martedì 24 gennaio 2012

"E tutto sembra meno importante"

"QUALCHE VOLTA SONO SCHIACCIATO SOTTO IL PESO DI TUTTE LE VITE CHE NON STO VIVENDO"
                                                                                 J.Safran Foer, "Molto forte,incredibilmente vicino", pag. 130


"DA BAMBINA LA MIA VITA ERA UNA MUSICA CHE SUONAVA SEMPRE PIU' FORTE.
TUTTO MI EMOZIONAVA.
UN CANE CHE SEGUIVA UNO SCONOSCIUTO.
ERA UNA SENSAZIONE COSI' INTENSA.
UN CALENDARIO APERTO SUL MESE SBAGLIATO.
(...)
QUANDO FINIVA IL FUMO DI UN CAMINO.
IL MODO IN CUI UNA BOTTIGLIA ROVESCIATA SI APPOGGIAVA SULL'ORLO DELLA TAVOLA.
HO PASSATO LA MIA VITA IMPARANDO A SENTIRE DI MENO.
SENTO DI MENO OGNI GIORNO.
E' LA VECCHIAIA? E' QUALCOSA DI PEGGIO?
NON CI SI PUO' DIFENDERE DALLA TRISTEZZA SENZA DIFENDERSI DALLA FELICITA'"
                                                                                 J.Safran Foer, "Molto forte,incredibilmente vicino", pag.199 ***


"PERCHE', SAI, NON CAPITA POI TANTO SPESSO,CHE IL CUORE MI RIMBALZI COSI' FORTE ADDOSSO
ED HO L'ETA' CHE TUTTO SEMBRA MENO IMPORTANTE..."
                                                                                               Max Gazzè, Il solito sesso


Qualche anno fa avevo deciso di cimentarmi nella lettura di "Molto forte, incredibilmente vicino".
Forse per una certa prossimità di sensazioni condivise, in un certo qual modo, con i protagonisti,
soprattutto con Oskar e Thomas, ho trovato la cosa abbastanza ostica.
Non riuscivo ad andare avanti. Mi arrivava, indesiderato, un nodo alla gola.
Ogni volta. E la mancanza di respiro mi ha indotta a pensare che forse non era il momento.
Aspettavo un'occasione più propizia.
E' arrivata questo Natale, quando il libro mi è ritornato tra le mani sotto forma di regalo
un po' inaspettato.
Ora sono quasi arrivata alla metà, ma ammetto che la situazione non è poi cambiata così tanto
rispetto ad allora.
Al contrario, ora più che nel passato, ho l'età in cui qualche somma si tira per forza di cose 
ed io mi porto dietro tutto il peso di tutte le cose irrealizzate e irrealizzabili della mia vita.
Il peso di tutte le vite che non ho vissuto e forse non vivrò. Appunto.
Vivo la mia di vita, che qualche giorno irripetibile con sè lo porta, 
ma nello stesso tempo è fatta anche di cose incontrollabili, 
che mi capitano e non ci posso fare niente.
Oppure ci sono cose che non capitano e basta, Che non vivo (o non riesco a vivere) e basta. 
E vorrei quanto minimo smettere di guardare all'orizzonte, nell'attesa che accadano.
Perchè la verità è che sullo sfondo ci sono sempre e solo io.

Di tutta questa storia del sentirmi irreversibilmente sola non è la solitudine in sè che mi spaventa.
Stare sola lo so fare. L'ho sempre fatto e probabilmente continuerò a farlo 
per un tempo che non mi è concesso quantificare.

Il vero problema è il fatto che ormai non riesco più sentire qualcosa riconducibile
all'emozionarsi o al semplice stupirsi.
Nessun sobbalzo del cuore, o entusiasmo spontaneo,
o lontana sensazione di scintillanza nella mente.
Mi ricordo di quando sentivo di esserci con tutta me stessa,
rapita dai più piccoli particolari, dalla singolarità di chi avevo di fronte 
o anche della genuina semplicità delle cose che 
venivano condivise con me.
Continuo ad esserci, ma continuo ad essere altrove.
E tutto, a volte, sembra meno importante.


*** mi è sembrato giusto cambiare le citazioni precedenti.
questa era assolutamente più legata al post, ma fino a oggi non ci ero ancora arrivata.

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