lunedì 12 dicembre 2011

LA PICCOLA SPERANZA




Come dicevo nel post precedente,
quelle che stanno per arrivare non sono propriamente
le mie feste preferite.
Quando qualche giorno fa la mia nuova coinquilina mi ha agitato
davanti agli occhi un babbo natale di pezza dicendo sorridente:
"vorrei addobbare casa con qualcosa di natalizio!"
sono riuscita, con enorme sforzo, a mantenere la calma, respirare,
riprendermi dal particolare black-out che questo tipo di domande di solito mi provoca,
e dire solo "abbiamo una gatta a casa...non rispondo di eventuali danni".
Ma non so se sono riuscita a dissuaderla...


Fatto sta che il Natale è arrivato anche quest'anno.
E come ogni anno non ci posso fare niente.


Non potrò evitare di lasciare Torino, le sue luci d'autore, 
le sue strade eleganti che sembrano essere state pensate per essere più belle in questo periodo,
il senso di indipendenza fisica e mentale,
la protezione che questo posto mi regala tutto l'anno.
Non potrò evitare di tornare a Lecce, a casa mia, e sentirmi un ospite.
Non potrò evitare di dissimulare la mia insofferenza alle convenzioni del periodo, 
che in realtà è più disinteresse(ma delle due non so quale sia peggio,
se si proviene da una famiglia come la mia).
Non potrò evitare di dover essere cortese con persone che lo sono poco con me per
gran parte dell'anno,se non proprio da tutta la vita.
Non potrò evitare di sentire profondamente la mancanza di mia madre.
Non potrò evitare di sentire la mancanza di chi ancora non mia ha trovata,
guardata e vista e accettata;abbracciata e accolta in una dimensione diversa dal limbo in cui sono ora.


Nessuno, in realtà, mi obbliga a tutto questo.
Potrei restare e chiudere la faccenda lì.
Ironicamente, l'unico treno disponibile che mi porterà verso tutto questo
parte esattamente la mattina del 25 dicembre e termina la sua corsa alla fine di questa giornata.
Sembra che anche il destino,per una volta, voglia venirmi incontro ed evitarmi
quelle che, solitamente, sembrano essere le 24 ore più lunghe della mia vita.


Ma continuo a pensare che i rapporti con alcune persone che vivono lì,
sono alla base della mia vita e che non c'è niente che possa sostituirli.
Che la cosa che mi permette di stare meglio, nei momenti di solitudine più nera,
è che ci sono (pochi) giorni dell'anno in cui posso stare con queste persone e 
condividere tutto quello che ci può stare in una giornata di ventiquattro ore e più.
Che tutta quella distanza che ci separa, può essere annullata se ridiamo insieme
delle stesse cose.E quando si vive lontani,il rischio è che quelle cose diminuiscano.
E allora bisogna abbracciarsi più stretti che si può 
per non perdere quelle poche che riescono a sopravvivere 
alla distanza,al tempo,a noi stessi.
Che ci sono cose della mia vita, tristi e brutte, che non cambieranno mai.
Ma sono stanca di dover decidere i miei ritorni in una terra che mi ha visto crescere
in base alla riluttanza di doverle affrontare e quella di subirne le conseguenze.


L'unico modo che ho per andare avanti è andare avanti
Anche quando so che potrebbe essere difficile e potrei non riuscirci.
Forse anche quest'anno mi troverò a seguire la massima di Snoopy:
"UNA MONTAGNA DI RICORDI NON EGUAGLIERA' MAI UNA PICCOLA SPERANZA".
Prima o poi, la mia piccola speranza avrà la meglio.

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