martedì 28 febbraio 2012

                                



Posso dire che me l'aspettavo. 
Posso anche dire, quindi, che non ne sono sorpresa.
Che non mi sono lasciata prendere da una crisi isterica (come pensavo sarebbe successo)
quando stasera il capo mi ha chiamata dicendo "ho bisogno di parlarti".
Non ho avuto cedimenti o tracolli o cose del genere.
Nè durante, mentre diceva cose come 
"devo tagliare le spese"
"spero che tu capisca che questa situazione non poteva essere per tutta la vita"
"sto pensando di chiudere tutto e trasferirmi in Australia". (AUSTRALIA!?!?!?!?!?)
"non so cosa far fare ai miei figli" (che per la cronaca hanno meno di 9 anni entrambi)
Nè dopo.
Mentre camminavo per strada cercando di assorbire la cosa,
ne parlavo al telefono con la nonna per cercare di realizzare
che si,è accaduto.
(ma ancora non credo di aver realizzato, in realtà).
Posso dire che non sono arrabbiata. 
Che non medito propositi spropositati di rivalsa,
che se messi in atto forse mi risolverebbero il problema per qualche tempo.
Posso  dire che sono moderatamente calma, se penso che tra due mesi,
a quest'ora, a meno che non accada il miracolo che so bene non accadrà
(non è accaduto negli ultimi due anni,figuriamoci ORA),
sarò su un treno che mi riporterà al punto di partenza.
Il buco nero della mi esistenza.


Certamente lo avevo messo in conto.
Metto sempre in conto che, nella mia vita,
se c'è una possibilità che varie cose vadano male,
quella che causa il danno maggiore sarà la prima a farlo.
Murphy docet. La mia vita me lo ha insegnato.
Parafrasando Benni, mangio pane e tempesta da quando ho memoria per ricordare.
(Visto che è febbraio, e gran parte delle sciagura mi capita sempre a febbraio,
questa la stavo quasi aspettando.)


Potrei cercare di vedere tutto questo come lo vedono le persone a me più vicine,
che mi hanno scritto cose del tipo:
"So cosa stai passando"
"spero che sia vicina una svolta."
"a volte si chiude una porta e si apre un portone"
"stai serena. (STAI SERENA?!?!?!?!) questo è un nuovo inizio".
"Lì eri sprecata, lo sia anche tu"


Ma la verità è che sono letteralmente svuotata di qualsiasi pensiero o emozione.
La rassegnazione è una cosa riduttiva per descrivere come mi sento in questo momento.
L'impotenza ci va più vicina.
Ma è un'impotenza silenziosa che non genera niente,
nemmeno lo scatto di rivolta per non arrendersi.
Mi sento talmente rotta che non mi interessa più nemmeno quanti sono i pezzi
in cui mi sono rotta, nè come fare a raccoglierli, cambiarli e riaggiustarmi. 
Da sola, ovviamente.
Semplicemente non ci sto pensando perchè pensarci e dibattersi e imprecare
non servirà assolutamente a niente.
Posso solo aspettare e credere ai miracoli.

domenica 26 febbraio 2012

Un modo per non odiare la domenica


Oggi ho fatto per la prima volta i pancake.
E, non per vantarmi, ma erano bellissimi e buonissimi.


B.,che negli ultimi sei anni è stata la mia ancora di salvezza
(e quando mi cucina delizie non vuole essere aiutata perché
dice che io cucino senza metterci amore)
vedendo la foto, ha commentato sorpresa,
ricordando che fino a due anni fa
il massimo della mia cucina era la pasta burro e tonno.
Il che è vero, ma la cosa necessita di un chiarimento.
Non è che il massimo della mia cucina fosse la pasta burro e tonno.
E' che io volevo che in quel periodo fosse il massimo che gli altri potessero aspettarsi da me.
(in realtà l'apice massimo della mia cucina sono le Trofie zucchine, funghi e speck ,
piatto di cui vado assai fiera, e l'insalata di pollo a modo mio, ma va bene).


Sono figlia di un cuoco. O meglio, senza scomodare qualifiche eccessive,
di uno che ha imparato a cucinare molto bene per lavoro.
E impegnarsi dietro ai fornelli è stato, almeno negli ultimi 15anni, 
un altro modo per sentirmi inadeguata e non all'altezza delle sue aspettative.
Se a questo ci aggiungiamo anche la mia pigrizia e 
la contorta situazione per la quale cucinando in generale, perdo l'appetito,
le mie prestazioni sono salutate come un vero e proprio evento storico.


Probabilmente sto invecchiando, anche se non so se 
questo significa che sono riuscita a liberarmi delle mie insicurezze.
Magari il mio palato si va affinando e necessità di qualcosa in più.
O, semplicemente, quando ci sono giorni più complicati del solito
ho bisogno di consolarmi con piatti un po' più elaborati.
Fatto sta che i miei primi pancake sono stati un successo
e forse ho trovato un modo per non odiare la domenica.
Almeno...oggi non riesco ad odiarla...

Se vi piace chiamateli Oscar 2012

Domani è il gran giorno.
Nonostante ormai viva con il fuso orario di Los Angeles,
non so mica se riuscirò a seguirli fino in fondo.
L'anno scorso dovetti arrendermi alla nomina dell'attore non protagonista, ahimè...
Quindi ho pensato di esprimere la mia opinione in anticipo sui tempi,
giusto per mettere alla prova la mia veggenza e vedere quante ne azzecco.
Non sono riuscita a vedere tutti i film. Anche perchè alcuni qui in Italia ancora non sono arrivati.
Perciò alcune categorie, per correttezza, verranno saltate o quanto minimo
"raggirate" a mio piacere.


Allora...


MIGLIOR FILM:
il cuore vorrebbe insistentemente e perdutamente che il vincitore fosse "THE HELP",
il più completo sia dal punto di vista narrativo e attoriale, che da quello emozionale: 
nessun altro film, tra quelli che sono riuscita a vedere mi ha emozionato così tanto. 
Piangevo anche mentre tornavo a piedi a casa.
Tuttavia, i favoriti restano The Artist, geniale e meraviglioso insieme per essere un film francese,
ma forse un po' troppo sopravvalutato; e ovviamente Hugo Cabret, notevole omaggio a Mélies,
ma il 3D mi ha decisamente rovinato un climax che stentava a decollare in ogni caso.
C'è una parte di me, una vocina interiore che continua a dirmi 
"non vuoi crederci, ma sai benissimo che andrà così" che mi porta a non ignorare
il film che invece vorrei coscienziosamente ignorare: "The Tree of life".
Mi trovo d'accordo con un altro blog il cui titolare certamente ne sa a pacchi più di me
quando dice che il film è 
"Il Capostipite tra i Capostipiti di quella speciale categoria di film detta NON LO SO"
Io l'ho trovato un superbo ermeticamente enigmatico esercizio di stile, ma nulla di più.
La sua presenza mi inquieta assai, ma non è ignorabile.
Per finire, ammetto che qualunque di questi quattro vincesse, non si potrebbe muovere nessuna obbiezione.

 "Midnight in Paris" meriterebbe qualcosina in più di una menzione speciale,
ma non credo si possa andare oltre.

MIGLIOR REGISTA:
a seguito delle nomination precedenti, mi sembra ovvio che i più accreditati come vincitori
sono Martin Scorsese e Terrence Malick.
Dovendo scegliere, metto da parte per un attimo il mio odio selvaggio nei confronti del 3D
e punto su Scorsese. Punto in ogni caso per Hugo Cabret vincitore nelle categorie 
miglior scenografia (Go Ferretti Go!), migliori costumi, migliori effetti visivi 
(Harry scusami se ti snobbo anche io, ma spero di sbagliarmi e sarò contenta se vinci tu)
e migliore colonna sonora. Mi sembra un buon bottino.
Ma come il suo film, Malick è lì, inquietante, non ignorabile. 
E sempre la stessa vocina scassacazzi
mi dice che potrebbe vincere lui.(ma speriamo di no).
Si accontenti della miglior fotografia.Se viene veramente ignorato lì, avrò la certezza 
che ho le carte in tavola per essere una buona giurata tecnica e che quelli
dell'Accademy non hanno veramente mai capito una cippa.

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA:
Posto che la fama che aleggia intorno ai vari Pitt e Clooney
secondo me non dovrebbe essere un incentivo ad assegnare un premio,
ma potrebbe esserlo; 
posto che quei film già sin dai trailer non mi avevano ispirato
granchè quindi non li ho visti e non mi pronuncio;
posto che non mi spiego come e perchè Ryan Gosling possa essere stato ignorato
insieme a "Drive" (vendetta, tremenda vendetta!!);
posto che ho visto un bravo Gary Oldman ne La Talpa ,ma ammetto che altrove l'ho trovato 
più coinvolto e ispirato ed esplosivo;
posto che il film sono andata a vederlo e non mi è dispiaciuto,
ma magari è colpa della mia inettitudine, 
ad un certo punto ho perso il filo del discorso 
e non sono riuscita a capirlo e onorarlo come di dovere.; 
Quindi la mia scelta cade sul carisma muto e penetrante di Dujardin. 
Non fosse altro per "ripargarlo" moralmente dello smacco subito in patria
ai César appena assegnati.


MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA:
Visto che l'emozione più grande in The Help me l'ha data Viola Davis, 
punto senza ombra di dubbio su di lei.
Tuttavia non posso dimenticare che il mio cuore batte da sempre e per sempre 
per la signora Streep. Per me si meriterebbe un premio per il solo fatto di esistere.
E se lo merita anche per questo The Iron Lady.
Glen Close è l'outsider.


MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA:
Non avendo visto Melissa McCarthy, seguo ancora una volta il mio cuore 
e dico Octavia Spencer: superba in The Help.
Brava e bella e divertente la Bejo, ma darle un oscar mi sembra assolutamente eccessivo.
Così come nel caso di Jessica Chastain.
Menzione personale a Dallas Bryce Howard: nel ruolo della cattiva ha un futuro, anche senza
l'ombra di un riconscimento ufficiale.


MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE:
Ho amato senza riserve "Midnight in Paris". Come ho scritto precedentemente,
con questo film Allen  è riuscito a mettere in scena attraverso 
il mio mezzo di comunicazione preferito uno dei miei sogni nel cassetto.
E l'ha fatto con una delicatezza e un'istintività, ma soprattutto una tecnicità, sempre impareggiabile.
Tuttavia, nella mia ottica, non può essere considerato un "miglior film".
E' invece un ottima "sceneggiatura originale" e spero che si porti a casa il premio.


MIGLIOR SCENEGGIATURA  NON ORIGINALE
Direi che in questo caso sarà una bella lotta, ma 
The Artist e Hugo Cabret mi sembrano in pole position.
Dovendo scegliere, io la darei a Le Idi di Marzo
che per me ingenua e impressionabile donnina
che di politica intuisce poco e capisce ancora meno,
è stato abbastanza illuminante.


MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE
Ma c'è anche da chiedere o ragionarci su?
ovviamente "Il Gatto con gli stivali".
"non vi conviene fare arrabbiare il Gatto" [cit.]


Detto ciò, non mi resta che aspettare e vedere quanto grandi 
saranno le cantonate  che qui ho riportato.
Spero di riuscire a restare sveglia e 
che lo spettacolo si riveli essere all'altezza.
O quanto meno, almeno migliore dei nostri David di Donatello.

giovedì 23 febbraio 2012


"E MI DOMANDAVO SE UN RICORDO E' QUALCOSA CHE HAI ANCORA O 
NON PIUTTOSTO QUALCOSA CHE HAI PERDUTO…"
                                                       — Un’altra donna, Woody Allen 


All'inizio di questa settimana, un altro pezzo grande della mia famiglia se n'è andato via.
Lei era una prozia, ma per me è stata sempre la zia...anzi, era la "Zzia", 
come si dice dalla mie parti, con un rafforzativo che voleva essere una sorta 
di forma di rispetto e di distinzione rispetto alle zie vere e proprie.
L'avevo salutata a Natale, lasciandola in buona salute, 
giusto con qualche acciacco usuale dell'età.
Ma succede sempre così, anche se ci pensi che gli anni passano e non si fermano.
Succede così, quando proprio non ci stai pensando.
(Succede così, quando i medici non fanno i loro dovere e intervengo quando ormai è tardi.
Ma chiudo la parentesi qui, perchè altrimenti cambierebbe il senso del post).

E quando succede, capita che la scomparsa di queste persone,
porti via con sè pezzi grandi della tua vita,
momenti ai quali ti capita di pensare così raramente 
che ti chiedi se poi siano successi veramente
o te li abbiano semplicemente raccontati.
Ma poi capita che quella persona non c'è più e
questi momenti cominciano a vorticare insistentemente nella memoria.

Penso a lei e al fatto che il mio secondo nome era uguale al suo.
Penso alla sua condizione di donna non sposata e senza figli.
Mi sono sempre chiesta se avesse rimpianti, se avesse aspettato (come me) qualcuno che
poi alla fine non è arrivato, se lo aveva scelto lei coscientemente o se semplicemente non è
accaduto. Ma non è capitata mai l'occasione. 
Eppure non è mai sembrata disperata della sua situazione, ma serena e sempre con la battuta di spirito pronta.
Ed io l'ho sentita caratterialmente sempre molto vicina: 
ne ho ammirato la forza d'animo, ne ho stimato l'orgoglio,
spesso ho condiviso la sua visione del mondo e delle cose 
e quel modo di tenere testa alle sue sorelle e alle sue nipoti, le mie zie, 
quando cercavano di convincerla a fare cose che non voleva fare.
Ha ceduto quando era ragionevole farlo e ha tenuto duro quando lo riteneva opportuno.
Penso a lei, piccola e minuta, nel soggiorno di casa sua, seduta ad una seggiola di quelle antiche
a guardare la tv, con la luce spenta.
 Abitava in una piccola casa sul corso principale del mio piccolo paese, 
e nelle mie uscite adolescenziali, trascorse a passeggiare avanti e indietro sempre sulla stessa via,
passavo e ripassavo davanti a casa sua. E lei era lì, immersa nella sua tranquillità.
Oppure seduta a conversare con la sua vicina, nella casa di fronte.
Viveva la sua giornate divisa tra casa sua e casa della nonna, che era più grande e accogliente,
ma amava  il suo angolo in maniera profonda e radicata, essendo a volte anche molto gelosa
di quel luogo. 
Penso a lei e alla sua inseparabile bicicletta azzurra, sempre la stessa già da prima della mia nascita,
che continuava ad usare ancora ora, nonostante l'età, per sbrigare le commissioni di tutta la famiglia.
La rivedo spuntare dall'angolo della strada, ogni giorno sempre alla stessa ora,
in direzione della casa della nonna materna, la cui famiglia è stata la famiglia che lei non ha avuto.
Penso a lei e ai foulard a fiori che era solita indossare sulla testa per proteggersi dal freddo,
o semplicemente come abitudine delle donne di casa.
Penso a lei che va in chiesa insieme alle sue due amiche, quelle con cui era cresciuta 
e che conosceva da tutta la vita: tra di loro si chiamavano "comare" anche se non lo erano veramente, 
come da usanza di un battesimo o un matrimonio. 
Ma loro erano le comari e per abitudine alla fine anche io ho cominciato a chiamarle così.
Penso a quel Natale di quando avevo 6 anni e lei mi regalò la Camilla bionda.
Ce l'ho ancora, riposta in qualche scatola, magari un po' spelacchiata,ma c'è ancora.
Penso al telaio antico da tessitura che aveva nell'anticamera, 
che per tutti gli anni della mia adolescenza, è stata la prima cosa che 
mi ritrovavo davanti agli occhi entrando a casa sua.
Penso al fatto che credo fosse una delle poche, se non l'unica, ad avere un telefono di una volta,
uno di quei vecchi telefoni della Sip, grossi e robusti "mattoni" con la ruota frontale per digitare
il numero telefonico. L'unica volta che ho provato a ricaricare il cellulare da quel telefono,
la voce mi diceva che dovevo spingere il tasto cancelletto o riprovare da un altro telefono.
Penso al cofanetto per i gioielli in legno che le ho portato come ricordo la prima volta che sono
andata in gita a 7 anni con la scuola. Era ancora lì sul suo comò, dopo quasi 26 anni,
ed era come nuovo, quasi fosse uscito poche ore prima dalla scatola.
Penso a quando mi prestava i libri che aveva scritto un suo amico di vecchia data,
che raccontavano la storia e l'evoluzione del paesello e dei suoi abitanti, e mi spiegava
pazientemente chi fossero quelle persone che io non riuscivo ad inquadrare, la loro storia familiare,
la strada in cui vivevano, i ricordi che a volte la legavano a loro.
Penso alle volte in cui mi ha preparato la colazione, ai giorni in cui mi accompagna o veniva a prendermi
a scuola, che era vicinissima a casa sua- ai pranzi con lei e con i nonni.
Penso al suo posto sempre a capotavola, opposto al nonno, perchè quello era il posto più vicino alla cucina
ed era lei ad occuparsi di tutto o a dare una mano alla nonna.
Penso alle discussioni con la nonna, che mi ricordano le mie discussioni con mia sorella:
ci diceva sempre, in dialetto strettissimo, "siti comu lu cane e la muscia" ("siete come cane e gatto"),
ed io spesso la canzonavo scherzosamente di rimando, quando la vedevo battibeccare con la nonna.
Penso al fatto che ha cresciuto ben 3 generazioni di nipoti come se fossero tutti figli suoi, 
con la stessa cura di una madre e con l'immenso affetto di una nonna.

Era il volto silenzioso della casa della mia infanzia e della mia giovinezza,
e non so quantificare quanto grande è il vuoto della sua assenza.

giovedì 16 febbraio 2012

Sto progettando di ucciderti...anzi no.


Un paio di amiche, una delle quali mia coinquilina e padrona di casa,
(quindi suppongo investita dell'imparzialità necessaria al giudizio...)
oggi hanno pensato intensamente a me e alla mia "dolce" gatta,
alla vista di questa foto, poi ovviamente postata sul socialcoso...
Per quanto mi ritrovi a convivere con una gatta che, essendo una trovatella,
non ha perso il suo istinto un po' selvaggio e ingovernabile,
sono stata sorpresa di scoprire che la mia gatta è differente ( o almeno sembrerebbe):

1. a differenza di Padge, il micione coccolone e paffutello precedentemente mio coinquilino,per il quale
l'operazione era diventata una sorta di dichiarazione d'amore nei miei confronti,
Lilo non mi ha mai fatto la pasta...preferisce la coperta sul divano, sempre e comunque.

2. Altro che nascondersi: il suo nuovo gioco preferito è appollaiarsi in piena notte sul mio comodino
e stare ferma lì a fissarmi...il perchè non l'ho ancora capito. Il suo secondo nuovo gioco preferito
è cercare di intrufolarsi nel mio letto, a costo di morire asfissiata, e mettersi a dormire 
il più vicino possibile a me...cosa ardua, poverina, perchè sono una che si gira e si rigira in continuazione.

3. Grazie al cielo, fino ad ora si è dimostra talmente fissata per la sua pulizia personale, 
che la cosa non si è ancora verificata..devo anzi dire, che nei momenti in cui non trovava 
a sua disposizione la lettiera, (l'ho fatta viaggiare un bel po' in lungo e in largo per l'Italia),
si è dimostrata una gatta in ogni caso "educata" scegliendo in sostituzione piante o contenitori affini,
assolutamente lontani da tappeti, mobili o cose di valore.

4.Il pc non lo caga di striscio...tranne quando sto guardando un qualche filmato con gatti e affini,
e lei è attratta dal loro miagolio: a quel punto, circumnaviga il supporto, convinta che ci sia un gatto nascosto dietro lo schermo...

5. Nel mio caso succede il contrario: se la fisso e non distolgo mai lo sguardo ottengo come unico risultato di farla infastidire talmente tanto da spingerla ad attaccare. 
L'ultima volta, il mio naso se l'è vista assai brutta ed ora sfoggio un gran bel graffio da nord a sud. 

6. Quando sfreccia ad alta velocità fuori da una qualsiasi stanza so che c'è un unico motivo:
si è arrampicata lì dove non poteva e non doveva, tirando giù qualsiasi oggetto a portata di mano.
L'unico modo è nascondersi prima di avere la punizione.

Ora...la mia visione potrebbe essere anche offuscata dall'immenso affetto che provo per 
la mia artigliata compagna di giochi...che onestamente non è la quintessenza della socievolezza:
il suo concetto di gioco è attaccarsi alle caviglie e mordere qualsiasi cosa. Se sono le mie mani, meglio.
Ma facendo una piccola riflessione sulla nostra quotidianità,
spero di essere riuscita a sfatare qualche leggenda metropolitana...


Per questa mia enorme attrazione per le creature feline pericolose e inaddomesticabili
spesso mi sento come Rubeus Hagrid.

La loro bellezza selvaggia, la loro immensa dignità, la loro fiera eleganza.
Il loro saper sempre quello che vogliono e come ottenerlo.
Anche quando sono in balia di noi umani, non smettono mai di essere liberi 
e di sottolineare la loro indipendenza orgogliosamente.
Hanno questa capacità di essere contenti di guardare e
sembrano sempre appagati dal solo contemplare il mondo intorno.
E quando, in qualche modo, scelgono di stabilire con noi un contatto, 
è il più grande degli onori che ci possono fare.


Mi dispiace assai che esistano esseri umani che non riescono a cogliere tutto questo.

mercoledì 15 febbraio 2012

...Ed Aspettare



Il 9 barrato / il paradiso / la primavera un tuo sorriso / la mietitura / un colpo di stato / la libera uscita /  Babbo Natale / le medicine / un posto al sole / la promozione / un'altra vita / il segnale orario / 
L'eclissi lunare/ la coincidenza / il carnevale / un altro salario / un bel terno all'otto / una medaglia / il 27 / 
La buona notte / la sesta figlia / il terzo atto / le chiavi di casa/ l'alta marea / la comunione / 
un'amnistia / l'ispirazione / una sorpresa /  
 ed aspettare / ed aspettare / ed aspettare / ed aspettare



Ha quasi 37 anni questa canzone.Ed io ne avevo 14 anni quando un amico mi regalò il cd di quest'album.
Ma la passione per certa musica degli anni '70 è sempre stata nelle mie corde e nel mio dna.
Più del famoso "passerotto non andare via", la mia immaginazione era stata rapita 
"dai giorni bagnati di pioggia" di   "Doremifasol
dai desideri popolari per una vita migliore raccontati in  "21x", 
che resterà per sempre una sorta di fotografia di mio padre e delle sue fissazioni. 
E poi ci sono i due minuti di "Ed aspettare",che qui ho postato.


In quest'album (che non è il mio preferito di Baglioni)
ritrovo. in qualche modo, tutto il ritmo della mia normalità di allora
e la bellezza degli autunni un po' malinconici, 
quelle ore passate nel ricordo degli ultimi giorni estivi.
Quell'aspettare l'arrivo di qualcosa o di qualcuno,
i gesti, i sorrisi, i respiri profondi e qualche nodo in gola da sciogliere,
in quelli che erano i miei tranquilli angoli di mondo.
Lo scorrere, a volte privo di sussulti, a volte molto intenso, della mia vita quotidiana.
E la risacca tumultuosa dei miei sogni, e dei miei pensieri.
E nel mezzo, la grande attesa del futuro.


Questa canzone è rispuntata un po' all'improvviso nei miei pensieri,
in un momento della mia vita di adulta in cui tutto vorrei fare, tranne che aspettare.
Anche perché non è la stessa ingenua e necessaria attesa di allora. 
E non so bene se sia un bene il non avere chiaro (ancora) cosa aspettarsi esattamente.
Né se ne vale la pena. Né se ho tempo per farlo.
Forse è l'incoscienza che mi fa difetto.
Se ne fossi provvista, (allora e ancora di più oggi ), 
magari avrei trovato una spinta più forte e intensa per affrontare 
sia la corrente dei piccoli fiumi che quelle un po' più astiose 
dei grandi oceani che capita di attraversare nella vita.

mercoledì 8 febbraio 2012

  

"I gatti sono stati messi al mondo per contraddire il dogma, 
secondo il quale tutte le cose sarebbero state create per servire l'uomo."
                                                                               P.Gray 

domenica 5 febbraio 2012

Essere un pezzo in più...


"I'D IMMAGINE THE WHOLE WORLD WAS ONE BIG MACHINE.
MACHINES NEVER COME WITH ANY EXTRAS PARTS, YOU KNOW. 
THEY ALWAYS COME WITH THE EXACT AMOUNT THEY NEED.
SO I FIGURED, IF THE ENTIRE WORLD WAS ONE BIG MACHINE,
I COULDN'T BE AN EXTRA PART.
I HAD TO BE HERE FOR SOME REASON.
AND THAT MEANS YOU HAVE TO BE HERE FOR SOME REASON TOO"

                                                                              HUGO CABRET (2011, M.SCORSESE)


Sentirsi quel pezzo in più dell'imperscrutabile e imprevedibile meccanismo del mondo.
Quel pezzo che non combacia con nessuno degli ingranaggi, 
nemmeno quelli secondari al funzionamento.
Dibattersi in una sorta di guerra interna, invisibile agli occhi di chiunque,
incomprensibile proprio perché inosservabile a occhio nudo.
Perciò anche incondivisibile.

Sperare, allora, di poter trovare un senso...o una funzione...indipendentemente da come
questo immenso ingranaggio prosegua nella sua (folle) corsa.


(PS: Bello il film. Intenso e a tratti commovente. Ma come al solito il climax è rovinato da questo stramaledetto 3D.
E no: se vi aspettate di andarlo a vedere e trovarci chissà quale impensabile colpo di scena, pensateci bene.
E' per amanti dell' idea del cinema e soprattutto dei sogni. E quelli che escogitava Mélies erano sogni con la S maiuscola )



venerdì 3 febbraio 2012

Norma Desmond mi fa un baffo...


"Eccomi, De Mille, sono pronta per il mio primo piano" [cit.]



"Noi non avevamo i dialoghi! A noi bastavano le facce!" [cit.]