domenica 29 dicembre 2013

"E se non lo  trovo[un nuovo amore] non importa. Preferisco la libertà di rimanere per sempre a cercarlo, che l'orrore di sapere che non esiste un altro che io possa amare come ne ho amato solo uno in questa vita"

Gabriel Garcia Marquez 

Mi porto avanti con i propositi del nuovo anno.

To be continued...

giovedì 26 dicembre 2013

Anche questo Natale è andato...


Sono uscita di casa, ad un orario decente, con una bottiglia di Negramaro.
Alle 4 del mattino il contachilometri della mia auto segna 165km
ed io ho una bottiglia di Passito e la foto del culo delle renne.

Qualcosa non mi torna.

mercoledì 25 dicembre 2013

"Vorrei portarti con me.
Resisteresti poco, al freddo senza l'afa estiva ma sarebbe un'esperienza diversa no? Poi ti riporterei indietro, come è giusto che sia. Ma per un po' ti porterei con me.

Ti racconterei le cose che non avrò il tempo di finire di dirti. Solo per quello, per trovare il  modo che duri di più. Ti farei guardare il  mare freddo, così apprezzeresti il tuo. Ti fare una foto e la lascerei nel cassetto per le volte che avrò voglia di guardarti con i capelli scompigliati e il sorriso accennato.
Mangeremo e dormiremo poco perché non ci sarebbe il tempo; tutto quello che vorresti cercherei di dartelo. Ti farei esprimere un desiderio e lo esaudirei. Solo uno, perché tre non sarei capace.

Ti farei almeno un paio di domande scomode, perché così ti fideresti di me; perché così, se ti telefonassi almeno una volta, sussulteresti un pochino e quando deciderai di andare via, ci sarà almeno una volta in cui vorrai tornare.

Vorrei che ti fossi innamorata di me, per chiedermi di restare. Ma forse tu impieghi tanto per innamorarti e allora è per questo che vorrei portarti con me: per farti innamorare.

Verresti?

No, non verrei. Perché dovrei? Non credo che mi riporteresti indietro, non voglio che tu faccia di tutto per me. Il suono è simile a quello della tua voce, non della mia: vorrei che lo capissi e te ne rendessi conto. Le tue parole sono esigenti e mi stringono al cuore. L'unisono tra di noi non funziona. Il moto di due anime in una non esiste. Non vorrei foto di questo momento, né motivi per lasciare che non finisca. E' doloroso da ricordare. Cosa c'è di poetico in una sensazione moritura? Se lo volessi, non farei in modo che arrivi la fine. Perché è questo il punto: io sto facendo in modo che l'ultimo secondo di tutto accada, capisci? Permettimi di dire di no. Permettimi di  non esserti accanto. Permettimi di decidere di non esserci come vuoi tu.
Pensare che sia per due, per renderti i pensieri più facili; lo sai che mi stai raccontando una bugia mentre mi chiedi "verresti?"
Certo che lo sai.
Venire? Cosa potrebbe dire? Cosa saremmo?

La  mia automobile scivola da sola verso casa mentre rileggo le tue parole. Cerco di trovare interpretazione, tentando di valicare le frasi così come sono - cunei - e trovarci l'intenzione inespressa di dire altro. Cerco titubanze, virgole, mi soffermo sui dettagli. Ma io di dettagli non capisco nulla. Non so come sono fatti, in verità.

Potrei rimanere attaccato alla balaustra a due mani, mangiare tutte le merendine della macchinetta accanto all'ingresso del gate pur di restare a guardare il fiume da un lato e la strada dall'altro. Fissare l'asfalto fino a farmelo entrare negli occhi e bucarmeli per non vedere la via di casa: questo dovrebbe accadere affinché io vada via da qui e mi rassegni alle tue parole. Credevo di essere capace di rimanere in silenzio a guardare.
Sono solito pensare di me cose molto positive: grande cuore, grande testa, spirito d'iniziativa, forte indipendenza; pensavo di non essere capace di stare a guardare inerme.
E' una di quelle circostanze che non si addicono agli spiriti vincenti. E' come ammettere di avere un buco scoperto e lasciare che qualcuno ci infili un dito dentro, stracciando carne e tessuti, graffiando vasi, fino a tingere di rosso i vestiti e non poter, così, celare l'affanno.

Eppure io sono un tipo sveglio, non mi lascio abbindolare facilmente; ho sempre saputo tenere a distanza e prosciugarne il necessario. Ecco, si: non sono mai andato al di là del necessario con quasi nulla. Solo di foglie d'albero ne ho troppe, perché ne faccio collezione.

Ne ho mangiate molte merendine della macchinetta ma adesso, alla guida, con le mani poco convinte e smaniose, non ne ricordo il sapore singolo e anche gli incartamenti mi paiono tutti uguali. Non posso distinguere il caramello dal fiordilatte e questi dal cioccolato: ho un solo amalgama appiccicaticcio nella bocca.

Mi sembra strano sentirmi così sopra le righe. Mi sembra strano, ancora, sentire quegli occhi addosso. I tuoi e i miei insieme, che erano altro, lo sono stati lo so, lungo il fiume e poi sono irrimediabilmente scomparsi dopo un battito di ciglia. Un movimento fisiologico ne ha decretato la fine ed io lo vado cercando, adesso, mentre mi dirigo verso casa, seguo la scia per provare a seguirti.

Che pena. Sperare, intendo. E' la pena di chi non sa rinunciare.

Non so raccontare una volta in cui tu mi avevi detto di essere felice, in effetti. E nemmeno una volta in cui te l'ho detto io, d'altronde. Non credo minimamente di esserti venuto incontro per davvero, con foga ed eccitazione, per abbracciarti di sorpresa.
Non mi viene in mente la prima volta che t'ho vista. So quand'è, con precisione, perché io ero al bancone di un bar con una ragazza che mi piaceva molto. E che ho abbracciato di slancio e voluto tante di quelle volte da essermene invaghito e addirittura innamorato ad un certo punto.
Ricordo d'averti preso in consegna nella mia mente, ma non di averti visto. Non so nemmeno cm'eri vestita. So solo che ti sei passata una mano tra i capelli, il gesto più comune che si possa recuperare nella memoria. Eppure io l'ho registrato. In realtà potrebbe essere falso. Potrei aver traslato la mano di un altro sulla tua e adesso cucirti addosso un movimento che non t'è appartenuto. 

Avevi un braccialetto che si compra al mare, di quelli di cotone colorato, che dicono porti fortuna e poi, un giorno si spezzi per far avverare un desiderio. Di quelli che hanno tutti, eccetto me, poiché io non li sopporto: rimangono bagnati per ore, dopo la doccia, ed umidi sulla pelle.
Mi sono chiesto quale potesse essere il tuo desiderio. E' la prima cosa su cui mi sono interrogato guardandoti quella volta e pensandoti nei giorni successivi. Se tu avessi un desiderio sopra tutti, se fosse legato a quel braccialetto o a un sentimento. Ho sentito il bisogno di saperlo, come se fosse il tuo nome.
Avevi anche un anello costoso. Sottile, ma prezioso. Un anello facile, che non sorprende se lo regali. Non so perché l'avessi notato. Niente a che vedere coi tuoi occhi, mi rendo conto. A chiunque avessi chiesto di te nei giorni seguenti, continuavo a dire di non avere in mente i tuoi occhi: eppure erano meravigliosi. Non mi viene un'altra parola in mente. Dovrei inventarla ma non sono capace, tu lo sai. Posso fartelo intuire ma non so spiegarlo.

Non capisco perché non me li sono incollati addosso. Avevo notato di te solo i dettagli peggiori fra tutti gli altri; ciononostante ti cercavo già il giorno dopo. Mentre passeggiavo sotto casa tua, nelle sere a seguire, speravo di notare i tuoi movimenti alla finestra oppure con chi saresti uscita. Desideravo vederti da sola, che, una volta sull'uscio, ti guardassi intorno e vedendomi rimanessi piacevolmente compiaciuta.
Avrei voluto essere io nei tuoi sogni, a ispirare i tuoi sonni e farti felice. Ma lo so di non potere. Eppure questa consapevolezza non m'ha fatto smettere di volerti portare via con me.

Non capisco. Non capisco cosa vuoi dire. Mi pare assurdo che tu pensi di poter amarmi, Quanto abbiamo passato insieme? Non capisco perché tu voglia portarmi con te. Non sai nulla.

Ti ho rubato anche un sorriso triste quella sera. E' andata così: io ti ho guardata per un momento, mentre ti passavi le mani nei capelli, e stavi sorridendo, ma non alla persona con cui parlavi, Sorridevi, rivolta verso il basso come per un pensiero veloce da far svanire. E, rivolto di nuovo il tuo volto verso l'alto, ti ho sorpresa triste, come se quel pensiero felice andasse celato.

Sorridi solo quando qualcuno o qualcosa ti fa ridere, ma non dovresti. A me piace, ma non dovresti. La felicità pare che si auguri a tinte pastello e così mi tocca fare, con te, adesso: cercare di farti togliere dal viso i tuoi sorrisi tristi, come ho sempre fatto, d'altronde.

Potremmo essere in giro a passeggiare in una città qualunque, col caldo, mano nella mano e io dovrei accorgermi del tuo sorriso triste e allora darti un bacio o prenderti il viso e farti fare una smorfia che mimi la gioia. Sorrideresti e il mio desiderio di felicità per te sarebbe compiuto. La verità è che i tuoi sorrisi tristi a me piacciono, perché a te stanno bene, perché li sai trattare, li sai adoperare e mettere in fila senza che rompano le righe. Se lo facessi io sarei penoso.

Questo è il punto: faccio pensieri e desidero cose nuove. Non importa cosa so. Per la prima volta, non importa. Non so da dove vengono o come si chiamino e non potei spiegarle a nessuno eccetto te, con un po' di tempo, con un po' di pause, con quei silenzi che non saprei riempire,all'inizio. Ma potrei imparare.

Sono un pessimo romantico, lo ammetto. E' per questo che non sono riuscito a farti innamorare. Lo so che è così. Ho immaginato che potessi bastare io, con i miei modi normali e l'aria spavalda. Finalmente sicura. E del tempo, per spiegarti quello che manca, per farti vedere che ne sarebbe valsa la pena, alla fine.

Ho provato, che dire a farmi scegliere. Ho sperato. dovevo. Era una possibilità, capisci? Come fare a metterla via, a dimenticarla. Forse aspettando, forse non era il momento. Forse io e te abbiamo un altro tempo. Sono sicuro che con qualche giorno in più, ora in più, ti avrei portato via con me. E' l'idea che almeno una volta succeda, no? Hai presente? Quell'idea invasiva e sotterranea che si inabissa o si palesa e lo fa una volta sola e per tutte e se l'avverti non puoi far finta di niente se hai un po' di senno.
Come un sibilo fluttuante e sinuoso.

A me è successo questo: non son riuscito a fare finta di niente, non volevo, in fondo. Non potevo far altro che cercare di portarti con me, dal profondo, per egoismo quasi, per farmi stare bene. Anche se sapevo di non potere. Anche se era rischioso. Anche se tu non vuoi, anche se, infine, la tua felicità non dipende da me.
E non posso fare a meno di chiedertelo di nuovo. Solo per essere sicuro.

Verresti?"

Italo Calvino, da Prima che Tu dica pronto

Quel momento in cui vedi riassunte in poche righe  pezzi di vita che hai avuto o così come vorresti che fossero stati...e i pensieri di un anno che sta finendo (o, a ben vedere, anche quelli di una vita intera). 

lunedì 23 dicembre 2013

" Ho provato, che dire, a farmi scegliere. 
Ho sperato. Dovevo. Era una possibilità, capisci?
Come fare a metterla via, a dimenticarla. 
Forse aspettando, forse non era il momento. 
Forse io e te abbiamo un altro tempo.
Sono sicuro che con qualche giorno in più,
ora in più, ti avrei portato via con me.

E' l'idea che almeno una volta succeda, no?
Hai presente? Quell'idea invasiva e sotterranea che si inabissa o
si palesa e lo fa una volta sola per tutte e se l'avverti 
non puoi far finta di niente se hai un po' di senno.

Come un sibilo fluttuante e sinuoso. A me è successo questo:
non sono riuscito a fare finta di niente, non volevo, in fondo.
Non potevo far altro che cercare di portarti con me, 
dal profondo, per egoismo quasi, per farmi stare bene.

Anche se sapevo di non potere.
Anche se era rischioso.
Anche se tu non vuoi, anche se, infine, la tua felicità non dipende da me.
E non posso fare a meno di chiedertelo di nuovo.
Solo per essere sicuro.
Verresti? "
Italo Calvino, Prima che Tu dica pronto.


Sono seduta sul divano della cucina di casa (quella del paesello, al sud).
La casa di quand'ero bambina, che è troppo enorme e troppo fredda e troppo priva di quel calore familiare proprio del periodo. E di una famiglia in generale. 
Ma almeno non è piena di lucine e non ha un albero di natale in bella vista.
Sono seduta in un angolino, mentre mia sorella come al solito occupa tutto il resto e dorme sotto tre coperte di lana, nonostante abbia detto "dai guardiamolo questo film!".
Mi sento un po' disorientata, come la mia gatta che continua a girovagare e 
ancora non realizza dove siamo.
Mi sento lontana da casa, ma alla fine so di essere a casa, so che appartengo a questo posto. In un modo o in un altro. Ho solo deciso di vivere in maniera diversa.

Sono a casa, ed ho cominciato le mie "vacanze natalizie" da appena 4h. 
E ho deciso di farlo guardando The Holiday,che in pratica è l'unico film in cui persino Jack Black sembra un gran figo e l'uomo ideale, ma è anche un film che si apre con un monologo in cui la protagonista cita Shakespeare e l'amore non corrisposto. (!!!)
Sarebbe il caso di dire cominciamo bene.

Questa mattina ho preso il treno ad un orario improponibile ed avevo dormito solo 4 ore.
E sono stata puntuale e ho cercato di ignorare il fatto che non avevo nemmeno voglia di essere puntuale, che speravo di perdere il treno.
E invece no.
E non avevo lasciato nemmeno il Piemonte che sono stata sopraffatta dal magone,
senza poterci fare niente.
E i motivi giusti per piangere si sono mischiati al sale di quelli sbagliati, sotto gli occhi del mio vicino di posto che mi ha guardata un po' preoccupato, ma almeno non mi ha fatto domande.
E tra i tanti pensieri che avevo per la testa, mi sono chiesta se mi sentirò così...
se, quando capiterà che sarà il momento, perché è vicino e arriverà,
e accadrà che partirò e non tornerò più davvero, 
e lascerò luoghi, angoli, parole, persone, pezzi di vita, pensieri, malintesi, tempi che non coincidono, persone che non tornano o non arrivano, sensazioni che...
si, insomma, mi sono chiesta se mi sentirò piccola e non riuscirò a sostenere quel leggero dolore in punti che non sapevo nemmeno di avere dentro. Proprio come oggi.

Spero vivamente di avere le spalle più larghe di quanto io stessa immagino, per uscire indenne dalle tempeste che ho dentro.
Spero vivamente di riuscire a far finta di niente, se dovesse essere necessario,
e continuare ad andare avanti, in qualunque modo andranno le cose nei prossimi decisivi 30 giorni.

domenica 22 dicembre 2013


(source: facebook)

Voglio bene ai miei amici. Soprattutto quelli che sono dei cultori della materia e, ben sapendo quanto io sia inetta in campo matematico, mi fanno gli auguri sul socialcoso così. 
Non amo il Natale...ma con questo almeno rido.

sabato 21 dicembre 2013

(Andata + Ritorno)


Pack bags.

Quel momento in cui guardi il calendario e sai che manca solo un giorno alla partenza.
Quel momento che sai che devi deciderti a fare le valigie e non hai voglia.
Quel momento che pensi che torni, certo. Ma il fatto che sai che potresti non restare ti fa venire ancora meno la voglia.


venerdì 20 dicembre 2013

" C'è un luogo dove dormi e il tuo respiro io non lo sento, non lo sento mai.
Fra i nostri due riposi è la città spavalda...strade, fragori, alterchi, gente e tetti 
e come due leoni sul sagrato remoti e fermi,
chiusi in una forma,
noi vigiliamo la nostra distanza."

Maria gloria Sears, 1954

mercoledì 11 dicembre 2013

" SE NON SONO QUELLA, NON SARO' UN TENTATIVO, NON SARO' UN'ALTERNATIVA, NON SARO' L'ALTRA, NON SARO' UN'AMICIZIA, NON SARO' LA COMPAGNA DI QUALCHE NOTTE CALDA, NON SARO' L'ALLEGRIA, 
SE NON SONO QUELLA, NON SARO' NIENTE."
Un altro magnete. A caratteri cubitali.

sabato 7 dicembre 2013

martedì 3 dicembre 2013

"Un caffè" disse il vento. 
Aveva soffiato tutta la notte. Era un po' stanco, aveva bisogno di un attimo di pausa prima di riprendere il lavoro. Gettò un'occhiata alla vetrina dei dolci, ma non aveva fame.
"un caffè...forte e caldo!" . La nuvola barista, arrossì. Perché gli veniva leggero e tiepido. Le nuvole non sanno fare il caffè. I temporali invece si. Ma lo fanno lungo. Nella tazza grande. E al vento non piaceva la tazza grande.
"Ecco il suo caffè!" disse la nuvola, mettendogli la tazzina davanti. 
Il vento lo guardò. Capì subito che faceva schifo. Dalla schiuma smorta. Mise una bustina di zucchero, girò appena. Lo bevve in due sorsi. Trattenne una smorfia e fece un cenno di saluto al cielo azzurrino sbiadito, seduto composto a un tavolino, in fondo al bar. Il cielo alzò gli occhi dal giornale, stava guardando le previsioni del tempo. Ricambiò il saluto. Al vento piaceva fermarsi in quel locale. Conosceva tutti gli avventori abituali: il cielo della mattina, la pioggia, la neve, stelline che avevano tirato tardi e la luna che arrivava, finito il turno di notte, sempre con la faccia un po' sbattuta. Beveva il suo cappuccino, stordita, lasciando il segno del rossetto sul bordo. Il vento sbirciò le gambe, accavallate sotto il tavolino. Belle gambe nervose. Gambe di luna. 
Avrebbe voluto fermarsi a parlare con lei ma non aveva tempo. 
Doveva ricominciare a soffiare. Tirò fuori un foglietto di tasca. Si era preso degli appunti per quel giorno...Idee che li erano venute in mente, su dove soffiare... anche per cambiare ogni tanto. Rilesse un po' a fatica, tra correzioni e cancellazioni...soffiare sulle delusioni...sui desideri imprecisi...su tutto quello che sparisce prima ancora di essere visto....soffiare su quello che sfugge sempre, sulle fantasie solitarie, sui pensieri fragili, sulle sensazioni che cambiano...oppure soffiare sulle lenzuola di un letto sfatto...o sulle cose infilate dentro un vecchio baule...soffiare sulle difficoltà di sapere dimenticare, sulla latitudine e la longitudine di un pensiero in fuga...
Il vento piegò il foglio e lo rimise via, soddisfatto. Gli piaceva essere vento. Gli piaceva soffiare. Cambiare direzione. Avere idee nuove. Come creare un vortice e spazzare via tutto. Aveva anche questa idea. 
Un giorno lo avrebbe fatto.
Non adesso. Non ancora.
Un giorno. Non  ora. 
Un giorno. Avrebbe soffiato più forte."
Massimo Cavezzali -Facebook

Ho immaginato che questa sarebbe una bellissima storia della buonanotte da raccontare alla mia piccola A.
Ed ho anche immaginato di essere il vento di me stessa, che non so se può essere un concetto comprensibile ad altri come lo è per me. Un mio amico chioserebbe con un "ha senso". Ma ammetto che non lo so se ha proprio senso.
In ogni caso l'ho trovato bello, così lo riporto qui per poterlo rileggere ogni volta che ho voglia e bisogno.


lunedì 2 dicembre 2013

Innamorarsi, 1984, dir. Ulu Grosbard

E magari morirò / di tanto amore / magari no / chi lo può dire? / Un anno e più non è uno scherzo / può renderti diverso / un anno è una fotografia / di te stesso che vai via. / E lei è lei, non può cambiare / dolcissima e immortale. / Presto, dov'è la mia faccia più dura / che non veda che ho paura./ E mentre andrò dovrò pensare / tu non sei uomo da piegare / quante ne ho avute, quante ne ho volute / e poi dimenticate. / C'è chi mi odia per gli amori da un'ora / e chi mi cerca ancora / e non sa che avrei bisogno stasera / più che altro d'una preghiera. / Perché so / perché lo so./ Di tanto amore morirò[...] Avrò la faccia più dura / [...] ha i suoi motivi la paura / dovrei saperlo già da un po'.
Ehi come stai sapore amaro / di appuntamenti a cui mancavo / di pensieri sempre più buoni / cancellati dalle intenzioni. / Estate di corsa temporali d'agosto/ e poi cambiare ad ogni costo / ehi come stai, sapore amaro / di una fine sicura.

Ivano Fossati, Di tanto amore, 1979

Ho visto il film qualche giorno fa e, mentre cercavo un video che ne contesse i momenti più salienti, mi sono imbattuta in questa canzone di Fossati.
Ed è subito loop.

#1 : quando la risposta è "mi piace che mi piaci" vuol dire che c'è tutto quello che ci deve essere!
#io:  io ho pensato che è come dire "mi piaci anche se magari come sei davvero non mi piaci per niente". La gente spesso non è bella, nemmeno le persone che amiamo lo sono.
#2:... perché gli amori non si cercano, capitano!
#io: perché le persone non si scelgono, succedono...


Al di là di tutto, concludo dicendo solo che Cavez è un genio per aver scritto una cosa che mi gira in testa da sempre: "mi piace che mi piaci, riguarda me la cosa!".

"Quando va tutto bene, alla fine ti senti stanco in un modo molto bello. Ecco, provi una stanchezza davvero molto bella" 
David Foster Wallace, Un antidoto contro la solitudine

Per la verità, nella mia vita, ora, non c'è niente che vada bene.

Ma ci sono quelle giornate che entri in macchina della Famiglia del Mulino Bianco e c'è quest'esserino con grandi occhioni verdi, seduto nel sedile posteriore.
Ed è lì, imbacuccata nel giubottone perché fuori è già dicembre e ci sono solo 10°ed è freddo...si insomma, entri in macchina e c'è questa bimba che ti accoglie con il sorrisone immenso a 7 denti e cerca di slacciarsi da sola le cinture del seggiolino da viaggio perchè vuole stare in braccio con te. E realizzi di quanto sia una bella sensazione sapere che c'è qualcuno che è felice di vederti, felice di quella felicità senza egoismi o impalcature di dare/avere che è propria degli adulti. C'è qualcuno che è felice di vederti e solo questo basta a farti dimenticare che è domenica e hai solo 5 ore di sonno.
E la guardi e lei ti indica i suoi nuovi giochi e continua a osservare la madre per farle capire che vuol venire da te...e fa un po' di capricci, ma quando le spieghi che giocherete appena scese dalla macchina, si rimette buona buona in attesa.

Fai un viaggio di un'ora e arrivi nella nuova casa dei tuoi amici, quelli che sono un po' la tua famiglia, e sono baci e abbracci e per un momento non ti senti fuori posto. Sei tu e basta.
E poi c'è l'esserino che ti segue per tutta la casa, che ti stringe la mano forte forte, con una forza che ti chiedi se è possibile che una bimba di 13 mesi sia in grado di stringerti così forte le mani. E prende la rincorsa e trotterella nella tua direzione e si abbarbica alle tue gambe con la stessa facilità con cui si aggrappa alla sua mamma...e ride con quella felicità spontanea e ti cerca e ignora quelli che sono i suoi veri parenti e vuole stare con te e ballare con la canzone del Magico yo-yo. E tu vorresti rispondere al tuo migliore amico che ti sta chiamando, ma lei ti requisisce il cellulare e vince per importanza su chiunque ti cerchi in questa domenica.

E vai in giro per una Milano che si prepara al Natale. E tu odi Milano, sei con 3 coppie che rappresentano le 3 fasi dell'amore e tu sei il primo stadio. Ancora. Per un momento ti senti spaesata, ti viene il magone perché un ragazzo suona "Napul'è" e ti scopri con gli occhi lucidi, ma ricacci in fondo la tristezza (im)motivata perché l'esserino e lì e vuole essere presa in braccio e poi per mano e poi in braccio ancora. Ed è lei che guida e sceglie il dove e il come fare questa passeggiata. Giocate a sfiorarvi il naso e a fare finta di farlo suonare come una trombetta:enormi risate da cartone animato. Le chiedi quanti anni ha e lei alza l'indice ed è come se ti dicesse "non so contare, ma lo so". Le chiedi come fa il leone e lei ruggisce. Giocate a farvi le pernacchie. 

E passi un'intera giornata così.
Torni a casa che è più tardi di quello che avevi preventivato, e sei stanca. 
Sei enormemente stanca.
Ma di una stanchezza bellissima

venerdì 29 novembre 2013

" Creo que no te quiero, que solamente quiero la imposibilidad tan obvia de quererte. Como el guante izquierdo enamorado de la mano derecha"
Julio Cortàzar , Save Twilight: Selected Poems

sabato 23 novembre 2013

venerdì 22 novembre 2013

Brezny batte Fox 1 a 0

"GEMELLI - CANCRO: da adesso fino a domenica grande rilancio. Ariete, leone, acquario, scorpione sono segni che possono insegnare parecchio, ma anche impegnare. A te non piacciono le persone uguali al giorno prima, ed ecco perché poi ti trovi in amore personaggi un po' particolari e non te ne devi lamentare. [...] sabato e domenica giornate migliori anche per i sentimenti. Nonostante venere opposta l'amore può rinascere, magari anche part-time per i single"

Ecco...volevo dire a Fox..va bene la storia delle persone diverse mai uguali a sè stesse, ormai ci rido anche su, visto che io da sola ho un sacco di personalità in conflitto che abbisognano di attenzioni diverse. Ma basta con questa storia del cazzo di amore "part-time", anche perché più part-time di come lo sto vivendo ora non si può anche volendo. 
Probabilmente ci ha azzeccato di più Brezsny che, nel suo solito tono aulicamente citazionista, mi dice che esiste un'unica persona che riflette il mio amore più intensamente delle altre e questa "persona"è il mio animale speciale.
Lo dico da una vita che l'unica che mi ama davvero è la mia gatta.

giovedì 21 novembre 2013

"- Sei innamorato, - ripeté Saval.
- No. Questa ragazza mi turba, mi seduce, m'inquieta, mi attira e mi spaventa. Diffido di lei come d'una trappola, e ho voglia di lei, come del gelato quando si ha sete"
Guy de Maupassant, Yvette


L'ho provato.
Uguale e al contrario.
Posso assicurare che piano piano se ne esce.
(A parte la storia del gelato. Più che altro perché mi piace a prescindere).

Il Paradiso degli Orchi...

... se volete trovarlo almeno piacevole, evitate qualsiasi paragone con il libro: se entrate in sala con quell'intenzione, passerete la metà del tempo a dirvi "è uno scherzo?!".
Il regista si è preso delle libertà sulla sceneggiatura e su alcuni personaggi che ho considerato moooolto discutibili e in alcuni casi inaudite, a cominciare dall'esclusione di Clara per finire alla regina Zsabo (la interpreta Isabelle Huppert e ho detto tutto).
Ma nel complesso il film non manca di una certa energia, è stravagante e in qualche modo molto divertente. Manca dell'atmosfera un po' feroce e triste del libro e gli intrecci e le ambientazioni ne risultano troppo edulcorati. Si poteva fare decisamente molto meglio. 
Ma secondo me merita di esser visto. Io, almeno, ho riso un sacco.
Dimenticavo, LUI 

è l'Ispettore Carrega(!!!!!!).
Ovviamente non vi sto a dire quello che ho pensato quando l'ho visto apparire sullo schermo in primissimo piano....

lunedì 18 novembre 2013

" C'è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
E' tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.
E' lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.
Appone il timbro a verità assolute, 
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.
Pensa quel tanto che serve, 
non un attimo in più,
perché dietro quell'attimo sta in agguato il dubbio.
E quando è licenziato dalla vita, 
lascia la postazione dalla porta prescritta.
A volte un po' lo invidio
- per fortuna mi passa"

W. SZYMBORSKA - da BASTA COSI', Adephi, 2012

sabato 16 novembre 2013


"Il cinema era meraviglioso perché ti trasportava fuori da te stesso e insieme ti dava l'impressione di una maggiore completezza. Magari le cose del mondo servivano a ricordarti in continuazione che la tua vita era ingarbugliata e pericolosamente incompleta, che il terrore non era mai troppo lontano dal prendere possesso del tuo cuore, ma queste percezioni svanivano quasi sempre, anche se per poco, nella fresca oscurità piena di odori gradevoli di una qualsiasi sala cinematografica, ovunque si trovasse". - Richard Yate

Tra una settimana comincia il TFF...come ogni anno non so se avrò il tempo e la possibilità di seguirlo come si deve, ma solo avere il programma tra le mani è una gran bella sensazione. 

martedì 12 novembre 2013

" Nel romanzo americano due persone si amano fin dall'inizio, ma il loro amore trionfa solo all'ultima pagina. Nel romanzo francese due persone fanno l'amore fin dal principio, ma da allora in poi non si guardano più. Nel romanzo russo due persone non si amano e non hanno una relazione, ma per le successive ottocento pagine non fanno che pensarci."  
Erich Maria Remarque

E l'ho sempre detto che a me i romanzi russi sono sempre stati sul culo. Un motivo c'era.

lunedì 11 novembre 2013


Amore per Amore - Ennio Morricone, 1978
"Find me now. Before someone else does." - Haruki Murakami

domenica 10 novembre 2013



" Something always brings me back to you / It never takes too long / No matter what I say or do / I still fell you here 'til the moment I'm gone / You hold me without touch / You keep me without chains / I never wanted anything so much / than to drown in your love and not feel your reign / Set me free, leave me be / I don't wanna fall another moment into your gravity / here I am and I stand so tall / I'm just the way I'm suppose to be / but you're on to me and all over me. / You loved me because I'm fragile / when i yhought that I was strong / but you touch me for a little while / and all my fragile strength is gone / [...] I live here on my knees / as I try to make you see / that you0re everything I think I need / here on the ground / But you're neither friend nor foe / though I can't seem to let you go / the one thing that I still know / is that you're keeping me down. / You're on to me, on to me and all over / Something always brings me back to you / It never takes too long."

Gravity, Sara Bareilles, 2009 


A bout de souffle, 1960, J.L. Godard

"Because I'm trying to find out what it is that I like about you...

"It's sad to fall asleep. It separates people. Even when you're sleeping together, you're all alone "
Ho da poco rivisto Fino all'ultimo respiro. E mai come in questo momento, mi sento un po' (tanto) (troppo) Patricia Franchini. 
E avevo dimenticato quanto fosse bella Jean Seberg. 

sabato 9 novembre 2013

" CI SONO COSE ALLE QUALI NON CI SI ABITUA, AD ESEMPIO NON ESSERE MAI LA PERSONA GIUSTA."  - Eleonora Tisi

 Annuisco, taccio e medito. E' meglio.

mercoledì 6 novembre 2013

Momenti metaforici iperbolici

"Assecondare un amore che non va sarebbe come accontentarsi di un vino, per quanto nobile, servito a 40 gradi in un bicchiere di plastica. Diventerei immediatamente astemia. " - rivoluzionaria.tumblr

Non è male. La verità è che a volte beviamo anche vini discreti serviti in bei bicchieri.

Io:
Dì pure che a volte beviamo vini di merda in calici di cristallo!

CollegaAmica:
Tempo al tempo...arriverà il giusto Barbaresco o un buon amarone o un barolo migliore.

Io:
Voglio il miglior Marsala, posso? Giusto perché è uno dei pochi rossi che mi piace...

CollegaAmica: 
va bene! ma hai troppi ricordi legati al Marsala...cerca un altro vino che ti piace!

Io:
EH CE LO SO...

Io e CollegaAmica, che abbiamo una passione per il vino, oggi ci siamo lasciate andare ad una conversazione metaforica carica di significati.
E carica di fede che, prima o poi, il nostro Karma ci farà arrivare il vino più buono nel giusto bicchiere.
Speriamo.
Non riesco a pensare a nessuna di noi due che diventa astemia o beve solo birra.

martedì 5 novembre 2013

Awkward moment...


"Continuo ad essere dalla parte sbagliata del bonifico" [cit.]

" Voglio respirare lentamente il tuo profumo e non so se risvegliarti / Ho dormito poco per sognarti all'improvviso e non ho sognato niente / Esco per lasciarti libera di sopravvivere e ritrovarti inconsapevole. / Non vedi che mi arrendo / Non capisci che lasciandoti andare / Potrai desiderare / Riconquistarti e perderti / Perché non vedi che ti attendo / Ti proteggerò restando lontano / Nel silenzio / Nel silenzio i tuoi vestiti ballano / Poi sorpresi dalla luce cadono / Con una grazia irreale / irreale / Ma io devo ritornare a camminare verso ciò che non so / Anche se ieri ti ho sentito respirare in ogni cosa che ho desiderato / Esco dal tuo corpo con un gesto impercettibile per dimenticare che l'attesa sia incantevole."
Paolo Benvegnù, Nel Silenzio 

sabato 2 novembre 2013

" Benché ancora non avesse la minima idea di che gesto potesse essere scrivere un ritratto, si era fatto una certa idea della sua possibile durata - come di un uomo che cammina nella notte è possibile decifrare la distanza e non l'identità. [...] Così aveva incominciato a misurare - sdraiato per terra, nello studio, in assoluta solitudine - il peso delle ore, e la consistenza dei giorni. Aveva in mente una peregrinazione, [...] si era ripromesso di intuire la velocità con cui si sarebbero dissolti gli imbarazzi e la lentezza con cui sarebbe risalita in superficie una qualche verità. Si rese conto che, analogamente a quanto succede nella vita, solo una certa puntualità poteva rendere compiuto quel gesto - come felici alcuni istanti dei viventi."

Alessandro Baricco, Mr Gwyn, 2011  

giovedì 31 ottobre 2013

" Ci sono cose che ti capitano, e poi ci sono le cose che vuoi. Ci sono anche le cose che ti capitano e poi cominci a volere. Tu sei una cosa che è capitata, ed è successo che ti volessi più di qualsiasi altra cosa."   da tumblr
Il problema,  a volte, non è che si abbiano dei sentimenti.
Il problema è che in qualche caso (di troppo) questi sentimenti riescano a prendere il comando quando anche ci si rende perfettamente e irrimediabilmente conto che si è talmente distanti da non avere nemmeno il minimo punto di contatto.

Continuo a pensare che, magari, con molta probabilità, come sei davvero potresti non piacermi per niente. Che tutto quello che mi gira nella testa è frutto di un enorme sbaglio di valutazione e che tutto è drasticamente amplificato perché ci ho riversato dentro quella mia solita avventatezza senza misura.
Ma il mio stato mentale non cambia. 
Soprattutto se penso che nemmeno io sono perfetta, e che in ogni caso, anche se lo fossi  ( o lo fossi stata), potrei non andarti bene lo stesso.

Devo spezzare questo circolo vizioso, in un modo o in un altro.

E' accaduto oggi...

" Le cose vanno e vengono. Per ora le ho viste solo andare. Peggio: le ho viste venire proprio col proposito di andare. Cioè, vengono, ti dicono         << oh, tranquillo che sto! >>, e poi vanno. Poi magari tornano pure, e fanno la stessa cosa."  - [cit. DAPA]

La persistenza illogica della vita. Soprattutto della mia.

martedì 29 ottobre 2013

Conversazioni Amichevoli...

io : La mia vita si sta riempiendo di idioti.

RatR. : grazie, ricordami di lasciarti affogare se capitiamo sul Titanic...

io : non credo possa accadere, non sai nuotare, al massimo devi sperare che sia io a non farti affogare!

RatR. : ripetimelo dopo che ti avrò legato un paio di valigie alle caviglie. Valigie da terrone ovviamente... 


E' martedì e siamo già stressati.
Ed io ho i cicli circadiani fottuti.

lunedì 28 ottobre 2013

La storia del soldato e della principessa


                          Nuovo Cinema Paradiso, 1988 dir. G. Tornatore

Sentirsi tanto come il soldato e non poterci fare niente.

Mi manca mia madre. Mi mancano tutte le cose che non posso raccontarle, tutti i consigli che non posso chiederle, tutti gli abbracci che non posso darle. 
E in questo periodo in cui si sta lentamente annebbiando anche la presenza di spirito della nonna, che è stata presente e affettuosa come lo sarebbe stata mia madre, mi manca di più.
Mi mancano entrambe in una maniera che mi ferma il fiato e i pensieri.

sabato 26 ottobre 2013


" [...] Un aereo passa veloce ed io mi fermo a pensare, a tutti quelli che partono, scappano o sono sospesi per giorni, mesi, anni in cui ti senti come uno che si è perso tra obbiettivi ogni volta più grandi. [...]torneremo ad avere più tempo, e a camminare per le strade che abbiamo scelto, che a volte fanno male, per avere la pazienza delle onde onde di andare a venire, e non riesci a capire. [...]"
Tiromancino, Imparare dal Vento

venerdì 25 ottobre 2013

"Mi è venuta voglia di far scorrere la mia vita al contrario, come si riavvolge un nastro per riascoltarne i momenti particolari o per cancellare tutto. Mi è venuta voglia di cancellare la mia vita e di lasciarmi alle spalle solo uno spazio bianco. Sgravarmi di tutto quello che mi giustifica e di tutto quello che tento invano di spiegare. Mi è venuta voglia di continuare come se nessuno avesse sentito niente di tutto quello che ho potuto dire fino a oggi. E poi, che non mi guardino più con l'idea che hanno di me. Quell'idea che mi inquina e che fa di me una persona attraente o respingente. Quell'idea di cui sono responsabile ma che non è mai dipesa dalla mia volontà. Mi è venuta voglia di candeggiare gli ultimi vent'anni della mia vita, di sterilizzare ogni cosa. Mi è venuta voglia di avvolgere tutto questo tempo di cui non ho fatto granché, di schiacciare play di sentire soltanto silenzio."
David Thomas, La pazienza dei bufali sotto la pioggia, 2009



Per il momento, la cosa migliore di questo venerdì è la mia gatta che, inconsciamente, mi allunga una carezza in un momento di pianto. E forse questo libro, che ho finito di leggere ora, dove in ogni racconto c'è un pezzo di me. 

martedì 22 ottobre 2013

Mi sono distratta solo un attimo...


Evolviamo dal "vola vola" al "corri corri".
Un anno vissuto al massimo.
Buon compleanno piccolina!

Due imbecilli...

"Ti cercherò sempre sperando di non trovarti mai
mi hai detto all'ultimo congedo
Non ti cercherò mai sperando sempre di trovarti
ti ho risposto
Al momento l'arguzia speculare fu sublime
ma ogni giorno che passa 
si rinsalda in me un unico commento
ed il commento dice 
due imbecilli"

                         Michele Mari, Cento Poesie D'amore a Ladyhawke

lunedì 21 ottobre 2013

"Bubbles don't POP, they RIP, SPLIT, TEAR, CRACK!!!"







Richard Heeks - Popping Bubbles, giugno 2009  source Flickr

Mi sento un po' come una bolla di sapone in questo periodo.
E' come se fossi in attesa di scoppiare. E succede tutto molto lentamente.
E intanto il mondo si riflette dentro di me, in tutta la sua essenza.

" E così veniamo avanti / simili in tutto a quelli di ieri / aggrappati a un'immagine condannata a descriverci / [...] io non ti cerco / io non ti aspetto / ma non ti dimentico.

Massimo Volume - Le nostre ore contate 

 

domenica 20 ottobre 2013

" Capisco cosa trattiene le tue braccia e distoglie il tuo sguardo. Il tuo bisogno di stabilità è legittimo. Capisco i tuoi timori di fronte a un uomo che non trova né sonno né pace e che, a quarant'anni, si vede ancora in divenire. So anche io cosa significa il futuro e, come te, so che se non si sta attenti può risucchiarci in un vortice di noia o tragedie. So che alla nostra età l'amore non basta più e dalla quotidianità ci si aspetta protezione, con il rischio che attenui il piacere dei corpi. So quanto la mia vita può sembrarti fragile rispetto ai tuoi sogni e alle tue proiezioni, non sono uno di quelli che hanno i denti immacolati come le camicie, non sono fatto per le serate davanti al caminetto e per andare a letto sempre alla stessa ora, e mi capita ancora che certe emozioni mi facciano vacillare. Si, te lo concedo, amare diventa più faticoso, perché tutti e due sappiamo cosa richiede e cosa comporta. Conosciamo il sapore amaro della delusione e abbiamo il passato marchiato dai nostri fallimenti. Sappiamo che le ferite profonde non si rimarginano mai davvero, e siamo puntualmente richiamati al nostro dolore. Capisco il tuo affanno e il tuo desiderio di moderare la vita, ma permettimi di continuare a credere che la felicità ha avuto la meglio su tanta sofferenza e che è molto più elettrizzante della cautela. Non portarmi via l'idea, per quanto vaga, che azzardare sia sempre più vivificante che contenersi, che lo slancio abbia sempre più grazia del ripiegamento. Un giorno che nasce, per quanto di merda, seppure a  novembre, anche se piove, sarà sempre più promettente di una sera di giugno che ha già detto tutto. Perché vedi io non ne ho ancora avuto abbastanza e continuo ad avere voglia di vivere senza riguardi per il futuro. Non ho motivo di preservarlo, di lasciarmelo passare davanti. E' un mio diritto. E' il mio dovere di vivo."

David Thomas, La Pazienza dei Bufali sotto la pioggia, 2013, pag. 27

Ci sono libri che alcune volte mi toccano più di quanto vorrei. Soprattutto in quei giorni che, già da quando apri gli occhi, si rivelano essere carichi di ricordi che non ti mollano e di rimandi azzardati di un periodo vissuto a briglie sciolte e "senza riguardi per il futuro." E oggi che è una data particolare (almeno per me), che rivivo nella testa già da qualche giorno, se mi fermo a pensare realizzo che vorrei solo rivivere tutto senza essere una fotocopia mediocre di me stessa, riuscendo a tenere testa a tutto, persino a te.
O semplicemente essere abbastanza forte da voltare pagina definitivamente senza cedere al ripiegamento dovuto al fatto di non esserci trovati.

sabato 19 ottobre 2013


"[...] vivevo tutto questo / come dietro ad una porta / solo un po' discosta [...] Verità vuole che lei / labbra rosse / restasse impigliata alla mia bocca / più di quanto volesse / di questo mi ricordo / e poco d'altro / del suo sguardo / lampeggiante a ore / e che svanì dentro al mondo / sorridendo [...] / Ma è così che la gente vive / è questo che la gente fa / è così che ci si insegue / per un morsi di immortalità / è il meccanismo ottuso / di un orologio falsoamericano / che misura il tempo e tempo non c'è più / ma fermava il tempo se passavi tu. 
Ivano Fossati 

martedì 15 ottobre 2013

I miei amici sono differenti

"Io: vorrei smettere veramente di pensare a s., ma per assurdo, ci penso più ora di quando uscivamo insieme. 
RatR.: e fai male. Collega le sinapsi. [...] cerca di capire che un elemento del genere non può portare nessun giovamento alla tua esistenza, in quanto già non facendone parte sta creando casini. Figuriamoci se entra a far parte del meccanismo...lo sticazzi is da wei
Io:[...] ma non è una cattiva persona, non mi ha mai promesso niente ed in ogni caso non ci siamo trovati...non riesco ad essere arrabbiata con lui. Sono arrabbiata con me stessa perché sapevo dove mi stavo andando a infilare e non mi sono fermata.
RatR:Guarda, facciamo così : innamorati di me, prometto di trattarti male come lui, ma in amicizia però... 
Io: ma lui non mi ha trattata male ed io non sono innamorata...semplicemente avevamo due idee diverse di "relazione" 
RatR.: ho capito, ma in ogni caso per il tempo che mi conosci mi devi almeno uno step in più nel rapporto..."

Il mio migliore amico cerca con ogni mezzo a sua disposizione di aiutarmi a dimenticare una recente delusione sentimentale...ed io gli voglio un sacco di bene.
Vorrei che qualcuno inventasse un emoticon che dà le testate agli spigoli, ma almeno rido.

lunedì 14 ottobre 2013


Nella retrospettiva al MoMa a lei dedicata, documentata nel film "The Artist is Present" di Matthew Akers e Jeff Dupree, la Abramovic è restata per tre mesi, impassibile, seduta su una sedia, mentre a turno i visitatori potevano accomodarsi su una sedia di fronte. Tra le persone che si sono sedute di fronte all'artista c'è stato anche il suo compagno storico, Ulay, che ha lavorato insieme a Marina dal 1976 all'89, separandosi da lui con una performance impegnativa: novanta giorni di camminata per dirsi addio sotto la grande muraglia cinese.                                                   (source: youtube)

Quelle cose che poi uno dice...

sabato 12 ottobre 2013

Instant Crush



"I didn’t want to be the one to forget / I thought of everything I’d never regret / Let’s run with it because it’s all we can take / One thing I’d never see, the same way around / I don’t believe it and it slips from the ground / I want to take you to that place near the rush / But no one gives us any time anymore / You used me once / You made an offer for it, then you ran off / I got this picture of us kissin’ in my head / And all I hear is the last thing that you said  / [...]You thought he saw someone that looked just like me / I saw my memory that just never dies /[...] He sees right through me, it’s so easy with lies / Cracks in the road that I would try and disguise / [...]Kinda given up on giving away  / Now I thought about what I wanna say "    - Daft Punk - Instant Crush (feat. Julian Casablancas)

Ho scoperto recentemente i Daft Punk. (si, lo so..chiamatemi anche sprovveduta anacronista, se la cosa vi fa sentire meglio).
"Drive"  (2011, dir. N. Refn) è uno dei poch(issim)i film con Ryan Gosling che mi piacciono veramente molto. 
"Drive" abbinato a testo e musica di "Istant Crush" credo sia una delle cose più belle di questo sabato di ottobre funestato da mal di testa e da pensieri che si rincorrono e che io non riesco a chiudere in una scatola, nel punto più inarrivabile del ripostiglio della mia mente.
Così...se proprio devo lasciarli correre, meglio farlo così. Andranno a sbattere da qualche parte a distruggersi. Prima o poi. D'altronde, basta avere pazienza e le cose succedono.
"La sottigliezza delle sensazioni inutili, le violente passioni per nulla, gli amori intesi per ciò che si suppone in qualcuno, tutte queste cose...queste e ciò che manca in esse eternamente, tutto ciò produce stanchezza, questa stanchezza, stanchezza.[...] perché io amo infinitamente il finito, perché io desidero impossibilmente il possibile, perché voglio tutto, o ancora di più, se può essere, o anche se non può essere [...]"  - Fernando Pessoa, La Stanchezza
"E' strano sentirsi legati a qualcuno da qualcosa che non è niente". 

Continuo a guardare una tua foto di qualche anno fa. 
E' una foto di quando ancora non ti conoscevo, di quando non eri nemmeno un barlume lontano nei miei occhi. E' una foto in cui i tuoi occhi sono sereni e luminosi...tutto il tuo viso è pervaso da questa sorta di serenità e guardandola mi rassereno anche io. 
Solo un po', per la verità, e per troppo poco tempo. Ma succede.
Ho visto questa foto la prima volta all'inizio di quest'anno, qualche tempo dopo la prima volta che mi hai accompagnata a casa (l'unica costante di tutto questo non-rapporto) e ammetto che sono gli occhi che hai in quella foto e quell'espressione in tutto il viso che, in un modo che non saprei spiegare, mi hanno spinta verso di te. 
Mi fermo a pensare che stranamente mi piaci più in quella foto che dal vivo, ma forse questo dipende dal fatto che non ti vedo già da un po' e che mi sto impegnando a fondo per liberarmi piano piano della tua vera immagine, della tua vera voce, delle poche poche cose che so di te.
Eppure continuo a guardare quella foto.
So che non va bene farlo. Non mi aiuta farlo. Non migliora le cose, farlo.
Ma sono un po' stanca di lottare contro me stessa, e visto che è l'unica cosa che al momento posso fare, la faccio.