il seminatore e il frutto. Il ceppo rugoso.
L'indice del tempo e il sangue propizio. 
Mio nonno era l'inverno con le mani fiorite.
Era il fiume stesso che popolava le terre. 
Era la terra stessa che moriva e rinasceva.
[...] ed io nacqui quando ardevano i falò di maggio.
E la prima cosa che ricordo è la voce del fiume e della terra."

Miele Ereditato,Efrain Barquero

Oggi se ne è andato un altro pezzo di cuore.
La prima generazione della mia famiglia è finita quando il nonno ha chiuso gli occhi qualche ora fa. E' come se fosse finita un'epoca ed io mi sento come se fossi invecchiata di 10 anni in un momento.
Pensavo di essere preparata, dopo questi ultimi anni di malattia e vecchiaia, che lo hanno spento lentamente, portandosi via la giovialità e il verde brillante dei suoi occhi.
E per quanto la me razionale sa benissimo che almeno adesso ha trovato un po' di pace, non posso fare a meno di sentire questo enorme vuoto nel cuore.
Il nonno è sempre stato un vecchietto possente, un patriarca dei suoi tempi. Ha vissuto un'intera vita da contadino, aveva la passione per i cavalli e un animo espansivo. Con noi nipoti probabilmente era riuscito a mitigare la ruvidità e l'asprezza con cui aveva cresciuto i suoi figli. E' stato sposato per 65 anni con la stessa donna, un traguardo che per me, che sono stata la sua prima nipote è, ora come ora, impensabile.

Ho passato un giorno intero a guardare una foto in cui lui, più o meno 60 enne attraversa il paese con il suo carretto trainato da una giumenta bianca, per andare nei campi, seduto un po' di sbieco, con l'immancabile coppola e i suoi baffi, che con il tempo sono imbiancati. E penso a lui seduto al tavolo del soggiorno che gioca a carte o fa un solitario, in tutti e 30 gli inverni della mia vita. Penso a ogni volta che mi ha raccontato dei tempi della guerra e di lui che è tornato a piedi da Biella a Lecce. Ai pranzi di Natale con lui a capotavola e la pasta fatta in casa e tutti e 9 i nipoti con i posti prefissati. Ai botta e risposta risoluti con la nonna. Ai buffetti sulla guancia e al solletico.

La vita fa il suo corso, ma oggi ho il cuore gonfio di nostalgia di un tempo che non può più tornare, se non nei miei ricordi un po' sbiaditi.
E niente, volevo solo dirti che mi ricorderò sempre di te e di quello che hai significato, ovunque sia il tuo spirito in questo momento.

lunedì 22 dicembre 2014



"[...] e ora viaggi ridi vivi o sei perduta / col tuo ordine discreto dentro il cuore / ma dove dov'è il tuo amore / ma dove è finito il tuo amore / [...] grazie a te ho una barca da scrivere, ho un treno da perdere/ [...]passerà anche questa stazione senza far male / passerà questa pioggia sottile come passa il dolore / [...] ora il tempo è un signore distratto, è un bambino che dorme / ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano / cosa import se sono caduto, se sono lontano / perché domani sarà un giorno lungo e senza parole / perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole / ma dove dov'è il tuo cuore / ma dove è finito il tuo cuore."

venerdì 19 dicembre 2014


Pezzi di teatro di successo. (Di quelli belli e magari duraturi, però.)
Vorrei solo averne di più.

E invece.


" Niente è originale. Ruba dappertutto qualsiasi cosa ti dia ispirazione o alimenti la tua immaginazione. Divora vecchi film, nuovi film, musica, libri, quadri, fotografie, poesie, sogni, conversazioni casuali, architettura, ponti, segnali stradali, alberi, nuvole, masse d'acqua, luce e ombra. Seleziona tra le cose da rubare solo ciò che parla direttamente alla tua anima. Se farai così, il tuo lavoro (e il tuo furto) saranno autentici L'autenticità è senza prezzo, l'originalità non esiste. E non stare a preoccuparti di nascondere il tuo ladrocinio - onoralo se ti sembra il caso. E comunque ricorda sempre quello che ha detto Jean-Luc Godad: " Non è da dove prendi le cose, è dove le porti". "

J. Jarmush 

martedì 16 dicembre 2014



" Bene, se mi dici che ci trovi anche dei fiori in questa storia, / sono tuoi / ma è inutile cercarmi sotto il tavolo, / ormai non ci sto più / ho preso qualche treno, qualche nave / qualche sogno, qualche tempo fa / Ricordi che giocavo coi tuoi occhi nella stanza, e ti chiamavo mia, / e inoltre la coperta all'uncinetto,/ c'era il soffio della tua pazzia / e allora la tua faccia vietnamita ricordava tutto quel che ho. / E adesso puoi rinchiuderti nel bagno a commentare le mie poesie / però stai attenta a tendermi la mano / perché il braccio non lo voglio più / mia madre è sempre lì che si nasconde dietro i muri / e non si trova mai / e i fiori nella vasca sono tutto quel che resta e quel che manca, / tutto quel che hai / e puoi chiamarmi ancora / amore mio. / E qualche volta aspettami sul ponte, i miei amici sono tutti là / con lunghe sciarpe nere ed occhi chiari, hanno scelto la semplicità / se Luigi si sporge verso l'acqua sono solo fatti suoi / E ancora mille volte, mille anni, ci scommetto, mi ringrazierai / per quel sorriso ladro e per i giochi, i mille giochi che sapevi già / e ancora mi dirai che non vuoi essere cambiata, che ti piaci come sei /  Però non mi confondere con niente e con nessuno, e vedrai... / niente e nessuno ti confonderà / nemmeno l'innocenza nei miei occhi, c'è né già meno di ieri, ma che male c'è / le navi di Pierino erano carta di giornale / eppure guarda, sono andate via / magari dove tu volevi andare ed io non ti ho portato mai / e puoi chiamarmi ancora amore mio."

BENE, F. De Gregori, 1974 

venerdì 12 dicembre 2014






Dieci inverni, 2009,dir. V. Mieli

"Parla piano e poi / non dire quel che hai detto già / le bugie non invecchiano / sulle tue labbra aiutano / Tanto poi / è un'altra solitudine specchiata / scordiamoci di attendere / il volto per rimpiangere / Parla ancora e poi / dimmi quel che non mi dirai / versami il veleno / di quel che hai fatto prima / Su di noi / il tempo ha già giocato, ha già scherzato / ora non rimane che / trovar la verità / Che ti dà, che ti dà / nascondere negli angoli / dire e non dire, il gusto di tradire una stagione / Sopra il volto tuo / pago il pegno di / volere ancora avere, ammalarmi i te / raccontandoti di me / Quando ami qualcuno / meglio amarlo davvero, e del tutto / dove hai tenuto nascosto finora chi sei / Cercare mostrare approvare una parte di sé / un paradiso di bugie / La verità non si sa, non si sa / come riconoscerla / cercarla nascosta nelle tasche, i cassetti, il telefono / Che ti dà, che mi dà / cercare dietro gli angoli / celare i pensieri, morire da soli / in un'alchimia di desideri / Sopra il volto tuo / pago il pegno di / rinunciare a me non sapendo dividere / dividermi con te / Che ti dà, che mi dà / affidarsi a te, non fidandomi di me / Sopra il volto tuo / pago il pegno di / rinunciare a noi / dividerti soltanto / nel volto del ricordo." 

Parla Piano, Vinicio Capossela

Mi sono chiesta spesso se è il film a stare tutto in questa canzone o se la canzone ha dettato tempi, immagini, tagli, luci di questa pellicola. In ogni caso sono un ensemble perfetto.
Entrambe, il film e la canzone, sono legate molto intensamente agli ultimi due anni e a due uomini diversi che hanno attraversato la mia vita, ognuno a modo suo, ognuno con il proprio carattere. Ognuno portandosi via un pezzo di me, lasciandomi sguarnita.
Guardavo il film nel momento in cui S. mi ha chiamata perché era innervosito da un mio atteggiamento infantile. E in quel momento io ho realizzato che ero infantile proprio perché ero interessata a lui e la situazione mi è sfuggita di mano. Insieme al lume della ragione.
Ascolto la canzone ora, che il lume della ragione in qualche modo l'ho recuperato, e penso all'Altro e a come ho passato l'ultimo anno. A come l'ho inseguito silenziosamente negli ultimi quattro anni,più o meno da quando l'ho visto la prima volta, senza farmi mai avanti, perché non ero pronta a provarci, perché il momento non era mai quello giusto, perché non avevo voglia di mettermi un gioco. E penso che, contro ogni logica, qualche cosa è successa. E al fatto che, alla fine, però, non ci siamo comunque trovati. O a come ci siamo trovati male, quando ci siamo trovati. E stato come essere nello stesso angolo, a pochi centimetri, ché bastava solo voltare gli occhi e guardare bene, e magari potevamo anche vederci. Davvero.

Metto insieme questi due anni e quello che mi hanno portato e insieme tolto questi due uomini, e tutto quello che si portano dietro i giorni che ho speso ad inseguirli. E non riesco a fare a meno di pensare che io, purtroppo, o per fortuna, nonostante il loro passaggio e le inflessioni che hanno provocato  in me, resto sempre io.
E accade come nel video: ognuno sceglie una strada diversa, o più semplicemente torna al proprio posto. E, come predice Woody Allen, in un altro film, "ciò che non ci uccide, in qualche modo ci frega." [cit.]


mercoledì 10 dicembre 2014

"CLARE : E' dura rimanere indietro. Aspetto Henry senza sapere
dov'è e se sta bene. E' dura essere quella che rimane.
Mi tengo occupata. Così il tempo passa più veloce.
Vado a dormire da sola e mi sveglio da sola. Faccio passeggiate.
Lavoro fino a stancarmi. Osservo il vento giocare con la robaccia
rimasta sepolta tutto l'inverno sotto la neve.
Finché non ci si pensa sembra semplice. Perché l'assenza intensifica l'amore?
Tanto tempo fa quando gli uomini andavano per mare, le donne li aspettavano
sulla spiaggia, scrutavano l'orizzonte in cerca della piccola imbarcazione.
Adesso io aspetto Henry.
Lui compare e scompare senza preavviso e involontariamente. 
Io lo aspetto. Ogni minuto di attesa dura un anno, un'eternità.
Ogni minuto scorre lento, trasparente come vetro. 
Attraverso ogni minuto vedo un'infinità di minuti in fila, in attesa.
Perché se ne va dove io non posso seguirlo?"

Incipit di The Time Traveler's Wife, A. Niffenegger, 2005

Questo è l'incipit di un libro che amo molto. 
Un libro che ho consumato a furia di leggere e rileggere, 
un libro di cui posso citare a memoria interi passi.
Se c'è un personaggio letterario che vorrei tanto e, allo stesso tempo, non vorrei per niente essere,
è proprio la protagonista. Il perché lo può capire solo chi ha letto il libro e ne ha capito i risvolti veri.
Perché essere Clare è insieme meraviglioso e immensamente duro. Forse più la seconda, che la prima.

In questi giorni penso a tutto il tempo che (ho passato e) passo ad aspettare.
Aspettare qualcuno/qualcosa che non arriva. Che probabilmente non c'è nemmeno. 
O, nella migliore delle ipotesi, se c'è, probabilmente non arriverà, per un qualsiasi motivo.
Anche solo per il fatto che io sto aspettando.
Il destino ha uno strano senso dell'umorismo, d'altronde.
E sto realizzando che sono stanca di aspettare, per la verità. 
Che nella mia testa vedo già come saranno i minuti dei prossimi 30 anni della mia vita. 
E, anche se non mi piace quello che vedo, ho la sensazione che non mi posso opporre o sottrarre ad essi.

Una delle cose imprescindibili che i personaggi del libro sanno è che non ci si sottrae al tempo e alle scelte, che siano le tue o quelle di qualcun altro. E così e basta. E il loro amore è frutto di avvenimenti che accadono a prescindere dal loro volere e attraversano il tempo, un tempo che li unisce, ma più spesso li divide. 
Eppure non smettono mai di aspettarsi.
C'è un passo del libro in cui Henry, il protagonista, dice a Claire che "è bello starsene sdraiati, sapendo che il futuro, in un certo senso, è sistemato".
Ecco, è questa l'unica cosa che mi darebbe sollievo. Sapere che il mio futuro, in qualche modo, è sistemato.
Che non c'è bisogno di preoccuparsi.
Che andrà tutto bene.

Ma non lo so. E non so se sarà così. Posso solo continuare ad aspettare, provando a vivere.(Baglioni mi consiglierebbe il contrario...)
Il guaio è esattamente questo.

lunedì 8 dicembre 2014


mancavano giusto il maxicono con il suo autografo e Somebody To Love dei Queen in sottofondo...
Io per un momento lunghissimo ho avuto 15 anni...

# No, 2014 resti sempre un anno di merda
# ma tu ricorderò come l'anno che ho conosciuto Giani

sabato 6 dicembre 2014


Tutti hanno un film di Natale. Uno dei miei è questo.
E oggi che non ho programmi per la serata, che le feste si avvicinano e come al solito io vorrei fossero già passate, che Torino mi manca tanto e in questo momento vorrei fossero le 2 del mattino e fare due passi per il centro, da via Lagrange fino a Piazza San Carlo, con solo le luci d'artista a farmi compagnia..e se ci fosse anche la neve, sarebbe perfetto...oggi che la mia vita è piena di addii non detti che invece avrei voluto fossero solo arrivederci...

  • beh,oggi questo film è ancora più mio del solito.

mercoledì 3 dicembre 2014

" La sera prima, dissi a Rachel che venisse a ballare, al Great Falls, ma lei non volle, disse che aveva troppa paura. Non ho paura del salto, mi disse, non ho paura di morire, ho paura di stare là dentro. Non vada a dirlo a quei due, mi disse, ma io di stare chiusa in quella botte ho un terrore micidiale. Impazzirò là dentro, mi disse. Non pensarci dai, vieni a ballare, le ripetei. Non riesco a non pensare al buio là dentro, mi disse. Allora semplicemente la presi tra le mie braccia e la tenni stretta, io che non sono mai stata capace di tenerezza. Quel che avrei potuto dirle, per aiutarla, l'ho capito solo più tardi ripensando a quel giorno, al suo salto, alla sua follia. Le avrei dovuto dire che tanti saltano nello stesso modo via dalla loro vita, oltre se stessi, rischiando tutto per sentirsi davvero vivi. Avrei dovuto dirle che tutti lo fanno chiusi nelle loro paure, chiusi dentro la botte mefitica delle loro paure. Un posto piccolissimo, molto nero, dove sei solo, e fai fatica a respirare. Non c'è nulla che si possa fare per cambiare le cose e già si è fortunati se qualcuno ha avuto per noi l'attenzione di mettere una piccola musica, là dentro; o se capita di avere un'amico ad aspettarci in un'ansa del fiume per riportarci a casa, in una qualche casa. Questo, le avrei dovuto dire. Invece solo la strinsi fra le mie braccia, e non fui capace di dire niente. Piccola Rachel...davvero si sarebbe meritata un giorno di gloria, lei e quegli altri due matti, sa il cielo come mi mancano. Ma non è andata così, spesso non va così. Si semina, si raccoglie, e non c'è nesso tra una cosa e l'altra. Ti insegnano che c'è,ma...non so, io non l'ho mai visto. Accade di seminare, accade di raccogliere, tutto lì. Per questo la saggezza è un rito inutile e la tristezza un sentimento inesatto, sempre. Seminammo con cura, tutti, quella volta, seminammo immaginazione, e follia e talento. Ecco cosa abbiamo raccolto, un frutto ambiguo: la luce bella di un ricordo e il privilegio di una commozione che per sempre ci renderà eleganti, e misteriosi. Voglia il cielo che questo basti a salvarci, per tutto il tempo che ci sarà dato, ancora."

A. Baricco, Smith&Wesson, pag.98, Feltrinelli,2014

Ho comprato questo libro alla Feltrinelli di Porta Nuova, questo venerdì mattina che ero sotto la pioggia di Torino e avevo bisogno di non pensare che mi sentivo sola. Le librerie sono il mio rifugio ogni volta che mi sento così.
E i libri di Baricco toccano sempre il punto più intimo di tutti i miei nervi scoperti, quelli che mi sforzo male di nascondere, ma si vedono uguale e troppo.
I libri di Baricco per me sono sempre un evento, una finestra che si apre su me stessa, anche quelli brevissimi come questo, che è più un racconto da bersi tutto d'un fiato, ad una velocità inconsuenta, sperando che non ti si stringa il cuore nel mente. 
Anche se il cuore ti si stringe ugualmente, quando arrivi alla fine.

martedì 2 dicembre 2014

"E fu così che ci trovammo nel posto sbagliato al momento giusto
o forse era il posto giusto al momento sbagliato
con tutta probabilità era tutto sbagliato
il posto e il momento.
Erano sbagliati gli alberi e le strade
era sbagliato il cielo ed il cemento
eri sbagliata tu
ero sbagliato io
Sbagliammo il primo bacio e l'ultimo
il primo appuntamento
il primo orgasmo fu sbagliato
e fu sbagliato il primo vaffanculo.
Però sbagliò la luna ad esser piena quella note
e a illuminarti il viso
sbagliarono i tuoi occhi ad esser belli in pianto
sbagliarono gli abbracci
quelli non dati
quelli dati 
quelli non chiesti
quelli sperati"

Guido Catalano

"La memoria mi aiuterà a soffrire ancora di più: 
perché in fondo noi siamo della razza di coloro che hanno per legge
questa assidua pena di cercare armonia conquistando il dolore"

Salvatore Quasimodo


Ho la brutta sensazione che ci metterà un po' a passarmi questa volta. 
Soprattutto perché é una cosa che ha a che fare con me e con come sono io, non tanto con te e con quello che immaginavo, speravo e avevo bisogno che fossi.
E quando mi passerà, perché passerà, io non lo so se avrò mica più voglia di rimettermi in gioco.
E se la vita sarà più forte, perché lo è sempre, non è detto che io lo sarò altrettanto e che avrò la capacità di regalare i pezzi di me che saranno (non so bene come) rimasti, a chi avrò di fronte.

lunedì 1 dicembre 2014

"Non so chi tu sia, non l'ho mai saputo. Nascondi parte di quello che sei in un cono d'ombra. Lo nascondi a te e agli altri. H avuto la presunzione di pensare che la tua bellezza appartenesse anche alle cose che non lasciavi emergere. Non ne sapevo nulla, ma forse sarebbe andato bene tutto"

"Basta il pensiero" solo se devi piegare un cucchiaio" [cit.]

Oggi è una giornata strana e non riesco a venirne a capo.
Alla melancolia dovuta al ritorno, si mescolano un sacco di altre sensazioni ed io non riesco ad avere il giusto senso della misura, il giusto distacco, la giusta concretezza per affrontare tutto e cercare di andare oltre.
Continuano tutti a ripetermi incessantemente di dare il "giusto peso alle cose".
Ma quale sarebbe questo giusto peso?
Accettare il fatto che sono solo uno svago e non andremo mai più in là di così?
Accettare che la lontananza faccia tutto il resto e ci allontani definitivamente?
Accettare che sia stato tutto fine a sé stesso e non pensarci più?

Non ci riesco.

I tuoi silenzi e il tuo distacco sono le cose più difficili da mandare giù. 
Perché rendono amari anche i momenti in cui ti sei lasciato andare e hai smesso di essere un muro.
Perché mi hanno reso difficile rilassarmi davvero quando, senza motivo, mi hai abbracciata davanti ad un sacco di persone. Ed io sentivo i loro sguardi sulla mia nuca e l'improvviso silenzio di tutti quando lo hai fatto.
Perché mi hanno reso impossibile crederti e prenderti sul serio quando mi hai invitato a stare da te per Natale. E avrei voluto gridarti si, invece ti ho risposto che mi pareva avventato.
Perché, per uno strano meccanismo che non ho la forza di contrastare lucidamente, i tuoi silenzi mi rendono difficile staccarmi da te, nonostante non ho (e non ho mai avuto) l'intenzione di essere il tuo "qualche volta, quando ho voglia". E invece lo sono stata per tutto quest'anno. E quel che è peggio è che non me ne importa niente.

Il fatto finale è che mi sta bene perché sono io che sono stata al gioco.
Ma non esiste un "giusto peso" in tutta questa storia.
Ed io vorrei solo che tu avessi voglia di me allo stesso modo in cui io ho voglia di te.
Nel frattempo, per tentare di essere almeno ragionevole, cerco ininterrottamente un interruttore che mi faccia rinsavire e mi aiuti a smettere di pensare a te. 
Ma non lo trovo.
E il pensiero non basta.

" Dicono che c'è un tempo per seminare / e uno che hai voglia di aspettare / un tempo sognato che viene di notte / un altro di giorno teso / come un lino a sventolare. / C'è un tempo negato e uno segreto / un tempo distante che è roba degli altri / un momento che era meglio partire / e quella volta che noi due era meglio parlarci. / C'è un tempo perfetto per fare silenzio/ guardare il passaggio del sole d'estate / e saper raccontare ai nostri bambini quando è l'ora muta delle fate / C'è un giorno che ci siamo perduti / come smarrire un anello in un prato / e c'era tutto un programma futuro / che non abbiamo avverato./ E' tempo che sfugge, niente paura / che prima o poi ci riprende / perché c'è tempo, c'è tempo, c'è tempo / per questo mare infinito di gente. / Dio, è proprio tanto che piove / e da un anno non torno / da mezz'ora sono qui arruffato/ dentro una sala d'aspetto / di un tram che non viene / non essere gelosa di me / della mia vita / non essere gelosa di me / non essere mai gelosa di me. / C'è un tempo d'aspetto come dicevo / qualcosa di buono che verrà / un attimo fotografato, dipinto segnato / e quello dopo perduto via / senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata la sua fotografia. / C'è un tempo bellissimo tutto sudato / una stagione ribelle / l'istante in cui scocca l'unica freccia / che arriva alla volta celeste/ e trafigge le stelle / [...] è un tempo che è finalmente / o quando ci si capisce / un tempo in cui mi vedrai / accanto a te nuovamente / mano nella mano / che buffi saremo / se non ci avranno nemmeno avvisato. Dicono che c'è un tempo per seminare / e uno più lungo per aspettare / io dico che c'era un tempo sognato / che bisognava sognare. "

I. Fossati

lunedì 24 novembre 2014

"Le cose stanno in questo modo. Tu sei una tipa da ottantacinque per cento e James è uno che dà solo il venti per cento. Non lo fa per cattiva volontà, è che non è capace. Un sacco di uomini sono così ma le donne non lo capiranno mai. Le donne continuano a dare. E pensano che se andranno a letto con il tizio da venti per cento, e daranno anche quel  loro quindici per cento finale, si sveglieranno miracolosamente accanto a un cento per cento. Sbagliato. Sarà già tanto se si sveglieranno accanto a quel tizio, e basta. Probabilmente troveranno un biglietto sul cuscino, con su scritto 'sono tornato a casa a dar da mangiare al cane', o qualcosa del genere."
 "Non sei forse anche tu uno da venti per cento?"
"Touché! Ma rifletti, Aggie. Se un'ottantacinque per cento continua a frequentare i venti per cento vuol dire che è altrettanto refrattaria ad impegnarsi."
da "Agatha Raisin e il mago di Evesham", Beaton M.C.

AmicoCapo (ormai ex capo) oltre al ruolo di "Amico" e di "Capo", svolge nella mia vita l'ulteriore ruolo di "Suocera". Non per altro fa parte della Famiglia del Mulino Bianco ed è il fratello maggiore della mia Coscienza, quella con il nome e l'indirizzo diverso dal mio.

AmicoCapo è stato sempre molto onesto e critico, e di questo lo ringrazio, riguardo a un po' tutte le mie (dis)avventure sentimentali. Anche quando avventure non lo erano.
Non vede assolutamente di buon occhio il fatto che io e il LoveFriend dei tempi che furono siamo rimasti in contatto. Lo giudica ampliamente inappropriato e continua a ripetermi che l'unica idea che rimando all'esterno è che "non mi è passata". Così ogni volta che per sbaglio il suddetto viene nominato, sorride con sussiego e scuote forte la testa.
Ha tifato(e continua tuttora a farlo) per un caro amico che si è dichiarato in maniera molto cinematografica e ancora non si capacità del perché io non abbia almeno considerato di dare a quest'uomo una possibilità. Perché secondo AmicoCapo, lui è quello giusto ed io sono troppo immatura per accorgermene.
Quando nella mia vita è entrato S., la cosa più "carina" che mi ha detto è stata: "ma seriamente pensavi che uno con una storia come la sua avrebbe capitolato per te? Non farmi ridere".

E in una di quelle mattine in cui arrivavo in lacrime a casa sua per badare alla rampolla, la Duenne del mio cuore, dopo l'ennesimo nulla di fatto e le sbronze e i il mio comportamento senza più il lume sacro della ragione, AmicoCapo mi ha detto pari pari che era tutta questione di PREDISPOSIZIONE. Non tanto quella degli altri, quanto la mia.
Quella che non si vuole impegnare in realtà sono io. E di conseguenza, questa mia predisposizione a fare l'eterna adolescente ("ma chi? ma mi hai guardata bene?" [cit.])mi porta inevitabilmente a frequentare uomini che non si impegnano perché io li vado a scovare con il lumicino, per assecondare il mio inconscio che grida "scappa,scappa sei ancora in tempo, scappa e non voltarti".

Io per la verità non ho mai voluto scappare, ma correre incontro.
Il problema è che diventare adulti sembra significhi perdere un pezzetto di sè alla volta, lo spazio emotivo che siamo disposti a concedere è ogni volta sempre più ristretto. 
A volte scompare.
Io ho la sensazione di correre a perdifiato incontro a soggetti che hanno questo spazio talmente frammentato che in confronto le 7.107 isole delle Filippine sono un continente a se stante.

Poi sei arrivato tu. Che sei un muro e mi dai l'idea che le parole "spazio emotivo" non hai nemmeno idea di cosa significhino. E tutto si è ripetuto, con dettagli diversi e avventatezze fuori calibro che la metà poteva bastare, ma con una consapevolezza e una lucidità che non mi erano mai capitate prima.
Io ho dato molto più dell'ottantacinque per per cento, tu molto meno del venti.
E quel che è peggio è che non mi pento di niente e rifarei tutto quanto senza esitazione. 

Ma AmicoCapo questo non lo sa.

martedì 4 novembre 2014


L'altra sera ero a cena con le mie famigliole preferite e una delle mie tante amiche sposate, mentre parlavo del piccolino a cui faccio attualmente da babysitter,raccontando di come assomigliasse alla mamma quando è corrucciato e al papà quando ride, mi ha guardato intensamente e dopo un momento mi ha detto: "tu devi fare un figlio". 
Non un "dovresti" o un "hai mai pensato". Ma un devi. 
Ed io, come al solito, le ho risposto " va bene così, per me è meglio fare la zia a tutti i vostri pargoli. Decisamente basta la gatta". 

E' la seconda persona che, in quindici giorni, mi dice la stessa cosa ed io ho sempre qualche problema a rispondere.
Perché rispondere mi porta inevitabilmente a pensare a mia madre, a quanto mi manca irrimediabilmente, a quanto ha significato crescere senza di lei. E penso alla mia infanzia e alla mia adolescenza, che non sono state propriamente delle più felici. 
E so solo che io non voglio avere figli perché ho paura di non potergli garantire una vita migliore di quella che è toccata vivere a me. Perché ho paura di non poter esserci sempre o che possa accadere qualcosa che ci separi senza che io riesca ad impedirlo. 
Ho paura di non poterli proteggere, sempre. Proteggerli dalle persone, dai fatti dalla vita, da me stessa, da chi vorrebbe loro poco bene o da chi, al contrario, gliene vorrebbe troppo.

Faccio fatica a rispondere perché guardo la mia vita sentimentale e  l'unica risposta che mi viene in mente è :" guardami: per un motivo o per un altro, riesco sempre a scegliere l'uomo sbagliato, a fare scelte sbagliate, a fare le cose giuste al momento sbagliato o con le persone sbagliate, le cose sbagliate con le persone giuste. Insomma, sbaglio di default, sapendo di sbagliare e non imparando mai la lezione." 
E perché come dice alla fine del post questa mamma,che ha la mia stessa età ed ha già due figli: nessuno sa cosa sta facendo veramente, "perché i sentimenti si provano e molto spesso, purtroppo non si riescono". Come potrei fare un figlio, io, che non li riesco mai?

E poi penso inevitabilmente ad Angelica, alla mia piccola dolce Angelica. E all'affetto innato ed istintivo che riesco a provare solo per lei, ma per nessuno di tutti i bimbi dei miei amici, ai quali pure sono affezionata.
E la ricordo piccolina,di tre mesi, che dormiva tra le mie braccia; ricordo i primi dentini e di quando ha gattonato la prima volta; di quando mi ha abbracciata la prima volta e di quando mi ha sorriso riconoscendomi; di quando ha fatto la varicella qualche mese fa e aveva la febbre e mi teneva la mano, di quando ho chiamato per il suo compleanno e lei mi ha detto "ciao" al telefono; di quando è caduta ed io non ho dormito per tre giorni perché mi sentivo in colpa; di giochiamo ad inseguirci intorno al tavolo, di quando faccio finta di rimproverarla e lei sa benissimo che sto scherzando e mi sorride, ma poi obbedisce; di quando al matrimonio di un amico ha lasciato la mano della mamma (cosa che non fa mai) per stare sempre con me. Di quando sono irrimediabilmente esasperata dalla mia vita che va sempre al contrario e passo a trovarla e tutto svanisce, non conta più niente, ci siamo solo io e lei ed è tutto quello di cui ho bisogno per tirare avanti. 
Di quando tutte le volte che mi vede, anche quando passano settimane e mesi, mi ripaga con lo stesso affetto incondizionato che è riservato ad un parente stretto.
Non sono la mamma di Angelica, sono stata solo la sua babysitter.  
Ma penso spesso che lei è quanto di più vicino io potrò mai avere ad un figlio. 
E non sapevo nemmeno io quello che facevo, ma il risultato mi dice che forse non ho sbagliato proprio tutto.
E adesso che lei è a Torino ed io sono tornata a Lecce, la lontananza è talmente logorante che non riesco a trovare le parole nemmeno per spiegarla questa cosa.

La verità è che dentro di me sento che un figlio non sono pronta ad averlo e non so se sarò pronta mai, perché in qualche modo non sono più una figlia, ma non mi sono mai sentita una madre. 
E se anche fossi pronta ad esserlo, questo figlio, come tutte le cose della mia vita, probabilmente non  arriverà mai.
Ma rispondere così a chi mi dice che "devo fare un figlio" è troppo lungo. 
Meglio dire che va bene fare solo la zia.

venerdì 17 ottobre 2014

" Immagino la sua vita come una piramide, un iceberg di cui vedo solo la punta, la punta minuscola, ma sotto la superficie la piramide si allarga, si allarga verso il basso e nel passato, sempre più indietro, tutta la vita gli sta sotto, gli sta dentro, le mille cose che gli sono successe, e il risultato è quel momento, quel secondo in cui mi ha sorriso" 

 P. Cameron, Un giorno questo dolore ti sarà utile.

La mia Coscienza, quella con il nome e l'indirizzo diverso dal mio, mi ricorda di restare con i piedi ben piantati per terra e di non perdere di vista la realtà. Io, per la verità, credo di non averlo mai fatto, perdere di vista la realtà. 
Semplicemente questo gioco mi piace e cerco di approfittarne, giusto o sbagliato che sia, finché sarà possibile. 
Cercando di ricacciare indietro l'idea che la sincerità che penso ci sia, sia giusto una mia illusione. Un vedere quello che voglio vedere e che in fondo non c'è, in mezzo a tutti i km che ci separano, al nostro essere così diversi e alle nostre vite che forse si incroceranno ancora, forse no. 
Cerco di ricacciare indietro la sensazione che sto sbagliando e che quello che ho concesso fino ad ora avrei dovuto tenerlo ancora più stretto e al sicuro.

Penso a questi giorni come se fossero un giorno in cui mi sorridi, per la prima volta. E poi continui a farlo costantemente.
Ma "costantemente" è una parola troppo impegnativa ed è molto meglio che faccia anche finta di non averla scritta, oltre che averla semplicemente pensata.


mercoledì 15 ottobre 2014



"  Intanto l'aria intorno è più nebbia che altro"

Ci sono momenti in cui riesco a prendermi alla sprovvista da sola.
E' accaduto spesso soprattutto in quest'ultima settimana.

E non è che rimpiango le cose che faccio in quei momenti lì...anche perché in qualche modo scopro lati di me stessa poco calibrati che erano lì ed io nemmeno lo sapevo, che erano lì. Sono capace di essere altro da quello che penso e, soprattutto, da quello che gli altri pensano che io sia. E voglio vederla come una cosa positiva. 
Ho bisogno di vederci qualcosa di buono almeno.

Solo che, anche quando faccio cose poco calibrate, alle situazioni e alle persone, io poi avrei bisogno che rimanesse qualcosa di tangibile su cui lavorare. 
Non mi sono mai piaciute le cose fini a sé stesse. Non mi lasciano mai niente.
Nemmeno quando queste cose riguardano la sfera del gioco e dei momenti che, per forza di cosa, devono essere considerati senza impegno o futuro, e vanno presi per quello che sono sul momento.

Quindi c'è quel piacere e quel divertimento per ciò che accade e con chi accade...ma sono misti al presentimento che mi resterà tanto amaro in bocca quando saranno finiti o non avranno più ragion d'essere. Un po' perché non so come mi potrei sentirei se mi portassero lì dove voglio. E un po' perché invece so benissimo che non mi porteranno dove voglio che mi portino.
Un cane che si morde la cosa, insomma.

Prima o poi la nebbia dovrà dissolversi. O no?


lunedì 6 ottobre 2014

"IO NON LO SO DOV' E' IL MIO POSTO.
C'E' UN PEZZO DI QUESTE MONTAGNE, POI UN BARATTOLO DI SABBIA,
LO SMOG DELLA CITTA', IL SUONO DEL FRANCESE DEL SUD, LA PIZZA A UN EURO,
IL CALDO, IL FREDDO, 
LA NOTTE SILANZIOSA E LA SERA CON I SUOI MILLE ODORI DALLE CUCINE,
IL PARCO IN CITTA', LA CUCINA UN METRO PER UN METRO, 
IL ROSSO DELLA CAMERA DA LETTO E DUE LETTINI SEPARATI CON LE COPERTE ROSA.
SE SI POTESSE FARE UN FRULLATO DI TUTTE QUESTE ISTANTANEE E BERNE UN SORSO,
ALL'OCCORRENZA."

                                                                (letto chissà dove,scritto chissà da chi...)


"[...]Per un milione di buone (e cattive) ragioni, solitamente non ho molta nostalgia di casa.
[...]La mia costante inquietudine di aver bisogno di essere altrove,di fuggire dalle troppe cose irrisolvibili della mia vita,di sentire sulla pelle e nei miei occhi, ma soprattutto nella mia testa, le luci,l'energia e la velocità di una grande città, sono cose che fanno parte di me da quando ho memoria per ricordare.E, impopolare o no, Torino assolve nel migliore dei modi questi miei bisogni,aggiungendoci quel pizzico di austerità e di pioggia lieve che si sposanoalla perfezione al mio lato malinconico. [...]Questa volta in realtà, ho realizzato una cosa:che non lo so dov'è il mio posto.Perchè quella che guidava per le strade del Salento,che chiaccherava con gli amici,che scrutava gli occhi della nonna per vedere quanto e come resisteva a questa vita,che cercava insistentemente negli occhi del nonno un barlume di ricordo di una se stessa bambina,che cercava di interpretare le assenze e i silenzi di un papà sempre poco comunicativo,non era la me stessa del paesello, ma la me stessa di città.Che indosserà anche la stessa pelle e gli stessi difetti, ma vede e vive le cose in maniera proprio diversa.Ed deve fare uno sforzo,qualche volta enorme e qualche volta no, per riabituarsi a ritmi e realtà del sud.Per sentirsi a casa.Per sentire che in qualche modo appartieni ancora a quelle vie, a quelle visioni, a quelle parole.Per sentire che fai ancora parte della vita dei tuoi affetti.
[...]E un paese che mi fa essere come sono sempre stata, nel bene e nel male, che mi impone di essere sempre responsabile,per me e per chi ho vicino;che mi impone di essere sempre attenta ad ogni virgola,ad ogni conseguenza;che impone il buon senso in ogni caso.Che mi ha imposto un ruolo da adulta quando ero solo una ragazzina spauritae mi fa sentire vecchia e in ritardo sui tempi ora,costringendomi a vivere ad una doppia velocità.Ma allo stesso tempo mi fa assaporare alcune cose alla giusta velocità e senza stordimenti,che ha un calore che non troverò in nessun altro luogoe colori che non brilleranno in nessun altro modo come qui.
Un posto che mi fa essere me stessa in quel modo che è il punto di partenza  per poter essere come ho sempre voluto essere.Ma lontano.E' come vivere in mezzo, tra qui e là."

Scrivevo queste parole più di 1000 giorni fa. E' un tempo lontano, ma allo stesso tempo persistente più del presente stesso.
Al momento non trovo molte parole per descrivere una sensazione che nel tempo si è modulata, ma che non è mai cambiata nel suo senso stesso. Cambia solo la mia età e le esperienze degli ultimi anni che fanno di me quella che sono, nel bene e nel male. Così visto che le parole resterebbero sempre quelle, perché non penso ce ne siano di migliori o di più pregnanti al caso, ho semplicemente pensato di riproporre il post con qualche nota a margine.

Oggi camminavo un po' distratta per la città vecchia e l'ho trovata piccola. Di un'infinita bellezza, ma piccola, in senso lato e letterale. Ho inseguito qualche ricordo di quando, sotto la pioggia, attraversavo lo stretto tratto di strada per raggiungere l'università. E in qualche modo ero dentro a quella realtà e la vivevo come mi era possibile.
E poi ho pensato agli ultimi 8 anni.
E a questo ritorno forzato, questo ennesimo evento a cui il destino beffardo mi ha nuovamente obbligato a intraprendere.
Mi sento come se fossi sola, senza punti di riferimento né voglia di crearmeli perché sento dentro che non é il posto giusto. Che Torino non l'ho mai lasciata, anche se ormai sono quasi due mesi che sono fisicamente qui.
Mi sento un'estranea, al buio, in una stanza di cui pure conosco ogni millimetro cubo.
L'ago della bilancia non è più nel mezzo, come allora, ma ha una direzione ben precisa, ha "scelto" il lato da cui stare.
E vorrei solo  prendere un treno, anche domani. E non avrei rimpianti.

domenica 21 settembre 2014


" Supponiamo noi due / un amore nulla più / supponiamo un amore / che non voglio che vuoi tu / sola davanti a un bicchiere / mi aspetteresti la sera / supponendo un amore / che non voglio che vuoi tu? / Supponiamo un mattino / tu ti alzi e ami me / e che il tempo non passi / e che non vivi senza me / tra tanta gente diversa / ritroveresti te stessa / supponendo che sola tu non vivi senza me? / Supponiamo è già tardi / devi andare ma non vuoi / supponiamo che cerchino  / il mio viso gli occhi tuoi / arrossiresti nel viso / se mi rubassi un sorriso / supponendo che in fondo ciò che conta siamo noi? / Amore, Amore supponiamo dei giorni a creare i ricordi / Amore, amore supponiamo un amore che una volta soltanto / un amore che vuoi tu / Supponiamo una stanza / tu mi aspetti già da un po' / il telefono squilla / dico forse non verrò / sapresti tacere il dolore / e non portarmi rancore / supponendo che soffri / perché amore non ti do? "

(No, non era colpa del grigiume torinese come pensi tu.)


" Siamo fatti per non essere che attraversati?
per non aver alcuna consistenza se non quella dei nostri movimenti?
Siamo di volta in volta la Distanza e il Passaggio"

Jean Luois Giovannoni

giovedì 4 settembre 2014

"In seguito, quando sarebbe diventato un navigatore provetto sulle onde dell'acqua dei loro corpi, avrebbe scoperto che quelle spalle larghe erano la cosa a cui pensava con più libidine e con più tenerezza. Quelle spalle larghe sarebbero state la cosa che avrebbe riconosciuto in mezzo a una folla se tutti avessero avuto dei sacchetti di carta in testa. Quelle spalle larghe le avrebbe sapute riconoscere da una parte all'altra di un oceano."
Creature Ostinate, Aimee Bender

Mi chiedi come va. E poi sparisci di nuovo. Ovviamente.
E vorrei risponderti malissimo, ma non ho voglia nemmeno di fare questo.
A cosa servirebbe?

Va che il mio universo è chiuso in una scatola ed io sono bloccata fuori.
Va che continuo a pensare a troppe notti fa e alla tua schiena e alle tue braccia e tutto quello che...ma anche a tutto quello che non hai detto e che non hai fatto.
Va che a separarci ci sono millemila chilometri di distanza che io dovrei riempire con sacrosanti vaffanculo.
E invece...

giovedì 28 agosto 2014


" Marco ha una webcam aperta dove batte sempre il sole, si veda la spiaggia, si vedono le onde, si vede una donna che si allontana su un gommone. Lui aspetta sempre il momento di partire, arrivare un giorno incorniciato da un'alba sublime.
Carlo ha un ombrellino piantato in mezzo al petto, ho il cuore in ombra dice, ho il cuore gelido. Toccalo dice, avvolgilo, tienilo stretto, sto morendo di freddo.
Anna è seduta appena un po' più in là a contare le volte in cui la vita l'ha lasciata dentro un bar. Non ha consegne, non ha progetti, non ha buoni da scalare, poi guarda l'ora e decide che ha fame.
Mirko è caduto sul più bello, scivolato all'improvviso a una banale svolta del destino. Ora vive con sua sorella, la sera siede fuori sui gradini, '' la vita s'è rotta, dammi una moneta'' grida a Elena e agli altri vicini.
E io? Io aspetto qui, dove la vista rassicura. Ho con me i tuoi fiori, le tue accorte raccomandazioni e mi affido alla notte, che confonde le tracce, che nasconde i rifiuti, che ritorna costante. Che ritorna costante. Che ritorna costante. Che ritorna costante. Che ritorna costante. Che ritorna costante.
Luca s'è fatto prendere dall'ossessione del denaro. Teo dal fascino osceno del caso. Stefano ha bisogno di attenzione. Laura di privazioni. Gianni vive a Pechino. Laura serve ai tavoli in un ristorante di Torino. Andrea prende una droga che fa dimenticare. Sergio ha una malattia che lo fa addormentare. Mimmo è morto. 
E io? Io aspetto qui e mi affido alla notte, che confonde le tracce, che nasconde i rifiuti, che ritorna costante."
Massimo Volume

CollegAmica, oltre che ad essere una che sa il fatto suo in materia di vini, ha una cultura musicale di un certo spessore.Se di mestiere non facesse l'ingegnere, probabilmente sarebbe un'ottima produttrice musicale.
Nell'ultimo anno, anzi due, le nostre giornate hanno cominciato ad essere attraversate da una strana consuetudine che mi riguardava: dopo ore di racconti e di momenti in cui si tiravano le somme della mia incasinata situazione sentimentale, lei sceglieva una canzone adatta al momento.
Con il tempo, è riuscita a trovare una canzone adatta al mio umore di ogni giorno, al di là dei miei amori scombinati.
Ci ha sempre azzeccato. Sistematicamente. (Ed io ho allargato un po' la mia cultura.)
Ci ha azzeccato anche questa mattina, quando sul socialcoso è apparsa questa canzone ed io non ho potuto fare a meno di vedermi passare un pezzo di vita davanti agli occhi, in 4 minuti.
Le ho chiesto di non interrompere la consuetudine, se ci riuscirà, nonostante da domani ci saranno 1300 km tra me, lei, Torino e tutto quello che è stata la mia vita fino ad ora. 

Per intanto, spero che le mie notti qui possano essere meno peggio di quello che ho preventivato o che, almeno, riescano a confondere così bene le tracce da non farmi sentire il vuoto e le mancanze

martedì 12 agosto 2014


" Voglio tentare di stare con te. Voglio credere che è possibile, anche se non per ora,
anche da lontano. Ho bisogno di aspettare qualcuno che non somigli a nessuno
e tu sei questo"

Erri De Luca

Per una serie di strane coincidenze mentali, stasera dopo più di 15 anni ho rivisto Last Tango in Paris. Avrei dovuto vederlo qualche giorno fa, nel cortile del Palazzo Reale, per una rassegna cinematografica a cui ho sempre tenuto tanto e partecipato quasi sempre negli ultimi 3 anni.
Ma alla fine non è stato possibile: mentre io ero impegnata ad impacchettare definitivamente la mia vita e portarla via dal bucolocale molto bohemien che ho chiamato casa per un anno, l'ennesimo violento acquazzone ha sconvolto tutti i piani. 
Anche i nostri, che ci siamo cercati per tutto quel giorno e non ci siamo trovati. 
Ma non ne sono stata sorpresa.

Giovedì lascio Torino, che è un po' la mia Parigi. 
Ed è finita. 
Anche se, per la verità, non penso sarebbe mai cominciata sul serio. 
Per me, per te, per il tempo che non è bastato, per le cose che non abbiamo voluto o che volevamo con una sincronia talmente sbagliata che se ci penso...forse avremmo dovuto essere come Brando e la Schneider nel film, senza cognizione di noi stessi e senza domande sul passato o sul futuro. Tu ne saresti stato assolutamente capace. Io decisamente no.

E non ci saranno saluti o parole. 
Vado via e non so se tornerò. Con molta probabilità, no.
E questo è tutto.
Credo.

domenica 10 agosto 2014

" Se voglio conoscerla personalmente? Certo che sì. Meglio personalmente che impersonalmente, non crede?
A che scopo? Lo saprò solo dopo che ci saremo conosciuti.
Dove dovrebbe portarci? Là dove ci porterà. E se non dovesse portarci fin là, allora non doveva portarci fin là. Quindi ci porterà senz'altro là dove deve portarci. 
Mio marito ne sarebbe informato? Lo saprò quando saprò dove ci ha portato." 
 Daniel Glattauer, Le ho mai raccontato del vento del nord

Anche quest'estate, le opzioni sono due:
restare in attesa di qualcosa che non succederà. 
(E se ci penso sembra quasi essere diventata un'abitudine degli ultimi 4 anni.)
Partire per andare incontro ad una vita che non sento più mia.
(E anche questa, nell'ultimo paio di anni, è stata la situazione più concreta che il destino mi impone senza tregua davanti agli occhi..)

Qualunque cosa decido di fare, probabilmente tutto andrà in un modo che non contempla per me alcuna serenità mentale ma solo rinunce e cambiamenti che non so se sono in grado di affrontare. 
O meglio, che speravo di non dover affrontare.
In qualche modo sarò raggiunta anche io da un vento forte che scompiglierà la mia vita, sebbene tutto quello che vorrei è la capacità di prendere ciò che voglio e finché lo voglio, la possibilità di una stabilità materiale ed emotiva che mi dia un qualche equilibrio.
E invece...
AmicoB. dice che penso alle cose sbagliate e vedo tutto nero. 
Molto probabilmente ha ragione, ma in questo momento ho l'impressione di non avere nessuna scelta.

Quindi faccio l'unica cosa che so fare.
Cercare di far passare questo tempo prima della partenza leggendo.
Quest'estate è il turno di un tedesco e di una storia che sembra essere stata pensata per accontentare una come me. E anche se non so se mi fa più male che bene leggerla, almeno mi distrae in qualche modo dai "frammenti schizofrenici" di cui è fatta la mia vita attualmente.